Summer 2006 ...

Viaggio quasi last-minute, o meglio last-week, messo in piedi qualche giorno prima, sulla scelta di alcune considerazioni: distanza ottimale di due ore di volo da MXP, costo ottimale, e una realtà ed una cultura che mi mancavano, un’area abbastanza rurale in un continente fin troppo industrializzato, una realtà sicuramente tra le più intatte ed autoctone, alla fine migliore di quanto mi aspettavo.
Quindi? Partiamo, volo di linea che ad agosto costa come il low-cost e senza limitazioni sul bagaglio, che ormai viaggio portandomi ben oltre l’indispensabile, auto a noleggio, ne piccola ne grande, hotel per la prima sera, adiacente al centro che non mi voglio rompere a scarpinare già appena arrivato.
E arriviamo come da programma a Lisbona, che giace solare sulla riva destra del Tejo etc etc., ma, bando ai poetismi, sono le dieci e non abbiamo ancora cenato, e ci lanciamo nel quartiere del Rossio, dietro alla più popolata Baixa, per il primo approccio enogastroculturale, prova di rilevante importanza per approciare nella migliore maniera un paese straniero, e sentirsene in qualche modo già in sintonia. Non paghi di ciò viviamo la ‘notte lusitana’ recandoci nel più opportuno quartiere del Bairro Alto, spumeggiante di locali e localini di ogni tipo, et lungo la via incappiamo nel più conosciuto dei bar ‘A Brasileira’ dove una statua in bronzo dello scrittore Pessoa rimane perennemente a ricordare la sua particolare affezione per questo locale. Non possiamo che tenerli compagnia al tavolino, chiedendo un po’ ingenuamente una bottiglia di Porto e scoprendo poi con l’esperienza che tale bevanda moderatamente alcoolica si sorseggia solo al bicchiere.
Il giorno dopo la mattina si presenta con un cielo coperto e grigio, che mi consiglia di calzare le gommose ‘Superga’ per il lungo peregrinaggio cittadino, scelta di cui mi pentirò allo spuntare del sole atlantico e clima prossimo ai 35°!
Partiamo attraversando la Baixa per giungere in Pra
ça Do Comercio quasi in riva al Tejo, bella ed ampissima piazza da cui saliamo nell’Alfama, il quartiere più ‘originale’, per arrivare fino al castello dove la panoramica sulla città è totale. E spettacolare.
Riscendiamo riattraversando la Baixa risalendo per il Bairro arrivando al famoso Elevador de Santa Justa, caratteristica torre metallica con ascensore utile per giungere alla sommità del Bairro dal basso della Baixa, ma divenuta attrazione turistica per la intrinseca bellezza Art Noveau e ovviamente per la splendida vista sulla città da cui ivi si gode.

Sembra poca roba a raccontarlo, ma alle quattro del pomeriggio giaccio sconfitto su una panchina del parco Eduardo vii, dove beatamente mi addormento per mezz’ora sognando i primi sei edoardi che mi dormivano esausti accanto…
Per un vero campione di beaching come me, una giornata intera a girovagare a 30° con sulle spalle due SLR Nikon e quattro ottiche è una prova da veri uomini. Mi trascino stanco fino al hotel, fortunatamente nella vicina Pra
ça Do Marques De Pombal.
The day after finalmente si ritira l’auto a noleggio, spaziosa e adatta a viaggiare comodi con un quintale di bagagli. Partenza verso il nord, e prima sosta alla foce del Tejo per ammirare il monumento alle scoperte geografiche e la famosissima Torre de Belèm, opere entrambe espressive della storia del Portogallo, la prima di più recente fattura risale agli anni 70 e celebra i personaggi che hanno conferito grandezza alla nazione grazie all’incessante esplorazione geografica. Personaggi come ……… e non poteva mancare il sovrano Enrique IV che diede il via a questa particolare dedizione. E’ significativo notare come i portoghesi di definiscano Descobridores, a volersi differenziare (e distanziare) dai vicini Conquistadores…  La Torre de Belèm risale invece al 17xx e rappresenta un Galeone, costruito ovviamente in pietra sulle sponde del Tejo quasi all’imbocco del mare, posto a guardia della città di cui l’intento era quello di dare l’impressione di una nave da battaglia pronta a salpare contro eventuali invasori.

see Lisbon central          LaTorre di Belem alla foce del Tejo see the Belem tower

Percorriamo qualche km lungo la costa, passando per amene località quali Estoril, famoso per la vita mondana, il casinò, ed i fasti dei GPF1, e giungiamo nel primo pomeriggio nella bellissima Sintra.
Località a pochi km dalla capitale, era stata scelta dai sovrani come residenza per ‘hobby & leisure’ costruendovi splendide e
Sintra... sontuose residenze dove inoltre già si trovava il castello dei Crociati, distrutto dagli arabi nella loro invasione medievale, ed oggi nelle sue bellissime rovine regala immagini di rara suggestione e una panoramica a 359°. Sintra merita una approfondita visita sia per la cittadina, che per castello e villa reale.


Proseguiamo risalendo verso nord, approdando sulla costa a ….. dove le spiagge sembrano interminabili, e ci insediamo all’interno nella città veramente poco amena di Leiria, che sarà però un’ottima base di partenza.

Fàtima merita un capitolo a parte, non certo per le caratteristiche geografiche, ma ovviamente per la notorietà come luogo di culto. Le apparizioni della Vergine nel 1917 hanno consacrato (quale parola più adatta) la cittadina quale uno dei maggiori centri di pellegrinaggio Cristiano, ed oggi intorno al luogo delle apparizioni è stato edificato il santuario, il piazzale per le manifestazioni ed i raduni, e tutto ciò che vi orbita intorno.  Non si tratta del genere di posto da visita turistica, ma occorre dare l’importanza che si merita tra le caratteristiche della regione, e non può mancare una visita approfondita per capirne l’importanza e l’influenza, nonché la fusione con storia e folclore locale. D’altronde è in epoca relativamente recente cheFàtima Fatima è emersa nella sua importanza, proprio grazie alla particolare dedizione del Pontefice GP2, coinvolto egli stesso nell’interpretazione di uno dei segreti di Fatima, mettendolo in relazione all’attentato subito nel 1981, e successivamente consacrando la Russia liberata dalle follie del comunismo, entrmabe vicende collegate alle rivelazioni della Vergine a Suor Lucia nel 1917.
Il museo deve essere visitato, essendo di particolare interesse storico ed artistico, con una collezione di reperti frutto delle donazioni dei fedeli, e di particolare importanza le ‘corone’ donate alla ‘Madonna di Fatima’ tradizione legata alla storia del Portogallo poiché i reali non indossavano mai la corona regale, bensì la reggevano, in quanto per tradizione e devozione i re del Portogallo incoronavano la Madonna. Da cui l’interpretazione più immediata per Fatima: numerose sono le corone donate nel tempo, stupisce quella realizzata dagli orafi di Lisbona, prodotta fondendo 1.3kg d’oro donato, tempestato di perle e brillanti, e con incastonato il proiettile estratto dal corpo del Papa nel 1981.

Atlantic beach...Nazarè si trova lungo la sconfinata e monotona costa, questo borgo di pescatori trasformati in abili gestori del flusso turistico, possiede una bellezza folgorante. La posizione è di quelle da fotomodella urbana, bellamente adagiata su una dorsale che scende verso il mare, e con due splendidi borghi situati in altura, uno a sud, e l’altro a dir poco spettacolare sul versante nord.
Non solo la cittadina è già bella di per sé, ma specialmente dal borgo a nord a strapiombo di un centinaio
di metri, la vista è da record, abbracciando tutta la città, il litorale, parte dell’entroterra e lo spiaggione sottostante. Assolutamente da non perdere, il borgo di ….. culmina in una piazza il cui muretto fa affacciare sullo strapiombo, regalando uno dei panorami più belli del Portogallo.

 

Caldo. L’interno della regione centrale è sicuramente caldo, e caldo fa quando arriviamo a Coimbra, ma ancora peggio fù nel pomeriggio… sistemati i nostri eroi comodamente al terzo piano senza ascensore, ma in centro, partiamo alla scoperta della città. Occorre dire che molte guide danno un’importanza particolare alla città, ma che va interpretata, è infatti una città dove è passata la storia basilare per il Portogallo, sede stessa della cultura, tuttavia non possiede una particolare bellezza intrinseca, e se non si ha voglia o tempo di impegnarsi non è in grado di lasciare un ricordo memorabile. Siamo lontani dall’eleganza regale di Lisbona, e ancor più distanti dalla mirabile bellezza di Porto.
Così dopo la visita d’obbligo alla sede universitaria e l’arrampicata sui vicoli centrali, optiamo per una rinfrescante spiaggia atlantica, luogo d'altronde allettante per le bellezze geografighe. E… 39° segnava il termometro uscendo da Coimbra!

Da Coimbra a Porto… passando per Figuera da Foz, attraverso il lembo di terra che si mischia in continuazione tra terra e mare, attraverso paesini, spiaggette e porticcioli di discreto interesse.

Arriviamo così a Porto, il giorno stesso del mega concerto di una certa rock’n’roll band, detti Rolling Stones, che per l’occasione hanno riempito ogni loculo della città, da sempre in buon feeling con la cultura anglosassone. Poco male perché troveremo comunque una buona sistemazione in periferia, favoriti dal week end dove tutti i parcheggi in centro restano gratis, e lungo una direttiva che in pochi minuti ci spara nel centro storico.
Porto, merita una capitolo a parte, diversa in tutto e per tutto da Lisbona, è sicuramente la città più bella del Portogallo, o meglio Lisbona è bella ma Porto ha il fascino.
                                              
Brilla di fascino grazie alla splendida posizione, alle caratteristiche urbane (non per niente il quartiere ‘riverside’ di Ribeira è patrimonio dell’Unesco), alla singolarità di essere due municipalità, affacciate sul fiume, unite dalla storia, ma con due anime distinte. Porto sulla riva destra del Douro, Vila Nova de Gaia sulla riva sinistra. Due città congiunte dallo sfavillante ponte in ferro Dom Luis I del 1886, dalla cui sommità la veduta è indimenticabile, potendo ammirare da una parte l’elegante decadenza di Porto, e dall’altra l’austera bellezza snob di Vila Nova, con decine di distillerie in bella mostra. Che si stia da una parte o dall’altra, la vista di una o dell’altra ha una specifica sua caratteristica, singolare ed irripetibile, smagliante e scintillante nella luce del tramonto, senza dubbio una delle più belle realtà urbane d’Europa.
L’interno cambia completamente passando dalle vie del centro intorno a Praca Da Republica circondata da eleganti palazzi d’inizio secolo, e scendendo verso il fiume prende forma un’immagine diversa, un pezzo di sudamerica incastrato qui non si sa come, una decadenza architettonica nel vero senso del termine, edifici decrepiti, finestre rotte, tetti incrinati, vicoli stretti e tenebrosi… un’insieme di seduzione unica, una realtà che sembra non centrare un granchè col resto del paese.
Lungo la riva destra del Douro, quindi siamo a Porto, la vita è intensa, numerosissimi locali popolano la sponda, dove si affacciano edifici multicolori, tutti in stile sul tema ‘decadence post war’, ma che almeno sembrano stare in piedi. Certo una situazione del genere lungo i Navigli a Milano genererebbe un vortice di quotazioni immobiliari da infarto, chissà come se la cavano qua? Occorre essere ottimisti per pensare di mangiare bene e meglio in questi posti, l’incessante e redditizio movimento turistico livella tutto intorno ad una dignitosa sufficienza utile a sfamare i viandanti, mentre le nostre mire richiedono situazioni migliori. Scegliamo perciò un locale distaccato, si fa per dire trovandoci nella splendida Praca Da Republica, il Cafè Guarany ha un’atmosfera d’altri tempi, liberty, impressionista nei colori e Art Noveau nello stile, quasi lussuoso e sicuramente lo è nello stile, ma non per eccedere, non per accontentare gusti altolocati, solo per il buongusto delle cose buone, e bisogna ammettere che la professionalità dei camerieri è di rara statura, educazione, discrezione e competenza. La qualità del food e un altro pianeta rispetto alle aree melting pot turistiche di un km più in basso, il pubblico è quasi interamente autoctono, la carta dei vini esaustiva, i musicisti che accompagnano la serata sono poi il tocco finale di un quadretto di amenità della Belle Epoque, avendo trovato la prima sera un bravissimo cantante blues che ha rifatto Michael Jackson meglio del suo chirurgo plastico, e nella seconda un rilassante pianista da Grand’hotel.
Porto offre due magnifici ‘view-point’: il campanile della chiesa Igreja e Torre dos Clérigos e sopprattutto da non perdere per nessun motivo, la passeggiata sul ponte ‘ Dom Louis I’, da cui come citano tute le guide: “la vista sulla città (sulle due municipalità… nda) è mozzafiato!”. E così fecero i nostri eroi, seguendo un itinerario classico che comprende gita in barca lungo il tratto di fiume antistante, e anche, o soprattutto, la visita ad alcune cantine dei produttori del Porto.
Vila Nova de Gaia vive ‘sul’ Porto e non ‘davanti’ a Porto. Qui hanno sede tutte le maggiori Case produttrici del famoso vino aromatico, distese armoniosamente in modo di sfilare alla vista che si ha dal lungo Douro da Porto.
Qui nelle fresche e buie cantine giacciono sonnecchiando milioni di milioni di litri del buon vino particolarmente apprezzato dal gusto anglosassone, a cui non ho potuto che dare la mia totale approvazione. Poco diffuso in terra italiota, questo distillato si meriterebbe invece ben più considerazione, paragonandolo ad esempio all’alta diffusione di champagne che spesso si differenziano dagli spumanti padani solo per abili azioni di marketting. Certo occorre dire che un simile vino viene frenato dalla pressoché totale mancanza di cultura del consumatore italiota riguardo ai vini dolci, quando notoriamente i vini spumantati vengono bevuti con le portate di dessert , rendendo una porcheria di intruglio per lo scontro di sapori dolce/acido. Vai a fargliela capire a chi se la tira dicendo (a ragione cmq…) di essere la patria del buon vino!
E la passione e cultura da cui nasce il Porto merita un posto sul podio dei migliori distillati: solo uve dalla Alta Valle del Douro, spesso millesimate e vintage, fermentazione interrotta prima che gli zuccheri si trasformino in alcool, tenore alcoolico ottenuto con la sapiente aggiunta di aqueviti e cognac, invecchiamento in botti di quercia, per cui prodotto per definizione ‘barrique’.
E arriviamo al dunque, dopo una breve introduzione tecnica e la visita alle cantine, arriva il momento della degustazione. Non pensate di bere intere bottiglie, tuttavia sui tavoli si trovano già molti bicchieri con un dito di vino (ripeto, si tratta di assaggio…) e con un po’ di pratica imparerete ad arraffarne cinque o sei oltre ai vostri, soddisfando così anche la sete oltre al palato.
Il ‘dì adrè’ usciamo dalla città per risalire un poco il fiume, lungo la cosiddetta Valle del Douro, che, alle immediate spalle di Porto non offre un granché di scenografie, occorrendo arrivare almeno fino a che già come centro enologico è notevole e da qui inizia una zona più spettacolare, dovendo comunque arrivare fino alla “Alta Valle del Douro” a ridosso del confine iberico per vedere quegli splendidi scenari bucolici, dove esistono realmente le vigne da cui proviene il vino prodotto base utilizzato esclusivamente per la produzione del porto.
Recandosi poi verso la costa nord non si hanno paesaggi di rilievo, essendo la costa selvaggiamente monotona, con delle grandi cittadone palazzinare, tristi e battute dai freddi venti atlantici. La tipologia turistica poi, è quella da appartamento, per cui lo sviluppo delle attività di ristorazione e divertimento è scarsa, rendendo queste città solo caoticamente trafficate piuttosto che movimentate da una ‘Movida’ mediterranea. Solo avvicinandosi o oltrepassando il confine con la Spagna il paesaggio assume un tono di rilievo.

Nel trasferimento per ri-avvicinarci a Lisbona attraversiamo una vasta area centrale, e addirittura per un errore di valutazione geo-morfologica, pensando di evitare un inutile tratto di autostrada, attraversiamo il  massiccio centrale della Serra Da Estrela… Il ragionamento era semplice: perché mai fare un lungo circolo autostradale di un centinaio di kilometri quando possiamo tagliare dritto? Semplice pure la ragione: l’autostrada girava intorno ad un gruppo montuoso di quasi 2000mt. Ecco perché ci abbiamo messo 4 ore per attraversarle… con una nebbia che non consentiva nemmeno di godere del paesaggio.

Arriviamo poi con comodo otto ore dopo la partenza da Porto, nel Alentejo centrale, a ridosso del confine con l’Extremadura spagnola, dove ci stabiliamo a Castelo De Vide, un borgo a dir poco spettacolare. Il paesino nel suo nucleo originale è arroccato sulla collina, tutt’intorno al vecchio castello, una posizione tra le più classiche, ma che non finisce mai di destare meraviglia, infatti la visione d’insieme ne fa un gioiello di architettura congelata nel tempo, dandoci in dono un museo a cielo aperto di urbanistica assolutamente peculiare: strette vie, strettissimi vicoli ciottolati, piccole suggestive piazzette, colore bianco abbagliante che contrasta il cielo blu. Magnifico. Un problema per chi nel 2006 usa ancora l’elemento chimico per fotografare, non si finisce di trovare angoli ed inquadrature suggestive, la pellicola si esaurisce in fretta.
La regione è tipicamente agricola, e ne giova tutto, il paesaggio, il poco traffico, i ritmi lenti, o meglio giusti, le strade suggestivamente contornate da filari di alberi, ma anche ne giova e non poco la cucina. Qui il turismo c’è, eccome, d’altronde siamo a ridosso con l’iberica Extremadura, ma è un turismo meno frenetico, meno pullman, meno tour operator, più interessato, e l’accoglienza locale è del tutto ‘locale’, costituendo una ormai quasi rara occasione di assaporare i più che mai veri prodotti locali, dove le grandi catene di distribuzione sono assenti e il rapporto terra-alimento è in linea diretta, in primo luogo le carni e gli ottimi vini. E la sfortuna di incontrare in modo del tutto casuale il ristorante Sever di cui voglio grassettarne il nome è stata una sfortuna per lo stomaco e la linea, ma uno di quei momenti gastronomici che lascerà un indelebile ricordo. Già entrando l’ambiente mette fiducia, e la corporatura dei gestori indica che la loro dedizione al cibo è una scelta di vita. Il locale è sapientemente gestito, i riconoscimenti appesi alle pareti testimoniano la managerialità della gestione, ma come poc’anzi dicevo, l’elemento cibo qui viaggia dalla terra al tavolo con rapidità, facendone l’elemento di valorizzazione locale e delizia dell’avventore.
Per un banale misunderstanding con il voluminoso cameriere, o direi chef di sala, ordiniamo quattro porzioni di entrecote alla griglia, invece che due, all’atto pratico più di un kilo e mezzo di carne bovina, una versione lusitana della fiorentina senz’osso, cottura perfetta, rossa dentro, saporitissima, abbondantissima, goduriosissima. Peccati della carne! A completamento dello spuntino un giro di dolci, un piccolo campionario di tutti i dolci della casa, un piccolo peccato che diviso per tre non conta nemmeno come tale, un piatto di sette/otto pezzettini, messi su come i colori di Monet sulla sua tavolozza, un piacere per la vista, una goduria per il palato. Non si vive di sola carne.
E’ questa una magnifica zona di campagna, di quella che ci può solo immaginare, tanto vera che ne è diventata Parco Nazionale (Parque Natural De Sao Mamede). Una caratteristica di quest’area bucolica sono le querce spogliate della corteccia di sughero, le quali prendono un colore rosso vivace che ristaglia in contrasto acceso con la campagna gialla.

Vagando verso l’iberica Extremadura, non per caso si arriva al borgo di Marvão, non per caso perché la strada finisce lì e basta, non per caso perché noi non siamo ‘turisti per caso’ come non lo sono quei due famosi frivoli personaggi che ‘non a caso’ girano il mondo a nostre spese (nda…), dicevo che  Marvão è punto da non perdere, che come Castelo De Vide porge al visitatore una luminosa bellezza e soprattutto quell’immagine di borgo lusitano che abbiamo immaginato da sempre e che troviamo riconoscendola subito, se non fosse che non riuscivamo ad immaginarla così bella, luminosa e solenne. A differenza di Castelo d/V, questo borgo è regalmente posto sulla sommità di un’altura, dominante sul confine ispanico, e dove la vista spazia immensamente sulla pianura dell’Extremadura. La cittadina domina sulla montagna, che domina sulla pianura, e sopra a tutto domina l’antico castello, nel quale la passeggiata sulle mura di cinta dà l’idea della bellezza dominante del posto.

Rientriamo verso Lisbona, attraverso l’Alentejo, citta come Portalegre danno bene l’idea del passato coloniale del Portogallo, avendo creato in questo passato i propri cloni soprattutto in Brasile, dove l’omonima città ha acquisito una notorietà addirittura maggiore dell’ordiginale… Poi Evora, bella realtà della pianura centrale, merita una visita per lo splendido incrocio di passato remoto d’epoca romana e passaggio di varie epoche storiche, romaniche. Gotiche, e architettura regale lusitana, dove il bellissimo acquedotto romano, i resti del tempio, e l’imponente attualità gotica della cattedrale costituiscono un piccolo tour di 2000 anni.

Arriviamo a Lisbona dall'incredibile Ponte D’Europa, incredibile davvero, opera moderna che attraversa il Tejo, traghettando il Portoghesi non solo al di là del fiume, ma direttamente nella moderna epoca europea.

 

© 2007 fabrizio ronzi - effeerre . com - l'utilizzo di testo ed immagini è soggetto ad autorizzazione dell'autore

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