Polinesia Francese - agosto 2004
 
 

L'azzurro del cielo sopra le nuvole. Le nuvole, candido cappello che ricopre ogni isola calamitate dalle correnti termiche. Il blu del mare che diventa azzurro, azzurrino, verde, trasparente, poi il giallo della sabbia, e il verde della vegetazione.
E' il caleidoscopio di colori che ti accoglie arrivando a Raiatea con un veloce volo Air Tahiti da Papeete, dalla grigia Papeete di cui parleremo più avanti...

LA POLINESIA FRANCESE: NOTE GEOGRAFICHE

Vasta area insulare appena sotto l’equatore, in posizione racchiusa tra il 5° e 25° parallelo sud ed il 135° e 155° meridiano ovest. E’ composta da cinque arcipelaghi: Isole della Società (meta del nostro viaggio e divisa tra Isole del Vento ed Isole Sottovento), Gambier, Australi, Tuamotu (dove si travano Mururoa e Fangataufa, tristemente note) e Marchesi.
Rimangono un possedimento francese con ampi margini di autonomia e con capitale Papeete, sull’isola di Tahiti. Il nostro viaggio inizia da Raiatea, estendendosi per Huahine, Tahaa, Bora-Bora, e la splendida sorpresa della semi-sconosciuta Maupiti, quindi siamo nell'arcipelago Sottovento. Due giorni sono stati spesi inutilemente a Tahiti, che al di là del nome non offre un gran che, se non la possibilità di visitare agevolmente Moorea e Tetiaroa, l'isola di Marlon Brando, atollo simbolo del sogno polinesiano, delle immagini da cartolina, che si eleva per soli tre metri sul livello del mare!



7 agosto: Partenza... Milano - Londra - Los Angeles - Papeete. E sono quasi 12000 miglia, cioè passare di quà o di là, est o ovest, poco cambia.
I soliti contrattempi non mancano mai: mega coda a Malpensa, mega attesa al check-in di Air New Zeland, mega ritardo per perdita carburante dall’ala destra. Sostiamo sulla pista di Heathrow per cinque lunghissime ore, in quello che probabilmente è il giorno più caldo di una anomala calda estate londinese. Alla fine partiamo con strascico di carburante dall’ala... in fondo ho già avuto esperienza di guasti al decollo, statisticamente è difficile che possa accadere ancora qualcosa.
Nella notte, o, era giorno? Non lo so ho perso il conto dei fusi, comunque a LA per interderci, cambiamo volo, per salire sul LA – Auckland, con scalo a Papeete. Non dormo, non ci riesco, e mi rifiuto di drogarmi, io sono sano, giammai prenderò droghe e psicofarmaci, et simili.

8 agosto: Arrivo a Papeete, leggermente in ritardo ma ancora in tempo per la coincidenza. Eccavoli ci sono proprio i suonatori di Ukulele ad attenderci all’aeroporto di Fa’aa.
Proseguiamo quasi immediatamente per Raiatea, con un piccolo ATR42 di Air Tahiti, circa 40 minuti, per percorrere i 200 km che separano la capitale dalla piccola isola dell’arcipelago Sottovento, e avvicinandoci, la presentazione è proprio come nelle immagini da cartolina: blu, azzurro, celeste, verde, con una nota di bianco spumeggiante laddove le acque del pacifico baciano il reef.
All’aeroporto non manca l’accoglienza con la collana di fiori, profumatissima, che sarà anche un deja-vù, ma è anche un risveglio, un segno che: ‘ci siamo!’.
L’ultimo sforzo per raggiungere il molo d’imbarco lo facciamo a bordo dei ‘truck’ i caratteristici autobus polinesiani, o meglio camion adattati al trasporto pubblico, con cassone ricoperto da una struttura in legno.
Finalmente al molo, ma dobbiamo ancora adattarci ai tempi elastici, molto sommari, del luogo, tanto ci vorrà fino al tardo pomeriggio per prendere possesso di Zagros, il bellissimo sloop da 50”, che solo degli intrepidi possono usare nei bassi fondali entro il reef.
L’attesa viene ingannata da un’abbuffata di frutta tropicale e dall’arrivo di una troupe di ballo polinesiano, giunta apposta per noi, abbigliati dei caratteristici parei multicolore e fiori, cioè ben poca roba (...) veniamo coinvolti nei ritmi ritmati, percussioni veloci, ukulele suadenti. I personaggi dalla caratteristica stazza soprappeso, ballano felici, alternandosi nell’esibizione, ma il mio obiettivo è attratto da una vahinè dalla pelle ambrata, viso solare, brillanti capelli neri dove un fiore di Tiarè dona un tocco celeste alla bellezza terrena. E che movimento, spalle immobili e fondoschiena come un frullatore. Capisco, capisco tutto di Gauguin... Paul era un genio, e aveva capito tutto della vita, in anticipo di un secolo e mezzo, e mi viene da pensare, mi viene da pensare che a queste latitudini i primi missionari hanno fatto più danni degli esperimenti nucleari!
Per essere solo l’inizio, era una bella fine. A sera decidiamo di sfidare il fuso, e andiamo nel vicino caratteristico (... e basta!) ristorantino, dove con 35 eurini mangiamo davvero poco e male. Per essere l’inizio la gastronomia locale parte male, ma poi come vedremo si riprenderà alla grande.
Minchia che sonno.

Il reef intorno a Raiatea

9 agosto: sveglia alle 6, anzi sveglia alle tre alle quattro, insomma sfusi dal fuso alle sei ci si alza comunque. Durante la notte insonne, il nostro skipper dj inganna l’insonnia mettendo sù qualcosa alla radio, ricordandoci che dall’altra parte del mondo siamo in pieno giorno, e, insomma lo skipper comanda e non si può contrastarlo, la barca è una democrazia imperfetta.
Ci spostiamo al più vicino, pittoresco motu di Raiatea, per il primo giorno di vero viaggio in Polinesia, prima navigazione entro il reef, carta nautica alla mano, prendiamo confidenza con i segnali visivi, fondamentali per muoversi in sicurezza attraverso i fondali incerti ed insidiosi.
E’ straordinario come il nostro Skipper (e lo scriverò maiuscolo), fin dalle prime miglia appare in confidenza con la navigazione, come fissa la rotta, riconosce i segnali, e lancia uno sguardo verso il mare aperto, oltre il reef, dove sovrasta il Pacifico, pregustandosi la sfida di domani in mare aperto. Per essere uno che fa da Savona a Genova non sembra male...
Ancoriamo su uno specchio d’acqua trasparente, tra il reef e la costa di Raiatea, poco distanti da uno dei tanti motu, la nostra flotta è dispersa sullo specchio d’acqua.
Finalmente il primo bagno, pinne e maschera e mi butto in acqua, siamo a una decina di metri di profondità, e la trasparenza è molto buona, la nuotata per arrivare sul motu è di un trecento metri, non male per essere fuori allenamento, mentre scorgo i primi, numerosi banchi di pesci colorati che popolano scogli e coralli. Man mano che mi avvicino alla spiaggia del motu l’acqua si alza di temperatura, e negli ultimi 50 metri cammino in 20 cm d’acqua. Qui la spiaggia è di sabbia bianca, battigia abbagliante, palme che si fiondano nel cielo blu. Tutto molto bello. Così come un paio d’etti di penne ai funghi ci stanno a perfezione dopo la lunga nuotata per il rientro!
Passiamo la notte in questo scorcio di mondo paradisiaco, con un bel tramonto che arrossisce il cielo su di Raiatea.  

10 agosto: Prima traversata in pieno Pacifico, verso Huahine, e siamo in pieno Pacifico, su un’acqua nera che più nera non si può. Il tempo è molto bello e possiamo spegnere il motore per provare l’ebbrezza di un tuffo in mare aperto. Huahine è già in vista e come tutte le Isole Sottovento si erge dal mare con un bel cappello di nubi ed in circa quattro ore arriviamo dentro il reef, dove ormeggiamo davanti a Fare l'unica piccola cittadina.
Nel pomeriggio non perdiamo tempo e facciamo il classico tour in auto per l'entroterra, molto interessante, almeno per chi vede questa realtà solo dal mare e rischia di perdere la vista dell’interno. La vegetazione è rigogliosissima, ci sono molte coltivazioni e un paesaggio che ispira armonia e tranquillezzitudine.
Ciò che mi ha più colpito sono state delle sproporzionate anguille presenti in gran numero in un torrente interno: queste essendo venerate come sacre non vengono pescate, e scendendo nel torrente si può attirarle con delle cibarie, in modo che queste enormi bisce strisciano viscide sui piedi, ed emergono come dei cagnolini per mangiare dalle mani. Saranno lunghe un metro e mezzo e dal diametro di una quindicina di cm, perciò almeno venti volte le anguille che noi conosciamo. Assolutamente straordinario!

Nel blu dipinto di blu...

11 agosto: Ops primo inconveniente, abbiamo perso il giunto di connessione tra il tubo del carburante ed il motore del tender, perciò non possiamo usarlo. Giro tutti i negozi di Fare, tutto ciò che venda roba meccano-elettrica, ma niente da fare, tutti i ricambi sono per Johnson, per il nostro Yamaha non c’è niente da fare, dobbiamo tornare a Raiatea alla base Sunsail per prendere un tubo nuovo.
Bisogna già fare il pieno d'acqua, e siamo costretti ad attraccare al molo cittadino ed attendere un bel po’, nel frattempo con un catamarano della flotta ci spostiamo più a sud per uno snorkeling rilassante. Huahine pur non essendo una perla regala già dei panorami proprio come ci si immagina prima di partire, un mare con cento sfumature, il cielo blu da sfondo con Raiatea all’orizzonte, e tramonti da favola.
Durante il giorno al porto di Fare abbiano acquistato un paio di tonnetti, che finiscono in una grigliata imperiale, ancorati entro una baia smeraldina ed illuminati da un tramonto d’oro.

12 agosto: Torniamo a Raiatea, per andare poi a Tahaa, ed ormeggiare davanti al motu Tau Tau, proprio in fronte all’opulento Relais & Chateau.
Giornata epica che inizia con un qui-pro-quo al timone che causa un giro a 360 gradi dell’imbarcazione ancora sul canale della pass, poi ripreso il (serio) controllo della situazione, siamo in pieno oceano per colmare quelle 25-30 miglia, con un tempo piuttosto imbronciato, e qualche raffica di pioggia.
Al piccolo porto turistico di Raiatea avremmo dovuto incontrare qualcuno della società di noleggio con il ricambio per il tender, perciò entriamo alla ricerca di un approdo momentaneo, ma purtroppo una improvvisa ed inaspettata raffica a 25 nodi spinge lo sloop sul fondo della banchina dove si adagia sulla parete artificiale obliqua, fortunatamente senza toccare il timone, e con grande spettacolo per diportisti presenti.
Alla fine un buon polinesiano ci spinge la prua col suo tender e permette al motore della nostra barca di potere dirigere la prua verso l’uscita. Pensavamo già al peggio... recuperato il tubo per la benzina del tender, ci dirigiamo verso il motu Tau-tau, dove arriviamo al tramonto, e che tramonto, uno dei più belli in assoluto, con Bora Bora sullo sfondo! Ma non per questo il Capitano si distrasse, cosa che può capitare in aree dai fondali inquieti, e finiamo con la deriva su un banco di sabbia, da dove il motore non ci tira proprio fuori se non inclinando la barca fino a provocare l’uscita della sommità della deriva dalla sabbia. Grande spettacolo per tutta la flotta, da qui in avanti il nome della barca e del Capitano saranno ben conosciuti da tutti.

Tahaa poco dopo l'alba...

13 agosto: Tahaa. all'ancora al motu Tau Tau, davanti al Relais&Chateau, hotel da milleeunanotte, anzi da mille dollari a notte! Snorkelliamo nel canale dove si forma il ‘Giardino di Corallo’, finalmente per il primo bellissimo e coloratissimo snorkeling. Splendida esperienza, molti pesci di tutti i tipi, e qualche escoriazione alle gambe che strisciano sui bassi coralli. Visito il resort, bellissimo, da favola, bisogna riconoscere che questo modo di costruire le strutture alberghiere assorbe del tutto l’impatto ambientale.
Anche oggi capita qualche imprevisto: si rompe la manetta del fuoribordo, così dobbiamo spingerlo a nuoto e remi per qualche centinaio di metri, e non è stato uno scherzo. Ormai le altre imbarcazioni della flotta iniziano a farsi una certa opinione di noi, “quelli del Beneteau 50”.
Nel primo pomeriggio partenza per Bora Bora, il mito. Uscendo dalla pass di Tahaa per pochi rapidissimi secondi alcuni delfini si allineano alla prua, ma spariscono subito. Il Pacifico si fa sentire, l’onda è piuttosto alta e lunga, abbastanza per rendersi conto di essere in mare aperto. Giungiamo a Bora Bora a fine giornata ed ormeggiamo davanti al motu Toopua. che raggiungiamo in tender per fare due passi al tramonto, bellissimo tramonto.

Eh... sì...

14 agosto: Bora Bora, ci spostiamo ed ormeggiamo al molo del Bloody Mary's, diciamo il locale più rinomato della più esclusiva isola del Pacifico del Sud... ciumbia che sballo! E non solo, ben raccomandati ci permettiamo un ormeggio all’inglese, occupandone tutto lo spazio e sfruttando aggratis l’aqua potabile.
Di sera cena galattica in questo localino ameno che reca all’ingresso le firme dei nomi più prestigiosi che lo hanno frequentato... pensavo di incidere il mio nome col coltellino ma me lo proibiscono, non capisco... beh all’interno è molto bello, nello stile tipico turistico ma mai pacchiano, sabbia al posto del pavimento, tavoli e sedie legnosi, paglia come tetto, camerieri in pareo, bancone del bar dove provare assolutamente il migliore pi
ña colada del mondo. Per la cena si sceglie un pescione esposto che viene cucinato come-lo-vuoi-tu, e per essere il più rinomato etc etc sulla più esclusiva etc etc, 60 eurini per una cena completa con vino francese e dolce mi sembrano giusti, dove a Milano nei soliti posti consigliati dagli amici, tipo: “che fanno un pesce... e che si spende niente...” poi come minimo spendi il doppio del concambio lira di due anni orsono.

15 agosto: Ferragosto a Bora Bora, mica a Rimini! Gita in piroga, partiamo dal molo del Bloody Mary’s su una lunga piroga pilotata dal pasciuto polinesiano factotum, guida, sub, cuoco, musicista... per un fantastico scorrazzamento entro il reef, alla ricerca di squali, razze, mante e meraviglie locali. Appena girato l’angolo iniziano quei paesaggi da favola che solo la Polinesia sa offrire: sullo sfondo l’isola incastonata da una mare verde trasparente e cielo blu e bianco, con uno splendore del sole e limpidezza della luce che fanno rinnegare qualsiasi conto in banca.
Ancoriamo su un basso fondale e già si vedono migliaia di pesci, ci tuffiamo nuotando tra razze come se piovesse e pesci di tutti i tipi, poi, il nostro factotum in versione guida-sub pastura un poco l’aqua ed ecco i primi squali limone e pinna-nera a pochi metri. Sebbene siano animali innocui per l’uomo, sono comunque predatori ben dentati e grossi anche un paio di metri, che vederli scorazzare nel loro ambiente mi esalta.
In questa zona i colori sopra e sotto l’aqua sono indimenticabili, specie spostandoci sulla spiaggia del motu Piti Aau il paesaggio assume l’aspetto che fino a quel momento esisteva solo nei sogni, ora realtà innanzi ai nostri occhi attoniti e meravigliati.
Così come attonito e meravigliato rimaneva il nostro buon gusto davanti al banchetto che questi laboriosi indigeni stavano preparando: abbuffata di pesce grigliato e di quella fantastica insalata simil sushi fatta di verdure, strisce di tonno rosso e mai-mai condita con lime e succo di cocco, mangiata in enormi quantità a mani nude, mentre per una mezzora pioveva, giusto al momento giusto, per poi lasciare il posto ad un sole più lucente che mai.
Incredibile ma vero, appesantiti da un paio di kg di pescini e pescioni, riusciamo ancora a snorkelizzare alla vana ricerca delle mante, in un punto con coralli, pesci e trasparenza dell’aqua da primato, sempre con lo sfondo del ex vulcano che ne fa una caratteristica unica della sagoma di quest’isola.

16 agosto: Navigazione verso la bellissima Maupiti. Ben visibile da Bora Bora, Maupiti si trova a ca. 60 km. La navigazione è stata agevole, appena un poco d’onda lunga, ma il problema era di costatare le esatte condizioni meteo per il ritorno e le condizioni delle correnti nell’unica stretta e difficile pass che ne consente l’ingresso e l’uscita. Avvicinandoci all’isola ammiriamo le splendide alte onde che si formano sul suo reef, e tutta la flotta si accoda per l’ingresso da brivido nella strettissima Onoiau pass. Un traghetto di linea è incagliato tra il reef e la pass, probabilmente il giorno prima o la mattinata stessa la corrente era forte e pericolosa, ed in effetti il nostro sloop oscilla parecchio nel punto in cui le aque dell’oceano incontrano la corrente uscente, ma fortunatamente la potenza insolita del motore ed il timone nelle sicure mani del nostro Capitano ci fanno entrare nel reef.
Maupiti è un vero gioiello e lo scenario all’arrivo nella grande ansa di fronte al motu Pitihahei è un’altra conferma: “State attenti ai sogni, a volte si realizzano!”.
Non appena lasciata la corrente che si canalizza nella pass, si entra in una grande ansa tutta azzurra, sopra e sotto, con lo sfondo della spiaggia del motu con le sue palme, l’oceano che s’infrange sul reef il cui suono è sempre udibile, e alle spalle la formazione montuosa al centro di Maupiti, e sotto una manta ben visibile sul fondale di 15 mt.!!!
Arriva ben poco turismo qui, dove non ci sono le strutture di alto lusso che caratterizzano le altre isole, il piccolo villaggio vive di pesca e raccolta di perle nere, e l’arrivo di una flotta di 11 yacht sconvolge un po’ la tranquillità locale, con grande gioia di Richard, un personaggio che merita menzione. Potrebbe essere il sindaco, ma poco importa la sua eventuale carica, è la sua posizione sociale che è curiosa, ed il modo in cui è diventato un riferimento, l’unico, per i turisti, anzi, i viaggiatori che arrivano fin quassù.
Citato nella seconda edizione della Lonely Planet, ma stranamente sparito dalla terza, questo personaggio potrebbe aspettarvi godendosi lo spettacolo all’ingresso della pass (secondo la legge del mare recuperare un relitto è un bell’affare!), o una volta che avrete ormeggiato, sarà lui ad avvicinarsi col suo barchino, portando il suo faccione installato su una mole che è già sovrappeso per la media polinesiana, offrendovi con riguardo i suoi servigi, tipo fornirvi di baguette, pesce fresco, quant’altro abbiate bisogno. Orbene il simpatico equipaggio emiliano del catamarano ‘freak’ ne approfitta chiedendo se fosse possibile avere delle erbe naturali (penso per infusi e tisane o incensi aromatici), erano strani quei tipi. Già mi sentivo le sirene della Gendarmerie locale, ed invece dopo un paio d’ore Richard torna con una quantità pazzesca di “verdure” sufficiente ad inflazionare il mercato di Porta Romana! Andrebbe fatta una nota di merito alla Pro Loco di Papeete per l’attività di questo personaggio a favore del turismo. O è forse meglio stare zitti se vogliamo ritrovarcelo al suo posto.
E poi tuffi nelle aque blu, passeggiata sulla spiaggia d’oro, raccolta dei cocchi, aperitivo con disco party al tramonto, e tutte queste attività che riempiono il tempo del viaggiatore epicureo.

Maupiti, il paradiso è qui!


17 agosto: Maupiti
. Cerchiamo di avvicinarci al motu Auira, famoso poichè le aque che lo separano dall’isola centrale sono profonde poco più di un metro, consentendo anche di raggiungerlo a piedi.
Dapprima dribbliamo con lo sloop da 50” tra i coralli affioranti, attività insana che ci suggerisce di piantare l’ancora e scegliere il tattico tender per gli spostamenti.
Buttiamo il canotto sulla spiaggia del motu e facciamo le solite cose, passeggio, cazzeggio, bagni, fotografie, snorkeling, e ci nutriamo con i cocchi. Su questo motu mi sento veramente dall’altra parte del mondo, uno di quei posti dove potresti sparire, e rinascere circondato da una bellezza indigena disarmante e luminosa, veramente lontano da tutto. Naturalmente la copertura GSM è sempre presente...
Attraversiamo col tender il basso tratto di aqua di ca. 300mt per approdare sull’isola principale, su una spiaggietta con gli amici emiliani comprendiamo meglio l’uso delle verdure di buona qualità che hanno acquistato ad un prezzo molto favorevole dicono loro. Intorno ci sono alcune case, basse, prefabbricate, con dei giardini incredibilmente ben curati e naturalmente pieni di fiori.
In serata ci spostiamo all'ormeggio davanti a Farauru. Saranno state le sette, con un buio pesto raggiungiamo con il tender, illuminati dalle torce portatili, il pontile del villaggio, dove è prevista la cena a casa di Richard, che nel suo giardino crea un’atmosfera festosa, una specie di sagra di paese della pianura padana con tendenze polinesiane, ed ogni equipaggio prende possesso ordinatamente del suo tavolo, ricoperto da una tovaglia plastica con motivi quadrettati rosso e bianco. E che figata il gruppetto folk, che con ukulele e pochi strumenti strimpella pezzi yankee in chiave polinesiana!!! E l’abbondanza e qualità delle cibarie è un gaudio momento epico da tramandare ai posteri: la solita insalata-sushi, poi un enorme piatto di pesce grigliato con buttata sù mezza aragosta. No comment. Svuotiamo la cantina di Richard, logisticamente impreparato ad un consumo elevato di vino, e sopperiamo con birra ed uno strano superalcoolico dolciastro locale. E come dicono 5000 km più a nord: “Let’s roll another one...”,  mandando effluvi aromatici sull’orchestrina che accelera il ritmo... che serata, non poteva a questo punto che partire uno ‘standing ovation’ per il nostro capitano, giusto per rispondere agli sguardi attoniti che giungono dagli altri equipaggi, e farci conoscere da quei pochi che ancora non sanno chi sono "quelli del Beneteau 50”!


18 agosto
: Dirigiamo la prua, e con malincuore, verso Bora Bora, dove ormeggeremo davanti al motu Piti Aau. L’uscita dalla pass di Maupiti è normale, nessuna corrente anomala, e la navigazione solo un poco mossa, vento poco, per cui si va a motore. D’altronde queste velieri a noleggio sono armati per crocierismo, per cui deriva bassa e conseguente albero corto, full optionals e peso eccessivo.
Vediamo distintamente
due balenottere a poche centianaia di metri, che giocheranno (anche pericolosamente!) con uno dei nostri catamarani.
E non per tutti!
19 agosto: Bora Bora
sempre ancorati davanti alla spiaggia da sogno del motu Piti Aau, giorni da lazeggio (Dall’inglese lazy...), che fare in un luogo del genere, cullati da un mare trasparente, legati al mondo dalla catena dell’ancora, intorno il profilo dell’isola-più-esclusiva-dei-mari-del-sud, e la spiaggietta paradisiaca del motu. Esempi di cosa da fare: nuotata atletica fino alla spiaggia, 800 mt., arrivo spompati, riposo sulla battigia, ricerca ed apertura del cocco. Oppure, partire con tender per curiosare sugli altri velieri della flotta, oppure, ovvio che a mezzogiorno la spaghettata non può mancare, seguita da cuba-libre-party fino alle quattro, e dancing con musica 70’s. Verso sera si rifà il tutto, cena, cuba-libre, giretto in tender, festa sul catamarano. Insomma ci si arrangia. Tirerei avanti vent’anni così...

20 agosto: Bora Bora sempre ancorati davanti alla spiaggia da sogno del motu Piti Aau. Al mattino snorkelliamo nell'incredibile aquarium tra Fareone Point e Tupitipiti Point, un’esperienza unica. In questo punto una corrente a 6-7 nodi lascia l’aqua di una limpidezza limpidissima, ed i pesci sembrano attenderci, arrivano a stormi, anzi no, a banchi... basta agitare un pezzo d’alga che i più arditi te lo strappano dalle mani (!), mentre i colorati parrot-fish mi seguono in continuazione, forse attratti dalle mie pinne del loro stesso colore. Vagare col tender in questo punto dell’isola è bello da ammazzarsi dalla bellezza. Si scorazza su aque azzurre, scorgendo i pesci più grossi sul fondale, si passa all’improvviso da fondali azzurri a quelli blu, si passa davanti a spiagge da cataloghi ‘luxury-tavels’, ma guada a caso, qui di hotel non ce ne sono.
Al pomeriggio ci spostiamo per ancorare davanti a Punta Matira e sbarchiamo al molo del Beachcomber Resort per raggiungere l'eliporto. Eh sì, per il volo sull'isola, grazie all’inventiva del nostro Capitano, che ormai è divenuto famoso e ricercato da tutta la flotta, anche via radio per avere consigli sulla navigazione, come fosse un vecchio sea-wolf del Pacifico, ed invece è un giovane rampante del cuneese! E così che ci organizza il volo in elicottero, 130 euri spesi bene, che con un colpo di culo riusciamo a volare mezz’ora prima dell’arrivo di nuvolaglie varie. Beh da quassù, altro che catalogo luxury-travels, la vista, i colori, tutto l’insieme è un colpo al cuore, una visione del mondo che conta, di quello da vedere e possederne le immagini per sempre, ricchi di una ricchezza impalpabile ma indispensabile. Atterriamo dopo soli 15 minuti, ma soddisfatti di questa esperienza.
Saliamo in barca, ma ritorniamo subito per non perderci l’aperitivo al Beachcomber Bora-Bora Resort, che già dal nome sottintende che i morti di fame stanno da n’altra parte. Beh uno degli inimitabili pi
ña colada di ste’ parti costa solo 10E, e si fa una gran bella figura, mentre l’aperitivo-champagne dei nostri amici sboroni è venuto via ad un bel 380 usd, eh eh!   A sera, che serata, finita alle tre di notte (e ripresa tre ore dopo...). Dunque ultima festa disco-acid-rock-coca e rum... dev’essere alla grande, quindi, si va subito sul catamarano, ormeggiato a un bel 500 mt. (Ma perché mminchia così lontano?), che la carne sta già grigliando. Serata disco, enorme consumo di rum locale e qualsiasi sostanza alcoolica, fantastico il pozzetto del catamarano trasformato in una pista, col flash usato come luce strobo... e poi torna a prendere il resto dell’equipaggio sulla nostra barca, e turna indrè, poi torna riportarli, e turna indrè, quando da solo in mezzo a quel tratto di mare, con la prua del tender alta un metro sull’aqua, mi vedo puntare addosso il faro di un motoscafo di servizio del Beachcomber, e io rispondo con la mia Maglite.
Mi risveglio sdraiato nel pozzetto del catamarano, tornato al suo uso normale, saranno le due, anzi sono. Torniamo a casa, cioè sul nostro Beneteau, e mentre sciolgo la cima del tender mi danno ‘al ladro!’. Fattostà che nottetempo nella bolgia generale nessuno dei festeggianti si accorse che uno dei tender aveva accidentalmente sciolto gli ormeggi ed era andato perso nella corrente. Immediata reazione e missione SAR (search-and-rescue), partenza col nostro tender alle ore 2.25, quando a casa c'è piena luce, qua nel cuore della notte sfidiamo i flutti ed i coralli affioranti a Punta Matira, ma verso le 2.55 recuperiamo il natante disperso, avvistato sulla spiaggetta a fianco del Beachcombert... alle 3.15 scendiamo in cabine per il meritato riposo.

21 agosto: sveglia alle 6, cavoli non mi pare nemmeno di essere andato a dormire! Torniamo verso Tahaa, al motu Tau Tau, e passiamo per alcuni tratti stretti e bassi del reef. Eh già, bassi fondali, navigazione a vista, sulla carta nautica c’era scritto un grosso NO proprio sul passaggio che dovevamo intraprendere, cosa che insospettì il Capitano, il quale mi mise di vedetta a prora. Procediamo lenti mentre mi era affidato il delicato compito di scrutare il fondale che si faceva sempre più limpido, fino a quando urlo: “Messieur Capitain, tutt indrè, s’il vu plè”. Manco a dirlo la deriva si incaglia ancora sul fondo, non che la cosa ci spaventi ormai, ci disincagliamo e ripassiamo con l’angolatura giusta, tipo con il bulbo della deriva a 10 cm dal fondo, e via, ormai Bora Bora non ha più segreti per noi.
Navigazione in pieno Oceano Pacifico da favola, mare calmo e... ma che succede amici? A poca distanza da Tahaa vediamo un catamarano che si avvicina sempre più, quando ad una cinquantina di metri segnaliamo la collisione, ma sembra governato da fantasmi... improvvisamente vira a dritta e ci passa a due metri dal giardinetto! Ci mancava questa emozione, poi come spiegare al broker assicurativo che due barche collidono in pieno oceano con milioni di miglia libere intorno?
Ancoriamo prima al motu Tau-Tau, poi dirigiamo al gavitello in fronte al ristorante Chez Louise per una ultima cena galattica cotanto di balli di obesi polinesiani.

22 agosto: Sich! Si torna a Raiatea alla base Sunsail per la riconsegna del Beneteau. Come ultimo gesto strepitoso vorremmo sfruttare la totale copertura assicurativa per schiantare il battello di prua direttamente sul molo Sunsail... rimanendo dei clienti indimenticabili!
Arriviamo nella brutta Papeete nella serata con un volo Air Tahiti, sistemazione lussuosa da sballo al Radisson Plaza da vent'otto stelle, suite su due piani etc. e poi dopo di cotanto ben d'iddio ceniamo al risparmio alle roulottes del porto. Ma che mito ste’ roulottes! Vere e proprie roulottes e caravan perennemente piazzate su un piazzone antistante il porto, dove infiammati wok cinesi preparano cibo di ogni tipo a prezzi irragionevoli, mediamente meno che nella vecchia e grigia Europa che ormai con l'affare dell'euro ci costa uguale anche la Polinesia.

23 agosto: Moorea, bell’isola affacciata su Tahiti, dove arriviamo velocissimi col primo aliscafo del mattino, ca. 40 min. Sicuramente più bella della sorella antistante non ha comunque il fascino delle ‘Sottovento’, ma vale la pena di farle visita. Alcune spiagge sono degne di nota, le due famose baie dove ormeggiò il mitico James Cook da vedere, e l’interno poi merita per la verdissima lussureggiante vegetazione tropicale.
‘Round noon sosta per una merendina, che diventa qualcosa di più impegnativo grazie all’insalata sushi, una vera prelibatezza di cui vado goloso e orgoglioso di esserne goloso. La location sul mare del ristorantino fa il resto per rendere la sosta talmente piacevole anche in ambiente secondario come questo.
Torniamo a Papeete nel late afternoon, per rinoleggiare un’auto che per un giorno e mezzo che ci rimane conviene più del taxi… e risostiamo alle roulottes. 

Moorea, Cook was here...

24 agosto:Tahiti, giro dell'isola, ca. una sessantina di km se si esclude la piccola parte di Tahiti Iti, sufficientissima una giornata poiché questa isola non è particolarmente attraente. Intendiamoci tutte queste isole sono di piccole dimensioni, la differenza è che sulle altre (Le Sottovento…) ci passeresti sei mesi senza mai stancarti della bellezza che ti circonda!
Quindi attraversiamo Papeete, che quando è trafficata non scherza, sarà grande come Cassano Magnago, ma che traffico all’ora di punta! E iniziamo il tour in senso antiorario, ecco una cosa che merita sono le spiagge di sabbia nera vulcanica, veramente curiose e particolari.
Poi, si fa sera, raccogliamo i nostri stracci, e saliamo sul volo Air-New-Zeland per L.A. – London – Milan…

Tahiti, Papeete la capitale

 

Mailto : fabrizio_r [at] tele2.it

 

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