Polinesia Francese - agosto 2004
L'azzurro del cielo sopra le
nuvole. Le
nuvole, candido cappello che ricopre ogni isola calamitate dalle
correnti
termiche. Il
blu del mare che diventa azzurro, azzurrino, verde, trasparente, poi il
giallo
della sabbia, e il verde della vegetazione.
E' il caleidoscopio di colori che ti accoglie arrivando a Raiatea con
un veloce
volo Air Tahiti da Papeete, dalla grigia Papeete di cui parleremo
più avanti...
Vasta area
insulare appena sotto l’equatore, in posizione
racchiusa tra il 5° e 25° parallelo sud ed il 135° e
155° meridiano ovest. E’
composta da cinque arcipelaghi: Isole
della Società (meta del
nostro viaggio e
divisa tra Isole del Vento ed Isole Sottovento), Gambier, Australi,
Tuamotu (dove si travano Mururoa e Fangataufa, tristemente note)
e
Marchesi.
Rimangono un possedimento francese con ampi margini di autonomia e con
capitale
Papeete, sull’isola di Tahiti. Il nostro viaggio inizia da Raiatea,
estendendosi per Huahine, Tahaa, Bora-Bora, e la splendida sorpresa
della semi-sconosciuta Maupiti, quindi siamo nell'arcipelago
Sottovento. Due giorni sono stati spesi inutilemente a Tahiti, che al
di là del nome non offre un gran che, se non la
possibilità di visitare agevolmente Moorea e Tetiaroa, l'isola
di Marlon Brando, atollo simbolo del sogno polinesiano, delle immagini
da cartolina, che si eleva per soli tre metri sul livello del mare!
7 agosto: Partenza... Milano -
Londra - Los Angeles - Papeete. E sono quasi
12000 miglia, cioè passare di quà o di là, est o
ovest, poco cambia.
I soliti contrattempi non mancano mai: mega coda a Malpensa, mega
attesa al
check-in di Air New Zeland, mega ritardo per perdita carburante
dall’ala
destra. Sostiamo sulla pista di Heathrow per cinque lunghissime ore, in
quello
che probabilmente è il giorno più caldo di una anomala
calda estate londinese.
Alla fine partiamo con strascico di carburante dall’ala... in fondo ho
già
avuto esperienza di guasti al decollo, statisticamente è
difficile che possa
accadere ancora qualcosa.
Nella notte, o, era giorno? Non lo so ho perso il conto dei fusi,
comunque a LA
per interderci, cambiamo volo, per salire sul LA – Auckland, con scalo
a
Papeete. Non dormo, non ci riesco, e mi rifiuto di drogarmi, io sono
sano,
giammai prenderò droghe e psicofarmaci, et simili.
8
agosto: Arrivo a Papeete, leggermente in
ritardo ma ancora in tempo per la coincidenza. Eccavoli ci sono proprio
i
suonatori di Ukulele ad attenderci all’aeroporto di Fa’aa.
Proseguiamo quasi immediatamente per Raiatea, con un piccolo ATR42 di
Air
Tahiti, circa 40 minuti, per percorrere i 200 km che separano la
capitale dalla
piccola isola dell’arcipelago Sottovento, e avvicinandoci, la
presentazione è
proprio come nelle immagini da cartolina: blu, azzurro, celeste, verde,
con una
nota di bianco spumeggiante laddove le acque del pacifico baciano il
reef.
All’aeroporto non manca l’accoglienza con la collana di fiori,
profumatissima,
che sarà anche un deja-vù, ma è anche un
risveglio, un segno che: ‘ci siamo!’.
L’ultimo sforzo per raggiungere il molo d’imbarco lo facciamo a bordo
dei
‘truck’ i caratteristici autobus polinesiani, o meglio camion adattati
al
trasporto pubblico, con cassone ricoperto da una struttura in legno.
Finalmente al molo, ma dobbiamo ancora adattarci ai tempi elastici,
molto
sommari, del luogo, tanto ci vorrà fino al tardo pomeriggio per
prendere
possesso di Zagros, il bellissimo sloop da 50”, che solo degli
intrepidi
possono usare nei bassi fondali entro il reef.
L’attesa viene ingannata da un’abbuffata di frutta tropicale e
dall’arrivo di
una troupe di ballo polinesiano, giunta apposta per noi, abbigliati dei
caratteristici
parei multicolore e fiori, cioè ben poca roba (...) veniamo
coinvolti nei ritmi
ritmati, percussioni veloci, ukulele suadenti. I personaggi dalla
caratteristica stazza soprappeso, ballano felici, alternandosi
nell’esibizione,
ma il mio obiettivo è attratto da una vahinè dalla pelle
ambrata, viso solare,
brillanti capelli neri dove un fiore di Tiarè dona un tocco
celeste alla
bellezza terrena. E che movimento, spalle immobili e fondoschiena come
un
frullatore. Capisco, capisco tutto di Gauguin... Paul era un genio, e
aveva
capito tutto della vita, in anticipo di un secolo e mezzo, e mi viene
da
pensare, mi viene da pensare che a queste latitudini i primi missionari
hanno
fatto più danni degli esperimenti nucleari!
Per essere solo l’inizio, era una bella fine. A sera decidiamo di
sfidare il
fuso, e andiamo nel vicino caratteristico (... e basta!) ristorantino,
dove con
35 eurini mangiamo davvero poco e male. Per essere l’inizio la
gastronomia
locale parte male, ma poi come vedremo si riprenderà alla grande.
Minchia che sonno.

9
agosto: sveglia alle 6, anzi sveglia alle
tre alle quattro, insomma sfusi dal fuso alle sei ci si alza comunque.
Durante
la notte insonne, il nostro skipper dj inganna l’insonnia mettendo
sù qualcosa
alla radio, ricordandoci che dall’altra parte del mondo siamo in pieno
giorno,
e, insomma lo skipper comanda e non si può contrastarlo, la
barca è una
democrazia imperfetta.
Ci spostiamo al più vicino, pittoresco motu di Raiatea, per il
primo giorno di
vero viaggio in Polinesia, prima navigazione entro il reef, carta
nautica alla
mano, prendiamo confidenza con i segnali visivi, fondamentali per
muoversi in
sicurezza attraverso i fondali incerti ed insidiosi.
E’ straordinario come il nostro Skipper (e lo scriverò
maiuscolo), fin dalle
prime miglia appare in confidenza con la navigazione, come fissa la
rotta,
riconosce i segnali, e lancia uno sguardo verso il mare aperto, oltre
il reef,
dove sovrasta il Pacifico, pregustandosi la sfida di domani in mare
aperto. Per
essere uno che fa da Savona a Genova non sembra male...
Ancoriamo su uno specchio d’acqua trasparente, tra il reef e la costa
di
Raiatea, poco distanti da uno dei tanti motu, la nostra flotta è
dispersa sullo
specchio d’acqua.
Finalmente il primo bagno, pinne e maschera e mi butto in acqua, siamo
a una
decina di metri di profondità, e la trasparenza è molto
buona, la nuotata per
arrivare sul motu è di un trecento metri, non male per essere
fuori allenamento,
mentre scorgo i primi, numerosi banchi di pesci colorati che popolano
scogli e
coralli. Man mano che mi avvicino alla spiaggia del motu l’acqua si
alza di
temperatura, e negli ultimi 50 metri cammino in 20 cm d’acqua. Qui la
spiaggia
è di sabbia bianca, battigia abbagliante, palme che si fiondano
nel cielo blu.
Tutto molto bello. Così come un paio d’etti di penne ai funghi
ci stanno a perfezione
dopo la lunga nuotata per il rientro!
Passiamo la notte in questo scorcio di mondo paradisiaco, con un bel
tramonto
che arrossisce il cielo su di Raiatea.
10
agosto: Prima traversata in pieno
Pacifico, verso Huahine, e siamo in pieno Pacifico, su un’acqua
nera che più
nera non si può. Il tempo è molto bello e possiamo
spegnere il motore per
provare l’ebbrezza di un tuffo in mare aperto. Huahine è
già in vista e come
tutte le Isole Sottovento si erge dal mare con un bel cappello di nubi
ed in
circa quattro ore arriviamo dentro il reef, dove ormeggiamo davanti a
Fare
l'unica piccola cittadina.
Nel pomeriggio non perdiamo tempo e facciamo il classico tour in auto
per
l'entroterra, molto interessante, almeno per chi vede questa
realtà solo dal
mare e rischia di perdere la vista dell’interno. La vegetazione
è
rigogliosissima, ci sono molte coltivazioni e un paesaggio che ispira
armonia e
tranquillezzitudine.
Ciò che mi ha più colpito sono state delle sproporzionate
anguille presenti in
gran numero in un torrente interno: queste essendo venerate come sacre
non
vengono pescate, e scendendo nel torrente si può attirarle con
delle cibarie,
in modo che queste enormi bisce strisciano viscide sui piedi, ed
emergono come
dei cagnolini per mangiare dalle mani. Saranno lunghe un metro e mezzo
e dal
diametro di una quindicina di cm, perciò almeno venti volte le
anguille che noi
conosciamo. Assolutamente straordinario!

11
agosto: Ops primo inconveniente, abbiamo
perso il giunto di connessione tra il tubo del carburante ed il motore
del
tender, perciò non possiamo usarlo. Giro tutti i negozi di Fare,
tutto ciò che
venda roba meccano-elettrica, ma niente da fare, tutti i ricambi sono
per Johnson,
per il nostro Yamaha non c’è niente da fare, dobbiamo tornare a
Raiatea alla
base Sunsail per prendere un tubo nuovo.
Bisogna già fare il pieno d'acqua, e siamo costretti ad
attraccare al molo
cittadino ed attendere un bel po’, nel frattempo con un catamarano
della flotta
ci spostiamo più a sud per uno snorkeling rilassante. Huahine
pur non essendo
una perla regala già dei panorami proprio come ci si immagina
prima di partire,
un mare con cento sfumature, il cielo blu da sfondo con Raiatea
all’orizzonte,
e tramonti da favola.
Durante il giorno al porto di Fare abbiano acquistato un paio di
tonnetti, che
finiscono in una grigliata imperiale, ancorati entro una baia
smeraldina ed
illuminati da un tramonto d’oro.

13
agosto: Tahaa. all'ancora al motu Tau Tau,
davanti al Relais&Chateau, hotel da milleeunanotte, anzi da mille
dollari a
notte! Snorkelliamo nel canale dove si forma il ‘Giardino di Corallo’,
finalmente
per il primo bellissimo e coloratissimo snorkeling. Splendida
esperienza, molti
pesci di tutti i tipi, e qualche escoriazione alle gambe che strisciano
sui
bassi coralli. Visito il resort, bellissimo, da favola, bisogna
riconoscere che
questo modo di costruire le strutture alberghiere assorbe del tutto
l’impatto
ambientale.
Anche oggi capita qualche imprevisto: si rompe la manetta del
fuoribordo, così dobbiamo
spingerlo a nuoto e remi per qualche centinaio di metri, e non è
stato uno
scherzo. Ormai le altre imbarcazioni della flotta iniziano a farsi una
certa
opinione di noi, “quelli del Beneteau 50”.
Nel primo pomeriggio partenza per Bora Bora, il mito. Uscendo dalla
pass di
Tahaa per pochi rapidissimi secondi alcuni delfini si allineano alla
prua, ma
spariscono subito. Il Pacifico si fa sentire, l’onda è piuttosto
alta e lunga,
abbastanza per rendersi conto di essere in mare aperto. Giungiamo a
Bora Bora a
fine giornata ed ormeggiamo davanti al motu Toopua. che raggiungiamo in
tender
per fare due passi al tramonto, bellissimo tramonto.

14
agosto: Bora Bora, ci spostiamo ed ormeggiamo
al molo del Bloody Mary's, diciamo il locale più rinomato della
più esclusiva
isola del Pacifico del Sud... ciumbia che sballo! E non solo, ben
raccomandati ci
permettiamo un ormeggio all’inglese, occupandone tutto lo spazio e
sfruttando
aggratis l’aqua potabile.
Di sera cena galattica in questo localino ameno che reca all’ingresso
le firme
dei nomi più prestigiosi che lo hanno frequentato... pensavo di
incidere il mio
nome col coltellino ma me lo proibiscono, non capisco... beh
all’interno è
molto bello, nello stile tipico turistico ma mai pacchiano, sabbia al
posto del
pavimento, tavoli e sedie legnosi, paglia come tetto, camerieri in
pareo, bancone
del bar dove provare assolutamente il migliore piña colada del mondo. Per la cena si sceglie
un pescione esposto che viene
cucinato come-lo-vuoi-tu, e per essere il più rinomato etc etc
sulla più
esclusiva etc etc, 60 eurini per una cena completa con vino francese e
dolce mi
sembrano giusti, dove a Milano nei soliti posti consigliati dagli
amici, tipo:
“che fanno un pesce... e che si spende niente...” poi come minimo
spendi il
doppio del concambio lira di due anni orsono.

17 agosto: Maupiti. Cerchiamo di avvicinarci al motu Auira,
famoso poichè le aque che lo separano
dall’isola centrale sono profonde poco più di un metro,
consentendo anche di
raggiungerlo a piedi.
Dapprima dribbliamo con lo sloop da 50” tra i coralli affioranti,
attività
insana che ci suggerisce di piantare l’ancora e scegliere il tattico
tender per
gli spostamenti.
Buttiamo il canotto sulla spiaggia del motu e facciamo le solite cose,
passeggio, cazzeggio, bagni, fotografie, snorkeling, e ci nutriamo con
i cocchi.
Su questo motu mi sento veramente dall’altra parte del mondo, uno di
quei posti
dove potresti sparire, e rinascere circondato da una bellezza indigena
disarmante
e luminosa, veramente lontano da tutto. Naturalmente la copertura GSM
è sempre
presente...
Attraversiamo col tender il basso tratto di aqua di ca. 300mt per
approdare
sull’isola principale, su una spiaggietta con gli amici emiliani
comprendiamo
meglio l’uso delle verdure di buona qualità che hanno acquistato
ad un prezzo
molto favorevole dicono loro. Intorno ci sono alcune case, basse,
prefabbricate, con dei giardini
incredibilmente
ben curati e naturalmente pieni di fiori.
In serata ci spostiamo all'ormeggio davanti a Farauru. Saranno state le
sette,
con un buio pesto raggiungiamo con il tender, illuminati dalle torce
portatili,
il pontile del villaggio, dove è prevista la cena a casa di
Richard, che nel
suo giardino crea un’atmosfera festosa, una specie di sagra di paese
della
pianura padana con tendenze polinesiane, ed ogni equipaggio prende
possesso
ordinatamente del suo tavolo, ricoperto da una tovaglia plastica con
motivi
quadrettati rosso e bianco. E che figata il gruppetto folk, che con
ukulele e pochi
strumenti strimpella pezzi yankee in chiave polinesiana!!! E
l’abbondanza e
qualità delle
cibarie è un gaudio momento epico da tramandare ai
posteri: la
solita insalata-sushi, poi un enorme piatto di pesce grigliato con
buttata sù mezza
aragosta. No comment. Svuotiamo la cantina di Richard, logisticamente
impreparato ad un consumo elevato di vino, e sopperiamo con birra ed
uno strano
superalcoolico dolciastro locale. E come dicono 5000 km più a
nord: “Let’s roll
another one...”, mandando effluvi
aromatici
sull’orchestrina che accelera il ritmo... che serata, non poteva a
questo punto
che partire uno ‘standing ovation’ per il nostro capitano, giusto per
rispondere agli sguardi attoniti che giungono dagli altri equipaggi, e
farci
conoscere da quei pochi che ancora non sanno chi sono "quelli del
Beneteau
50”!
18 agosto: Dirigiamo la prua, e con
malincuore, verso Bora Bora,
dove ormeggeremo davanti al motu Piti Aau.
L’uscita dalla pass di Maupiti è normale, nessuna corrente
anomala, e la
navigazione solo un poco mossa, vento poco, per cui si va a motore.
D’altronde
queste velieri a noleggio sono armati per crocierismo, per cui deriva
bassa e
conseguente albero corto, full optionals e peso eccessivo. Vediamo distintamente
due balenottere a poche
centianaia di metri, che giocheranno (anche pericolosamente!) con uno
dei
nostri catamarani.
19 agosto: Bora Bora sempre ancorati davanti
alla spiaggia da sogno del motu Piti Aau, giorni da lazeggio
(Dall’inglese
lazy...), che fare in un luogo del genere, cullati da un mare
trasparente,
legati al mondo dalla catena dell’ancora, intorno il profilo
dell’isola-più-esclusiva-dei-mari-del-sud, e la spiaggietta
paradisiaca del
motu. Esempi di cosa da fare: nuotata atletica fino alla spiaggia, 800
mt.,
arrivo spompati, riposo sulla battigia, ricerca ed apertura del cocco.
Oppure,
partire con tender per curiosare sugli altri velieri della flotta,
oppure,
ovvio che a mezzogiorno la spaghettata non può mancare, seguita
da
cuba-libre-party fino alle quattro, e dancing con musica 70’s. Verso
sera si
rifà il tutto, cena, cuba-libre, giretto in tender, festa sul
catamarano.
Insomma ci si arrangia. Tirerei avanti vent’anni così...
20
agosto: Bora Bora sempre ancorati davanti
alla spiaggia da sogno del motu Piti Aau. Al mattino snorkelliamo
nell'incredibile aquarium tra Fareone Point e
Tupitipiti Point, un’esperienza unica. In questo punto una corrente a
6-7 nodi
lascia l’aqua di una limpidezza limpidissima, ed i pesci sembrano
attenderci,
arrivano a stormi, anzi no, a banchi... basta agitare un pezzo d’alga
che i più
arditi te lo strappano dalle mani (!), mentre i colorati parrot-fish mi
seguono
in continuazione, forse attratti dalle mie pinne del loro stesso
colore. Vagare
col tender in questo punto dell’isola è bello da ammazzarsi
dalla bellezza. Si
scorazza su aque azzurre, scorgendo i pesci più grossi sul
fondale, si passa
all’improvviso da fondali azzurri a quelli blu, si passa davanti a
spiagge da
cataloghi ‘luxury-tavels’, ma guada a caso, qui di hotel non ce ne sono.
Al pomeriggio ci spostiamo per ancorare davanti a Punta Matira e
sbarchiamo al
molo del Beachcomber Resort per raggiungere l'eliporto. Eh sì,
per il volo sull'isola,
grazie all’inventiva del nostro Capitano, che ormai è divenuto
famoso e
ricercato da tutta la flotta, anche via radio per avere consigli sulla
navigazione, come fosse un vecchio sea-wolf del Pacifico, ed invece
è un
giovane rampante del cuneese! E così che ci organizza il volo in
elicottero,
130 euri spesi bene, che con un colpo di culo riusciamo a volare
mezz’ora prima
dell’arrivo di nuvolaglie varie. Beh da quassù, altro che
catalogo
luxury-travels, la vista, i colori, tutto l’insieme è un colpo
al cuore, una
visione del mondo che conta, di quello da vedere e possederne le
immagini per
sempre, ricchi di una ricchezza impalpabile ma indispensabile.
Atterriamo dopo
soli 15 minuti, ma soddisfatti di questa esperienza.
Saliamo in barca, ma ritorniamo subito per non perderci l’aperitivo al
Beachcomber Bora-Bora Resort, che già dal nome sottintende che i
morti di fame
stanno da n’altra parte. Beh uno degli inimitabili piña colada di ste’ parti costa solo 10E, e
si fa una
gran bella figura, mentre l’aperitivo-champagne dei nostri amici
sboroni è
venuto via ad un bel 380 usd, eh eh! A sera, che serata, finita alle tre di notte
(e ripresa tre ore dopo...). Dunque ultima festa disco-acid-rock-coca e
rum...
dev’essere alla grande, quindi, si va subito sul catamarano, ormeggiato
a un
bel 500 mt. (Ma perché mminchia così lontano?), che la
carne sta già
grigliando. Serata disco, enorme consumo di rum locale e qualsiasi
sostanza alcoolica,
fantastico il pozzetto del catamarano trasformato in una pista, col
flash usato
come luce strobo... e poi torna a prendere il resto dell’equipaggio
sulla
nostra barca, e turna indrè, poi torna riportarli, e turna
indrè, quando da
solo in mezzo a quel tratto di mare, con la prua del tender alta un
metro
sull’aqua, mi vedo puntare addosso il faro di un motoscafo di servizio
del
Beachcomber, e io rispondo con la mia Maglite.
Mi risveglio sdraiato nel pozzetto del catamarano, tornato al suo uso
normale,
saranno le due, anzi sono. Torniamo a casa, cioè sul nostro
Beneteau, e mentre
sciolgo la cima del tender mi danno ‘al ladro!’. Fattostà che
nottetempo nella
bolgia generale nessuno dei festeggianti si accorse che uno dei tender
aveva
accidentalmente sciolto gli ormeggi ed era andato perso nella corrente.
Immediata
reazione e missione SAR (search-and-rescue), partenza col nostro tender
alle
ore 2.25, quando a casa c'è piena luce, qua nel cuore della
notte sfidiamo i
flutti ed i coralli affioranti a Punta Matira, ma verso le 2.55
recuperiamo il
natante disperso, avvistato sulla spiaggetta a fianco del
Beachcombert... alle
3.15 scendiamo in cabine per il meritato riposo.
21
agosto: sveglia alle 6, cavoli non mi
pare nemmeno di essere andato a dormire! Torniamo verso Tahaa, al motu Tau Tau,
e passiamo per alcuni tratti stretti e bassi del reef. Eh già,
bassi fondali,
navigazione a vista, sulla carta nautica c’era scritto un grosso NO
proprio sul
passaggio che dovevamo intraprendere, cosa che insospettì il
Capitano, il quale
mi mise di vedetta a prora. Procediamo lenti mentre mi era affidato il
delicato
compito di scrutare il fondale che si faceva sempre più limpido,
fino a quando
urlo: “Messieur Capitain, tutt indrè, s’il vu
plè”. Manco a dirlo la
deriva si incaglia ancora sul fondo, non che la cosa ci spaventi ormai,
ci
disincagliamo e ripassiamo con l’angolatura giusta, tipo con il bulbo
della
deriva a 10 cm dal fondo, e via, ormai Bora Bora non ha più
segreti per noi.
Navigazione in pieno Oceano Pacifico da favola, mare calmo e... ma che
succede
amici? A poca distanza da Tahaa vediamo un catamarano che si avvicina
sempre
più, quando ad una cinquantina di metri segnaliamo la
collisione, ma sembra
governato da fantasmi... improvvisamente vira a dritta e ci passa a due
metri
dal giardinetto! Ci mancava questa emozione, poi come spiegare al
broker
assicurativo che due barche collidono in pieno oceano con milioni di
miglia
libere intorno?
Ancoriamo prima al motu Tau-Tau, poi dirigiamo al gavitello in fronte
al ristorante
Chez Louise per una ultima cena galattica cotanto di balli di obesi
polinesiani.
22 agosto:
Sich! Si torna a Raiatea alla base Sunsail per la riconsegna del Beneteau.
Come ultimo gesto strepitoso vorremmo sfruttare la totale copertura assicurativa
per schiantare il battello di prua direttamente sul molo Sunsail... rimanendo
dei clienti indimenticabili!
Arriviamo nella brutta Papeete nella serata con un volo Air Tahiti, sistemazione
lussuosa da sballo al Radisson Plaza da vent'otto stelle, suite su due piani
etc. e poi dopo di cotanto ben d'iddio ceniamo al risparmio alle roulottes del
porto. Ma che mito ste’ roulottes! Vere e proprie roulottes e caravan
perennemente piazzate su un piazzone antistante il porto, dove infiammati wok
cinesi preparano cibo di ogni tipo a prezzi irragionevoli, mediamente meno che
nella vecchia e grigia Europa che ormai con l'affare dell'euro ci costa uguale
anche la Polinesia.
23 agosto: Moorea, bell’isola
affacciata su Tahiti, dove arriviamo velocissimi col primo aliscafo del mattino,
ca. 40 min. Sicuramente più bella della sorella antistante non ha comunque il
fascino delle ‘Sottovento’, ma vale la pena di farle visita. Alcune spiagge sono
degne di nota, le due famose baie dove ormeggiò il mitico James Cook da vedere,
e l’interno poi merita per la verdissima lussureggiante vegetazione tropicale.
‘Round noon sosta per una merendina, che diventa qualcosa di più impegnativo
grazie all’insalata sushi, una vera prelibatezza di cui vado goloso e orgoglioso
di esserne goloso. La location sul mare del ristorantino fa il resto per rendere
la sosta talmente piacevole anche in ambiente secondario come questo.
Torniamo a Papeete nel late afternoon, per rinoleggiare un’auto che per un
giorno e mezzo che ci rimane conviene più del taxi… e risostiamo alle roulottes.

24 agosto:Tahiti,
giro dell'isola, ca. una sessantina di km se si esclude la piccola parte di
Tahiti Iti, sufficientissima una giornata poiché questa isola non è
particolarmente attraente. Intendiamoci tutte queste isole sono di piccole
dimensioni, la differenza è che sulle altre (Le Sottovento…) ci passeresti sei
mesi senza mai stancarti della bellezza che ti circonda!
Quindi attraversiamo Papeete, che quando è trafficata non scherza, sarà grande
come Cassano Magnago, ma che traffico all’ora di punta! E iniziamo il tour in
senso antiorario, ecco una cosa che merita sono le spiagge di sabbia nera
vulcanica, veramente curiose e particolari.
Poi, si fa sera, raccogliamo i nostri stracci, e saliamo sul volo Air-New-Zeland
per L.A. – London – Milan…

Mailto : fabrizio_r [at] tele2.it