Un viaggiatore non è semplicemente 'chi' va in vacanza. Il viaggio inizia fin dal primo istante, da quando si chiude la porta di casa, lasciandovi dentro i pensieri sempre uguali di ogni giorno (cit. da F. Ronzi 1999)

The Africa's Gem

South-West African Tour:   NAMIBIA


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Sabato 7 ago '99
Il decollo dal piccolo aeroporto di Lugano è già uno spettacolo, il turboelica 'Crossair' si leva in volo su un lembo del lago antistante la pista, e prende quota virando intorno al Monte S. Salvatore passando tra Morcote e Porto Ceresio, per sorvolare poi Lugano ad una quota già consistente.
Mezzo globo !Lo spettacolo è sensazionale, solo con aerei così si gode veramente del panorama dall'alto, e si avvisa molto meglio la sensazione del volo. E pensare che certa gente sarebbe terrorizzata da questo volo, ma, come sarebbe noioso un viaggio senza un po' di vento ballerino, in fondo sono emozioni anche queste.
La destinazione è il grande scalo internazionale di Zurich, dove arriveremo con 20 minuti di ritardo, e già ci chiediamo se i 40 min. che ci rimangono saranno sufficienti ad eseguire il transfer sul volo per Johannesburg.
La mezz'ora di volo scorre veloce, non solo il panorama è godibilissimo, ma il livello qualitativo della piccola compagnia è notevole: in mezz'ora ci hanno portato champagne, cioccolato, cocktails, spuntini vari, e frutta ! Tra il panorama, la sensazione di volo, e tutto questo volerei con questo Saab turboelica fino in Africa !
Ma la pista di Zurich arriva sotto di noi ed ecco che devo scendere e  rimaniamo coi piedi per terra, nel senso che scendo dall'aereo e mi dirigo nella grande aerostazione, ah già il dubbio di prima, ce la faremo a cambiare sul volo per JHB ?  

Saliamo sul volo Swissair per Johannesburg, ci accomodiamo sistemando il notevole bagaglio a mano portato a spalla (!), e cerchiamo di sistemarci al meglio per il lungo tragitto. Chiedo un rosso cabernet sudafricano e non se ne parli più!
Davvero avrei voluto volare col Saab, che palle nove ore sul cadreghino del MD11.
Scende la notte, sopra e sotto di noi, il monitor ci tiene costantemente informati sulla posizione. Per Giove ! Passiamo sopra Milano... e siamo andati fino in Svizzera per salire su questo coso. Ma pensa !
Il mondo scorre sotto di noi: il monitor ci rassicura costantemente sulla posizione gegrafica, passiamo il Mediterraneo, Malta, Tunisia, Libia, Ciad, Zaire, Zambia e... alle cinque ca. una visione affascinante: sorvoliamo lo Zimbabwe, e all'orizzonte, ecco, l'alba sul Mozambico! Finalmente siamo veramente in viaggio, ora lo capiamo !

Puntuale come un orologio svizzero, l'MD11 svizzero (che non aveva i buchi come l'emmental) si posa sul suolo sudafricano.
Usciamo. Un'arietta a nove gradi mi riporta alla realtà: e già altro che Africa col sole a picco, qui sembra ottobre!
Sette ore a Johannesburg, che palle! Avete presente la nuova Malpensa? Ecco allora ricordatevi com'era la vecchia Malpensa, non è proprio così tutto nuovo e bello.

Sono quasi le due quando ci imbarchiamo sul A320 Air Namibia che ci porterà a Windhoek in due ore scarse di viaggio.
Sorvoliamo per intero il deserto del Kalahari nelle sue tre estensioni: Sudafrica, Botswana, e Namibia. Spettacolo! Lentamente penetriamo nel viaggio, nell'entità stessa del viaggio, nell'essenza del viaggiare. Solo in questi momenti capisci che il mondo esiste, e quanto è piccolo il tuo mondo di ogni giorno, e quanto è povero chi non gira il mondo. Eros mi fa notare le strade dall'alto, incredibili interminabili linee diritte, senza una curva forse per centinaia di km.

Windhoek si trova su di un enorme altipiano a 1600 mt. di quota, scendiamo lentamente e... spettacolarmente: la zona è molto ventosa, per cui gli aeromobili volano piuttosto veloci, traballando al punto che è difficoltoso anche solo bersi un caffè. Poi, l'atterraggio, avvenuto sbattendo a terra l'aereo con un contraccolpo tale che su una qualsiasi linea europea avrebbe scatenato le proteste dei viaggiatori. Ma qui siamo in Africa, e questa sarà la nostra sveglia dal torpore del vecchio 'primo' mondo.

Arriviamo a Windhoek sulla Toyota noleggiata all'aeroporto, guidando a sinistra come in tutta l'Africa del sud-ovest, e ci dirigiamo all'hotel Continental dove il mattino stesso avevo prenotato telefonicamente.
E' una cittadona di 150.000 anime, veramente multicolore (e non multirazziale), con un bel centro moderno, qualche edificio old-german, ed una vasta periferia. L'hotel Continental è un pezzo di architettura decadente anni sessanta, ma e molto pulito e per poco più di 90 Euro ci viene dato un appartamentino di due stanze con bagno, TV, frigo e colazione.
Acci... è domenica, usciamo per una passeggiata verso le 4, c'è molta poca gente in giro ed i negozi sono chiusi. Usciamo per cena più tardi, ci rechiamo al 'Gathemann', forse il migliore locale della città, dove gustiamo una succulenta bistecca di Orix (antilope), tanto per entrare nella situazione, e ceniamo sulla balconata, diamine d'altronde siamo in agosto. Faceva un freddo cane, e spirava un venticello da freddo boia.
Andiamo a letto presto.
Windhoek, Independence Avenue (95K)

Lunedì 9
Ci leviamo dai comodi giacigli della nostra 'suite' abbastanza presto. Così d'altronde sarà per tutta la durata del nostro soggiorno in quanto sotto l'equatore ora è inverno, ed il sole tramonta alle cinque e mezza.
La colazione è ottima e abbondante, la sala da pranzo è stranamente frequentata solo da militari, boh! Paghiamo e andiamo, ma prima di scorazzare verso nord, facciamo un po' di compere, provviste e pentole, utili alla nostra sopravvivenza quando saremo accampati.
Verso mezzodì usciamo dalla megalopoli (!), guidati dalle cartine che abbiamo comprato, già ne abbiamo più di una, dato che talvolta contrastano pure tra loro! Pensare che quel burlone di Eros aveva promesso che avrebbe portato il GPS.
E via sulla strada principale del Paese, direzione Okahandja / Otjiwarongo. Già dopo alcune decine di Km il traffico si dirada, e dopo un po' mi accorgo di non avere effettuato curve forse da 30 o 40 Km! Questa strada sembra fatta con la bussola in mano, l'ingegnere tedesco che la costruì sul finire dell'800 disse: avanti dritto verso nord ! Eh sì, penso sia stato proprio così, poi ogni 40 Km avrà dato un'aggiustata alla direzione, ecco perché queste piccole curve senza ostacoli apparenti da aggirare.
Ma, attenzione, alle 14.55 ora locale, Ska, incaricato momentaneamente alla guida del Toyota, scorge alcune giraffe ! Grande è l'emozione, frenata rapida, inversione di marcia, e scarica di foto sull'animale avvistato. Ne vedremo a centinaia in seguito ! Giraffe !!! (38K)
Le strade principali sono interamente costeggiate da una rete metallica per evitare l'improvviso attraversamento di animali e sopratutto per il controllo veterinario (evitare liberi spostamenti di animali con potenziali malattie), così le nostre giraffe non appena ci vedono, fuggono nella loro savana, ed intravediamo solo i lunghi colli sbucare dalla bassa vegetazione.
Le teste delle giraffe sbucanti dagli alberi, sono una specie di visione tipica dell'Africa, ed è veramente qualcosa di curioso per noi europei.
La strada e diritta, l'avevo già detto, acquistiamo confidenza col mezzo, e superiamo pure i 100 Km/h; Eros vuole provare l'ebbrezza della guida a sinistra, e così sia, parte, va, e ce la fa, tanto di traffico ce né veramente pochissimo.
Io invece si che sono un veterano, che ho guidato a sinistra nel mezzo del caos di Dublino, Belfast, Edinburgh e Glasgow! Ma a dire il vero trovo molto peggio guidare 'normalmente' a Milano!

Giungiamo finalmente ad Otjiwarongo, in anticipo sul tempo stimato, e chiedo indicazioni ad uno strano tipo in divisa (Vigile? Parcheggiatore? Esercito della Salvezza? Boh), dovendo raggiungere il camping comunale. Sappiamo che si trova vicino all'allevamento di coccodrilli, e per questo lo troviamo facilmente seguendo le indicazioni, ma una volta arrivati mi sorge un dubbio... guardo meglio il voucher... maledizione ! La prenotazione era per il 'Bernabè de la Bat Rest Camp' nel Waterberg, e non lì! Cavolo, io che sono l'organizzatore ho portato la spedizione a 70 Km dalla destinazione del secondo giorno!
Ska, che in certe situazioni diventa dinamico e si solleva dalla condizione di stand-by, si scaglia alla guida, e, come fosse una diligenza del west, scatena tutti i cavalli a disposizione, usciamo dalla città, e via di corsa verso il Waterberg Park, che raggiungiamo prima del tramonto. Sani e salvi.

Montiamo la tenda per la prima notte all'addiaccio (nota di colore), ci ambientiamo subito e scopriamo l'organizzazione turistica namibiana: veramente notevole. A nostra disposizione ci sono bagni puliti, docce con acqua calda, barbecue, acqua corrente e piastre cottura, utilissimi alla italica spaghettata.
Cala la notte, buia, ma buia! Non si vedeva un cavolo dato che la luna era interamente calante, io non ho mai visto (!) un buio così, e alle spalle avevamo la foresta, brrr mi sentivo cappuccetto rosso, ma al posto del lupo poteva esserci il leopardo! Che sensazione puntare il fascio di luce nel bosco nero, con il pensiero di scorgere due occhi illuminati che ti puntano!
Andiamo a letto, cioè in tenda nel sacco a pelo. Dopo una mezz'ora Eros si agita scorgendo dei rumori, qualcuno o qualcosa zampetta vicino alla tenda! Porgo il whisky ad Eros, lo tranquillizzerà per la notte.
Ho imparato fin da subito a conoscere l'istinto animale: per quanto grosso e selvaggio possa essere, non entrerà mai in una tenda, il suo istinto lo guida, non gli interessa ciò che non conosce, anzi lo evita, e vive secondo natura, non caccia ciò che non costituisce una preda e non uccide se non per necessità di sopravvivenza, non è come l'uomo (donna compresa). Perché temerlo? Qualunque animale esso sia stato quella notte, era un mistero affascinante, un contatto con la natura, in sua totale balìa, dove la tua tecnologia non serve più a nulla.
Se lo conosci non ti uccide. Già ma che c...o di animale sarà mai stato ?

Martedì 10
Alzata alle 6.45, smontaggio tenda, colazione, pieno di carburante. La metà sarà il Parco Nazionale dell'Etosha, raggiunto passando a nord-est il massiccio del Waterberg Plateau, e raggiungendo Grootfontein. Sosta all'autogrill !! (70 Kb)
Viaggiamo per più di cento km su sterrato, ottimo ma polveroso, la polvere o la sabbia, sarà una costante del viaggio, sabbia come il talco che penetra nell'abitacolo nonostante tutto sia chiuso, e te la ritrovi ovunque, che ricopre interamente la carrozzeria e si insinua sul portellone dando un tono vissuto alla nostra vettura. Una particolare curiosità che già notammo il giorno prima, sono i numerosi termitai, curiosissimi nidi di termiti appunto, costituiti da una protuberanza di terra rossa che spunta dal terreno, alti fino a 3/4 metri. Se ne scorgono a decine nella bassa vegetazione della savana.
Percorriamo più di 100 Km su strade in terra battuta, fino a raggiungere in tarda mattinata l'Hoba Meteorite, che come si può immaginare è un frammento di meteorite caduto sulla terra. Più esattamente è il più grosso frammento esistente al mondo, un blocco di materiale metallico ferroso, di ca. tre o quattro metri di lato, pesante 55 tonnellate.

Proseguiamo per Grootfontein. Curiosi eh questi nomi tedeschi ? La Namibia fù a cavallo del '900 una colonia tedesca in terra d'Africa, ecco spiegata questa germanizzazione che si nota un po' ovunque.
Sono quasi le due. Fame. La città offre un locale consigliato dalla guida, 'Le Club', dove mangeremo, anzi ci abbufferemo di carne alla griglia, un vero ben di Dio a ca. 22 Euro per tre!  E pensare che doveva essere un posto caro, come l'arredamento 'english style' faceva supporre.

Proseguiamo per la meta dell'Etosha, su strade asfaltate ora, ma sempre diritte, molto diritte.
Giungiamo al cancello del 'Von Lindequist Gate', nel tardo pomeriggio, registriamo l'ingresso, e andiamo verso il primo campo di Namutoni che si trova a ca. 15 Km. Lungo questo tratto numerosi dik dik sbucano dall'erba ai lati della strada guardando incuriositi, come a darci il benvenuto in questo paradiso della natura !
Ecco la porta del 'Namutoni' avanti a noi, entriamo, alla reception controllano il voucher, e, ci viene assegnato il posto tenda per i prossimi due giorni. L'area camping si trova proprio dietro al vecchio fortino tedesco ristrutturato.
All'inizio del secolo, Namutoni era un avamposto tedesco, e doveva essere un posto per veri uomini, la guarnigione era infatti composta da sette soldati ed un ufficiale di comando, ed all'epoca (1900-1912) vi immaginate cosa voleva dire arrivare qui e starci per dei mesi? Furono decimati dall'attacco dei Khoi-khoi e solo alcuni riuscirono a scappare nella notte (quando la popolazione dei predatori era 7/8 volte quella di oggi!). Il museo attiguo alla vecchia torre di guardia ci presenta dei cimeli e soprattutto delle fotografie originali di rara suggestione... Il tramonto visto dalla vecchia torre è lo stesso di 90 anni fa... unico ed indimenticabile come solo i tramonti sulla savana possono essere. Da lì sopra si scorgono le teste delle giraffe sbucare dalla boscaglia... è veramente una cosa... unica!

Tramonto a Namutoni (52K)

Mercoledì 11
Uaù siamo nel terzo parco africano per estensione, cioè ca. tre volte la Lombardia (!) Il ritmo, che prenderemo poi per tutto il viaggio, è da militari ! Normalmente alzata alle 6.30 e a letto verso le 9, la vita in tenda in questi ambienti c'impone questi ritmi, e sarebbe stupido non approfittare delle ore di luce, considerando che siamo nell'emisfero australe, in inverno quindi, ed il sole tramonta alle 17.30.
Un fatto curioso che non riuscivo a capire all'inizio, è che una volta sorto, il sole fa cadere la sua ombra da Nord, e non da Sud come accade da noi (sopra l'equatore nda). Per le prime ore ciò mi ha confuso un po', dato che pur usando la bussola come riferimento oltre alle due cartine, è sempre valida la regola che fino a mezzogiorno, se vai a nord, il sole deve arrivare da est, e me lo aspettavo si da est, ma leggermente cadente a sud !

Di buon'ora scopriamo con piacere che al ristorante del campo servono una luculliana english breakfast, dopodiché attrezzati a tutto punto, usciamo dal gate principale, il quale come in tutti i 'Rest Camp' apre all'alba e chiude al tramonto.
Nel parco dell'Etosha si è liberi di girare come e dove vi pare, rispettando alcune regole principali : divieto assoluto di uscire dall'auto fuori dai luoghi cintati, divieto di circolare con cabrio e moto, divieto assoluto di disturbare gli animali, limite a 60 Km/h, divieto assoluto di fare del fuoristrada. E vi assicuro che il primo impatto con questi animali 'veri' sarà indimenticabile !
I campi stessi sono già immersi nel parco, non è necessario fare molti km per osservare degli animali; ognuno dei tre campi dispone poi di una propria 'pozza' di osservazione, illuminata di notte, da cui si osservano gli animali ad abbeverarsi da poche decine di metri dalle vostre tende !
Percorriamo così alcuni km e subito ci imbattiamo in gazzelle ed antilopi di ogni tipo, dai simpatici springbok, agli eleganti gemsbok, ai magnifici kudu. E poi iniziamo ad entrare in scena gnu, struzzi, zebre a non finire, uccelli di ogni colore e dimensione, facoceri e sciacalli (Willy che alla sera faceva visita alle tende del campo).
Dopo avere visto numerose giraffe, splendidi animali, ce ne stavamo in osservazione di una con il rispettivo cucciolo, che cercava il momento opportuno per abbassarsi a bere, momento notoriamente pericoloso per questi animali, per cui impiegano anche una mezz'ora abbondante prima di decidersi. All'improvviso sbucano dalla savana una decina di enormi elefanti, passando davanti alla nostra auto a pochi metri! Stupore e meraviglia, davanti a questa scena inaspettata!
Proseguiamo per la pozza di 'Andoni' dove un'altra visione paradisiaca ci attende: Andoni si trova proprio al bordo del 'Pan' la depressione arida interna la parco, e intorno alla acque sorgive si trovano semplicemente migliaia di animali, che danno luogo ad una visone sconfinata e magnifica, che può dare un'idea di cosa offre l'Etosha in termini di popolazione animale e dell'importanza naturalistica conseguente che riveste questo parco.

Io che faccio la grigliata a NAMUTONI (48Kb)ACena a Namutoni  (32 Kb)AAnimali vicino a Namutoni (78 Kb)

Giovedì 12
Trasferimento al campo di Halali, con arrivo previsto per il pomeriggio, mentre durante il viaggio continuiamo con gli appostamenti presso le aree previste, dove gli animali si abbeverano.
Una delle più spettacolari di queste è il punto denominato 'Etosha', in sostanza un'isola che si trova all'interno, per ca. 2 Km, della vastissima depressione salina, il 'Pan' grande ca. 4 volte il Maggiore (Lago), il quale per pochi giorni all'anno si riempie di qualche metro d'acqua e per il resto è un'indescrivibile ambiente, dove il terreno è completamente secco e screpolato dal calore e non corre un filo d'aria. Sul 'Pan' non ci sono animali, ma si scorgono le tracce che lasciano attraversandolo, orientandosi con l'istinto dato che nel mezzo in alcuni punti non si vede nemmeno dove inizia la vegetazione, ma, sole sopra, terra arida sotto e dovunque guardi l'orizzonte è modificato dal calore che sale come in un miraggio!
Io sul PAN (76 Kb)AAnimali del ETOSHA
Altro punto indimenticabile sarà 'Rietfontein', come al solito pozza di abbeveraggio, in prossimità della quale notiamo che nessun animale si avvicina all'acqua, standosene tutti ad un centinaio di metri... già due bei leoni adulti si trovavano appisolati all'ombra lì vicino! Inutilmente abbiamo aspettato che i felini si avvicinassero un po' all'acqua per vederli meglio, in ogni modo allontanandoci dalla pozza, avvistammo una leonessa ed un altro leone.
La giornata fu naturalmente delle più appaganti, ed entrammo poco dopo da vincitori nel campo di Halali.

Venerdì 13
La mattina inizia, ormai come abitudine, vagando da una pozza all'altra, sempre immersi nel suggestivo panorama del Eros looks elephants at OKAUKUEJOparco, un misto di savana, aree desertiche e Pan, ma sostanzialmente pianeggiante, dove solo all'estremo ovest si scorgono i monti 'ondunduzonananandana'.
Cammina cammina ci dirigiamo nella parte ovest, al limite della zona accessibile al pubblico, arrivando fino al terzo campo di Okaukuejo, dove facciamo rifornimento e acquistiamo la carne congelata per la grigliatona.
Okaukuejo è sicuramente il campo più bello in tutti i sensi tranne per i campeggiatori che troveranno parecchia polvere rispetto agli altri. Qui il posto di osservazione degli animali è pacchianamente comodo: dalle panchine dietro ad un basso We at Halali Campmuretto si sta comodamente a guardare gli animali ad abbeverarsi.
Halali è il più recente di costruzione dei tre campi governativi a disposizione dei turisti che intendono restare all'interno del Etosha, ed è quello che si trova all'interno della zona più densamente popolata di predatori.
Dispone della pozza di osservazione sicuramente più bella, in quanto si trova con una vasta savana intorno, ed il punto di osservazione è rialzato su delle rocce, in modo tale che sembra di essere a teatro. Oltre al fatto che il sole sorge prorpio lì davanti dando luogo al 'solito' stupendo spettacolo.
Fù lì che quella sera, dopo grigliato (!), vedemmo una cinquantina di elefanti, tutti insieme che bevevano pazientemente sotto i riflettori, nel silenzio più totale degli spettatori incantati ! E non era finita, perchè sia quella sera che la sera dopo avistammo anche i rarissimi rinoceronti ed un paio di iene.
 
 

Assaliti dagli scoiattoli  (40 Kb)

Sabato 14
Lasciamo a malincuore l'Etosha; sembra già che una parte del viaggio sia finita... ancora una volta ho avuto la dimostrazione che in natura esistono spettacoli ineguagliabili da qualsiasi attività o realizzazione umana!!
Ci dirigiamo a Khorixas, a ca. 300 Km, viaggiando su strade sempre più isolate e vuote e... diritte. Eros on the road !  (44 Kb)
A parte questa caratteristica si tratta di un semplice trasferimento verso un'altra meta, il viaggio non riserva particolari attrattive, ma è curioso il fatto che continuiamo a scrutare l'orizzonte alla ricerca di animali. Il gusto del safari ci ha contagiato !
Giungiamo puntualissimi alla meta, la cittadina di Khorixas capoluogo dell'omonimo dipartimento territoriale, e riforniamo la Toyota all'unico distributore, che come al solito la guida ci ha segnalato con precisione. Incredibili queste 'Lonely Planet' !
Ci attende una prenotazione al 'Khorixas Lodge' trovato su Internet, che pare essere l'unico posto con un po' di vita nella zona, ed effettivamente devo costatare che Khorixas è veramente un posto triste: battuto da venti micidiali che sollevano una sabbia pestifera, pochissime attività commerciali, che definirle tali è già una parola grossa (!), un piccolo supermarket con una relax at Khorixas Campdisponibilità di merce disparata, dove ho visto con i miei occhi, esposte alla vendita tra gli scaffali, bare e accessori funebri! Il tutto a ca. 100 Km dall'insediamento umano più vicino.
Ma per fortuna il nostro Lodge è un piccolo angolo, direi di paradiso in questo caso, dove si trova tutto a standard europei, bungalow con aria condizionata, piscina, un ristorante decente, un bar con loungue, e, dopo la nostra visita un barista che sa preparare il 'Cuba Libre'.
 

Domenica 15
Giornata interamente dedicata alla visita al massiccio montuoso del 'Brandberg', massima cima della Namibia con i suoi 2600 mt. Sul luogo sono stati scoperti pochi decenni fa, dei graffiti preistorici diventati un must da vedere assolutamente, sotto una roccia si trova infatti il dipinto con scene di caccia raffigurante la 'White Lady', una figura appartenente sicuramente ad un personaggio importante di ca. 4000 anni fa.
E' semplicemente incredibile pensare che l'inchiostro usato sia durato per millenni, passato indenne agli agenti atmosferici, ed ora per ironia della sorte, il tutto è protetto da una griglia metallica contro eventuali vandali !
I graffiti si raggiungono con una breve escursione a piedi in meno di un'ora con guida locale ad un prezzo, come al solito irrisorio, sotto un sole pesto ed un cielo azzurro, polarizzato da un'aria che non conosce particelle di monossido di carbonio !
Il viaggio per raggiungere il Brandberg è stato di ben 260 Km, attraversando il Damaraland centrale, che offre un panorama desertico sconcertante: sarà per il caldo, la scarsa vegetazione, le strane formazioni montuose mai uguali, ma questa zona appare veramente inospitale, nel senso che qui capite il significato di questa parola.

La WHITE LADY !! (72Kb)

Lunedì 16
Di buonmattino, trasferimento verso il 'Palmwag Lodge' molti Km a nord, diciamo al limite massimo consentito ad automezzi 4x2.
Lungo il tragitto approfittiamo della presenza di alcuni siti interessanti: la 'Petrified Forest' è un'altra tappa immancabile, che come si può intendere è costituita da numerosi tronchi e pezzi di alberi risalenti a ca. 200 milioni di anni, incredibilmente pietrificati dalla fossilizzazione sùbita nel tempo. Incredibile è l'aggettivo giusto, questi tronchi sembrano per forma e colore proprio dei pezzi di legno, ed è visibile anche da vicino il dettaglio della venatura e dei nodi del legno, tamburellando sopra emettono pure lo stesso suono del legno, invece sono proprio dei pezzi di pietra! Questo luogo è il più grande sito del genere al mondo, con una quantità di reperti superiore alla più famosa Petrified Forest americana.
Continuiamo con una piccola deviazione verso la 'Burnt Mountain', lungo la strada osserviamo un continuo variare del panorama, addirittura troviamo numerose formazioni collinari costituite da rocce di forma e colore sempre diverse, fino a raggiungere la Burnt Mountain, la quale è una piccola collina di roccia nera vulcanica, che come le altre sembra messa lì chissà come e perché.

La 'Petrified Forest'ALungo la strada per SesfonteinAIl selvaggio inquietante Kaokoveld

Passiamo anche per la formazione delle 'Organ Pipes' originalissime rocce con una forma verticale regolare ed incastonata tra loro, derivata dalla improvvisa solidificazione di una massa lavica. Molto simile, anche se più semplice, alla scogliera della 'Giant's Causeway' in Irlanda del Nord.
Si fa tardi, è meglio indirizzarci alla volta di Palmwag, non molto distante, ma la strada è parecchio dissestata costringendoci a viaggiare a 40/50 Km/h. Ci addentriamo nel Kaokoveld sulla strada per Sesfontein per ca. 150 Km, il viaggio ci regala ancora nuove e profonde sensazioni 'africane', è da qui in avanti infatti che ha inizio la parte più sperduta della Namibia, dove non esistono alberghi, i rifornimenti non sono assicurati e le strade in pessime condizioni.
Incontriamo dei villaggi di pochi abitanti, che ci danno l'impressione di vivere ai bordi della civiltà, estrapolati nel tempo dalla condizione di una economia di sussistenza inserita nell'ecosistema, ma ancora spauriti ed inadatti allo stile diciamo del 'primo mondo' cui ormai buona parte della Namibia si è assuefatta.
Per questo è incredibile arrivare al campo di Palmwag: ci si trova in una vera oasi con tanto di palme vere, piscina, bar e ristorante, e ordinatissimi posti tenda, praticamente a 200 Km dalla civiltà !!
Ci troviamo su una piccola collina, da cui la vista spazia per centinaia di Km verso una savana che si staglia contro delle formazioni montuose che catturano l'orizzonte, dietro alle quali scende un tramonto magnifico.
Diventa buio, i gruppi elettrogeni partono 'mettendo in moto' il campo, che si illumina rassicurante. Nella piccola pozza d'acqua circostante la zona bungalow, notiamo a fatica un rinoceronte semi nascosto nella bassa vegetazione, ci separano una ventina di metri ed un muretto, sul quale è affisso un cartello: 'non disturbate gli animali, dato che nel nostro lodge non ci sono recinzioni e potrebbero avvicinarsi! La sera stessa Eros si cimentò in una performance esuberante: i migliori spaghetti aglio & olio della vacanza, sotto un cielo stellato come non si è mai visto.
Palmwag è un posto semplicemente 'magico', dove ho avuto la più forte sensazione di essere fuori dal mondo.

Il tramonto a Palmwag !! (46Kb)APalmwag  (83 Kb)ARipariamo il Toyota (45 Kb)

Martedì 17
Dunque ci svegliamo in questo posto a casa d'Iddio, la notte è stata un poco agitata, ventosa di bestia, ma la tenda ha resistito, e abbiamo dormito sul terreno perché uno dopo l'altro i materrassini hanno ceduto. Per non parlare degli spaghetti da digerire.
Intorno alle otto pensiamo: 'Uè fiò sa fèmm?', mah, andiamo al piccolo shop a prendere dei biscottini per colazionare, e così come dei pesci lessi perdiamo il tour in 4x4 nei vasti possedimenti del Lodge, che porta fino al fiume Uniab.
Allora pigliamo il nostro automezzo e usciamo 'on the road' verso Sesfontein, pensando: 'fino a dove arriviamo, arriviamo' sapendo che la strada è consigliabile solo ai 4x4. Attraversiamo per qualche decina di Km il Kaokoveld del nord, incontrando dei villaggi assurdi, di poche case o baracche, e, sempre con il mulino a vento per estrarre l'acqua dal sottosuolo. E pensare che ci abita della gente qui !
Poi da buon navigator/organizer mi accorgo che qualcosa non va... Vacca ! Non nel senso di animale sacro, nel senso che abbiamo sbagliato strada, Sesfontein è dall'altra parte.
Turna indrè, ripassiamo il check point veterinario, ripassiamo davanti al lodge, e andiamo nella giusta direzione. Proseguiamo per un po' di Km, nel classico paesaggio fatto di cespugli disseminati qua e la, qualche raro albero spoglio, e migliaia di pietre depositate sul terreno, azione che si pensa dovuta ad un'esplosione vulcanica di migliaia di anni fa, ma è una teoria ancora incerta. E' in ogni caso un panorama unico, lo stesso bellissimo, delimitato in lontananza da montagne con la cima piatta, tipo 'Nevada', con la colonna sonora eseguita da un vento sferzante.
Bè decidiamo di tornare al campo di Palmwag e là mangiare qualcosa al bar. Salsiccia grigliata, patatine fritte e 'Windhoek Lager'. Poi un'idea, sono solo le tre, mettiamoci a riparare il filo del contachilometri che s'è rotto, con tutte quelle buche c'abbiamo preso, ed è andata bene così che già la convergenza dell'assale anteriore se n'è andata a quel paese.

Il vento vi dicevo prima, nel frattempo è aumentato fino a sollevare una tempesta di sabbia che ha offuscato il sole, altro fantastico spettacolo dell'Africa !
Scende la notte, parte il gruppo elettrogeno, ci illuminiamo d'immenso, l'Eros non c'ha voglia di fare il bis con gli spaghi, andiamo ancora al bar a cenare. Che strano cenare in questo capanno che sembra fatto da un giardiniere, con intorno un bel praticello all'inglese, e di li a pochi metri inizia il nulla per centinaia di km !

Mercoledì 18
Ci alziamo presto, molto presto, talmente presto da vedere sorgere il sole. In serata dobbiamo essere a Swakopmund, a 450 Km e ci preoccupa la distanza da percorrere su una via di cui non conosciamo le condizioni.
Per precauzione riempiamo un paio di taniche di benzina, e via col sole che ci saluta albeggiando.
Ora che il tachimetro funziona, Ska da vero ragioniere, ogni 30' ci informa sulla velocità media di crociera, che già dalla prima mezz'ora risulta essere di ben 58 Km/h; se va così possiamo stare tranquilli.
E' un problema viaggiare col sole alle spalle, in quanto l'ombra di eventuali buche cade in avanti e le vedi solo all'ultimo momento, specie quando si attraversano i letti dei fiumi in secca, che sono abbastanza in pessime condizioni; così arrivi a 90/100 all'ora e picchi giù una frenata spettacolare con altrettanto spettacolare botta sull'asse anteriore. Questo è meglio non dirlo all'Avis.
Skeleton CoastCon un'elevata velocità media, molto sopra al previsto ci assicurava Ska, arrivammo al check point di 'Springbok Water' già alle 9.30, e siamo nel mito più mito: la 'Skeleton Coast Wilderness Area'.
Attraversare questa zona è uno spettacolo inimmaginabile, da Palmwag a quota 800 mt. ca. scendiamo fino al mare attraverso la Skeleton, qui passiamo per enormi vallate, penso lunghe 20 o 30 Km, distese semi-desertiche, montagne dalle forme più assurde, fino a scorgere l'Atlantico ad alcuni Km dal bivio tra Terrace Bay ed Henties Bay.

La strada ora per 250 Km scorre parallela al mare, anche se lo si vede raramente perché è leggermente interna. Decido comunque di raggiungere la spiaggia, con una breve passeggiata di 2 o 300 mt. stando in collegamento radio con l'equipaggio (siamo organizzati vero?). In questa mezz'ora ho vissuto un po' dell'essenza della Skeleton Coast: sole a picco cocente, scheletri di animali e pesci, vento talmente forte dall'interno che soffiando cancella il rumore delle onde, udibile solo a pochi metri dall'acqua (tanto che il mare sembra un filmato senza audio!), sempre questo vento vi spinge addosso delle particelle di sabbia caldissime che fanno quasi male !
Questo è ciò che aspettava i numerosi uomini naufragati qui, e sopravvissuti al naufragio stesso, con l'aggiunta di notti freddissime. Se sei vivo devi vedere a stare in certi posti almeno una volta nella vita.
Comunico tutte le mie emozioni via radio all'equipaggio, che tuttavia non si dimostra molto interessato, ribadendomi la necessità di arrivare a Cape Cross in tempo per il pranzo, lì andiamo a visitare la colonia di 'Otarie del Capo', una meraviglia della natura: stese sugli scogli ci sono ca. 30.000 otarie che danno luogo ad un incredibile show come ci si avvicina, senza ancora vederle, si sente un forte rumore, come un abbaiare di migliaia di cani, per non parlare dell'odore intenso di pesce stantio. Poi ve le trovate davanti a migliaia, un po' sulla spiaggia e un po' in mare, e qualcuna che si avvicina fino al muretto di delimitazione per la gioia dei turisti.
Spariamo foto a raffica, e dopo un'oretta ci rimettiamo in viaggio. Arriviamo a Henties Bay, il cellulare entra in 'roaming', ci avviciniamo alla civiltà.
Arriviamo a Swakopmund verso le 4.30 e cerchiamo la casa dei Volkmann, una specie di B&B contattato via Internet, che sembrava molto carino, e cove abbiamo una prenotazione. Troviamo la casa, bellissima nuova di zecca e proprio sulla spiaggia, costruita quindi proprio per ampliare un'attività precedente di B&B, ma con un gusto e un'aspetto di vero Hotel. Entro nella reception, mi viene incontro una bella signora, anzi una vera signora, era Anke, mi accoglie con un'ottimo inglese continentale: "You should be Fabrizio? I'm waiting 4 U". Già, oltre a rivelarsi una persona di grande cortesia e senso dell'ospitalità, ha messo in piedi con l'aiuto del marito questa struttura, che, senza mezzi termini posso paragonare ad un hotel 4 stelle come bellezza, pulizia e funzionalità, ma con una suggestione romantica da favola. Immaginatevi: camera con un'enorme oblò/finestra che dà sulla spiaggia, con il tramonto sull'Atlantico proprio in fronte!
Troppe cose belle in un giorno, facciamoci la doccia e rilassiamoci, staremo qui per tre notti. Alla sera andiamo in città, Swakopmund, bella cittadina di gusto germanico, con un carattere insospettabile, un po' di vita all'europea, bei negozi e clima inglese, dato che la corrente di Benguela, porta qui talvolta una fresca nebbia.
Ceniamo al 'Western Saloon' e scopriamo che qui si mangia da Dio, questi di Swakopmund cucinano un pesce fantastico.

Cape Cross: otarie (86K)ASwakopmund: il vecchio molo (72K)

Giovedì 19
Bella dormita in quel posto da favola. Facciamo colazione alle 8, nel piccolo loungue dove ci attendono Anke, e la sua assistente.
La corrente di Benguela ha colpito nella notte, una fitta nebbiolina tipo 'Valpadana' è scesa sulla costa, e la cosa buffa è che guardando verso il deserto, sparisce, e il sole riprende a splendere a soli 4 o 5 Km dal mare!

In questa cittadina di 30.000 abitanti ca. gira molta più grana che nel resto della Namibia, considerando che, molta gente è ben impiegata alla miniera di uranio di Rossing, poi è il luogo turistico più frequentato di tutta la Namibia, e rimane un luogo storico della colonizzazione tedesca di inizio secolo, inoltre con la vicina Walvis Bay costituisce un polo di un 100.000 abitanti, potenziali consumatori. Basta un'occhiata ai negozi per rendersi conto che il commercio gira come e meglio che a Windhoek, inoltre a dicembre, che qui è l'equivalente di agosto per l'Europa, la zona è invasa da numerosissimi sudafricani, che in questo angolo di mondo hanno il maggior potenziale di spesa pro-capite.
In questo angolo pan-germanico passeggiamo spassionatamente, approfittando anche di un internet point per controllare l'andamento dei nostri titoli (eh no, non c'è vacanza che tenga finche la Borsa è aperta!), ed in sostanza fatichiamo ad immaginare di essere in Africa.
Capiamo sempre più che la Namibia sfugge dallo stereotipo africano dell'immaginazione europea, fatto di negretti, villaggi, e con 30 anni di ritardo sullo sviluppo economico e sociale. Si, c'è anche questo, lo abbiamo visto nel Damaraland, nelle piste verso il Kaokoveld, e chissà cos'altro avremmo trovato nel nord, vicino all'Angola, ma un simile tipo di africanità (?) è sicuramente da ricercarsi altrove, Zimbabwe o Zambia, tanto per stare in zona. Qui lo sviluppo, dall'indipendenza del '91, legato al Sudafrica del dopo-apartheid, ha sicuramente portato del benessere, perlomeno economico, anche sfruttato con intelligenza, vedi la forte tutela dell'ambiente e degli animali, mentalità singolare per un paese africano, che è capace di fare meglio per l'ambiente di molti stati europei, e che sorprende anche per l'intelligenza con cui sfruttano il turismo come risorsa.
La nebbia portata dal Benguela persiste, visitiamo così il locale museo, incredibilmente molto interessante, con vari reperti esposti: animali imbalsamati, fotografie d'epoca suggestivissime, descrizione accurata dell'estrazione dell'Uranio da Rossing (riescono ad essere ecologici anche in questo !), e naturalmente, tantissimi reperti del periodo germanico.
Serata passata nel migliore ristorante della città, The Tug, arredamento stile 'Navy', ambiente elegante, bella gente della borghesia 'in grana', ma soprattutto... ennesima eccellente abbuffata di pesce, abbondantemente innaffiato dai bianchi sudafricani passati più volte sul nostro tavolo.

Venerdì 20
M'alzo. Sono felice di potere andare nel loungue a fare colazione. Mattinata passata a Walvis Bay, maggiore porto della Namibia e città universitaria, un posto veramente squadrato, cioè con le vie che si incrociano tutte a reticolo, insomma non c'è proprio nulla di bello, ma siccome la guida dice "... città con un fascino particolare che non tutti riescono a cogliere", ci impegnammo a coglierlo. Chiediamo l'autorizzazione a visitare il porto, dove abbiamo la conferma che non c'è proprio nulla.
Se avessimo avuto un bel 4x4 avessimo potuto trottare sul Sandwich Harbour, magnifico posto dove osservare gli uccelli, cioè i volatili, ma la sfiga ci ha assegnato un 4x2, quindi andiamo a mangiare chè lè üra.
Seguendo sempre rigorosamente la Lonely Planet, ormai assunta come Bibbia, di cui leggiamo sempre un paio di pagine ad alta voce prima di dormire, scegliamo il 'Big Mama', che è un bel posto, dove mangiamo dei pesantissimi spaghetti 'Marinara 2' così denominati dopo che la versione beta 1.0 non era riuscita ad eccellere. Con questo peso sullo stomaco cosa fare? Ska propone la scalata alla 'Dune 7' locale attrazione nella zona desertica retrostante, e ci siamo divertiti un mondo a scalare e correre giù dalla duna di un centinaio di metri, con ottimo effetto digestivo, e sabbia in ogni parte dei vestiti.
Ceniamo a casa, già perché quel posto, il 'Beach Lodge' per noi è già la casa, anzi meglio, molto meglio. Abbiamo una piccola suite, con due camere, bagno, cucina, telefono e parcheggio custodito. Quindi sfruttiamo la cucina, dove Eros vuole ancora deliziarci con i suoi spaghi! Veramente un ragazzo da sposare.
Poi mica stiamo a casa, cioè qui c'è il massimo della vita, siamo un po' nell'equivalente della nostra Rimini, quindi usciamo ed andiamo in un bar consigliato... dalla guida. Bel posto pieno di giovani che bevono, e subito ci uniamo al rito collettivo, ordinando 8 o 9 cocktails microscopici (qui li servono così per scoraggiare l'alcolismo). Facciamo ben le 11.15 tardissimo, è meglio rincasare ed andare a letto.
Fenicottero a Walvis Bay (80K)

Sabato 21
E così fu. Chiedemmo ad Anke di restare ancora un giorno nella sua 'casa delle fate', ed ella ci concesse un altra camera per le prossime ventiquattrore, e con grande gioia restammo ancora un giorno a Swakopmund.
Decidiamo di fare il 'Velwitschia Drive', tour nell'area semi-desertica che culmina in un sito pieno di Velwitschia appunto, la tipica e famosa pianta fossile del deserto namibiano. Qui ce n'è una che ha 1500 anni, enorme, rinchiusa da un recinto, non penso per evitare di farla scappare, ma probabilmente per proteggerla dai vandali, dato che ha un grande valore botanico.
Nel pomeriggio torniamo a Swakopmund, dediti ad una delle mie attività preferite, il passeggio sulla spiaggia.
Scendiamo vicino al mare nei pressi del vecchio molo, costruito agli inizi del 1900, e mai utilizzato, perché la corrente del Benguela aveva subito intasato il fondo di sabbia, rendendo difficoltoso l'approdo dei natanti.
E' rimasto come monumento cittadino, molto suggestivo, ed uno dei tanti simboli della vittoria dell'ambiente sull'uomo.
Lo spettacolo del tramonto è l'ennesima meraviglia che la Namibia ci regala, una cosa semplice che richiede solo un po' di puntualità, ma molto romanticismo per goderne appieno.
Ultima cena, nel senso che abbiamo veramente apprezzato la cucina della città e vogliamo goderne per l'ultima volta. Il prescelto è il Kuchi's Pub e, non so che dire, ci hanno deliziato ancora con del gran pesce, soprattutto col filetto di squalo che è stata la più interessante scoperta.

Domenica 22
M'alzo triste, devo lasciare questo posto e... ma lasciamo perdere. Cerco di telefonare ad alcuni posti intorno a Solitaire, nel Namib Naukluft Park dove siamo diretti, dobbiamo entrare in un altro mito: il deserto del Namib.
Per cui chiamo un po' di posti dove dormire, tra cui il Namib Naukluft Lodge, i quali mi dicono di avere posto solo per stanotte, ma si impegnano a trovarci comunque una sistemazione in zona. Che carini! Decidiamo di andare lì, sbrigandoci perché ci hanno ricordato che lo spettacolo del tramonto da una collina vicino al Lodge è imperdibile, e si va alle 4.
Salutiamo e sgommiamo verso Walvis Bay e poi verso est. Temendo di trovare solo campeggi nel Naukluft, il giorno prima abbiamo fatto una fantozziana scorta di acqua potabile di cui disponiamo ora di ben 30 lt. e la utilizziamo come zavorra per la trazione posteriore (sempre vedere il lato utile delle cose).

Fuori Walvis Bay termina l'asfalto, e riprendiamo il contatto con lo sterrato, dimenticato da 4 giorni. Lungo il percorso vediamo un cicloturista cosa molto, ma molto singolare, e rallentiamo per non investirlo con la nuvola di polvere sollevata; ma chissà chi è e dove va, certo è un vero uomo! Verso le 12 pausa snack; possiamo, come al solito, fare pipì in mezzo alla strada tanto non passa mai nessuno. Intorno alle 14, calcolando bene la nostra posizione sulla cartina, passiamo per la linea del 'Tropico del Capricorno'; un'ora dopo facciamo il pieno al distributore di Solitaire, siamo ormai arrivati e troviamo facilmente il Namib Naukluft Lodge.
Il quale è un posto molto accogliente, con la particolarità di offrire ogni comodità a buon prezzo, letteralmente ai margini del deserto.
Infatti la nostra camera aveva una veranda, scesi dalla quale iniziava lo sconfinato e bellissimo Namib Naukluft Park, con la vista che spaziava per decine di Km in fronte a noi, e come in altre occasioni siamo a parecchi Km dal più vicino insediamento umano, sconfinati nella natura selvaggia, intatta e disabitata.
Poco dopo le quattro i motori dei potenti fuoristrada del Lodge si accendono e mettono in evidenza la loro potenza, partiamo per l'escursione del 'Sun-down', cioè andiamo su una forcella tra due montagnole oltre la quale si estende una vastissima pianura da dove potremo osservare il tramonto sorseggiando champagne.
Trovandoci su una forcella appunto, davanti ad una pianura, succede che qui si raccoglie parecchio vento in fuga, risultato: un freddo cane da congelamento!
Resistiamo comunque e assistiamo allo spettacolo, come sempre memorabile.
In serata possiamo cenare degnamente, scegliendo un buon vino, e passando una mezz'ora nell'accogliente salotto al calore del camino sorseggiando un cognac, mentre fuori cala il buio pesto sul Naukluft, gli animali diventano padroni della prateria, e le luna vigila discreta, illuminando con un bagliore tenue, e calando una algida atmosfera su questo luogo fatato.
SKA al tramonto nel Naukluft (35K)

Lunedì 23
Sveglia alle 4.30, o meglio, alzata dato che non abbiamo dormito molto tutti e tre per problemi di stomaco dovuti a qualche accidente che abbiamo magnato e poi raffreddato durante il 'sundown'.
In mattinata dovremo raggiungere un luogo sensazionale, un'altra tappa fondamentale del tour: 'Sossusvlei' in pieno deserto del Namib! Le 'onde' del mare di sabbia del NamibLasciamo il lodge alle 5.30 per percorrere più di un centinaio di Km, salutati dal sole che lentamente si alza da est, e, intorno alle 7 arriviamo alla porta di Sesriem, da dove entreremo nel Namib Naukluft Park.
Fa un certo effetto vedere i ranger in servizio con giaccavento, guanti, sciarpa e cappello, ma effettivamente devo costatare che la temperatura durante la notte è scesa vicina allo 0°.
Entriamo così nell'enorme vallata che consente di penetrare nel Namib per ca. 60 Km fino all'Oasi di Sossusvlei. Si parte all'alba per non perdersi lo spettacolo, unico ed affascinante, dato dalla luce del sole che lentamente sale sulle duna, gettando una pennellata di rosso da una parte, e nero profondo dalla parte in ombra.
Assalto alla Dune45Ribadisco ancora che gli spettacoli e le manifestazioni della natura sono di gran lunga superiori, e nemmeno lontanamente paragonabili a qualsiasi opera umana, artistica o tecnologica che sia.
La scalata alla 'Dune forty-five' è un'altra esperienza memorabile, osservando la linea che divide la sommità della duna, distinguiamo perfettamente la colorazione contrastante, mentre il paesaggio osservato dagli 80 mt. d'altezza (impresa che ha rivelato senza pietà i limiti polmonari dei fumatori !!) assume forme, colori, e luci di una bellezza mozzafiato.
La dune45, 45km dopo SesriemScendiamo e continuiamo verso la meta, dopo pochi Km, il Nissan inserisce la trazione integrale, i poveri 4x2 qui devono fermarsi, e gli occupanti procedono a piedi per ca. 8 km.
E' uno spasso 'navigare' nella sabbia, ah se avevamo il 4x4 anche noi ci divertivamo! Arriviamo così a Sossusvlei verso le 8.30, e, mentre il nostro autista prepara il buffet, ci accingiamo a scalare la duna più alta, da dove... non sto a dirvi ancora che meraviglia di spettacolo si gode lassù: la visione del deserto dall'alto è un insieme di mistica bellezza artistica, fatta di linee dolci e sfumature leggere, talmente perfette nella loro bellezza da sembrare create da un grande stilista.
Il cielo stesso si staglia di un azzurro profondo, con qua e là qualche spruzzata di bianco delle nuvole. Stiamo in ammirazione, anzi in contemplazione del paesaggio per un po', poi ci buttiamo all'impazzata nella discesa dalla sommità della duna, con la neve, ooops la sabbia fino alle ginocchia; uè che bello che lè, mi sono davvero divertito.
Torniamo all'automezzo, dove ci attende un lauto breakfast, meritatissimo e apprezzatissimo, specie ora che ci è passato il problema di stomaco.
On the way back home... su suggerimento di altri viaggiatori, facciamo una capatina al bellissimo 'Sesriem Canyon', originale formazione rocciosa, che si estende per una ventina di metri sotto il livello del terreno, molto interessante, con belle visioni d'insieme e un fondo sabbioso che si può facilmente raggiungere dalla sommità. E con questo abbiamo visto tutto quello che la zona offre. Che satisfaction.
Torniamo al Lodge verso l'una, dove a sorpresa ci comunicano di avere disponibile la camera ancora per la notte, quindi niente trasbordo, anzi arriva pure il pranzo sulla veranda davanti alla magnificenza del Naukluft.
Pomeriggio da vero relax, siamo o no in uno di quei mitici lodge in mezzo al deserto? Dormita sul bordo della piscina, poi stufi di sentire ululare il vento, sorseggio di brandy vicino al caminetto nella loungue interna. Cena con gulash (?) e ovviamente afrikaner wine.
Ore 10 si spegne il gruppo elettrogeno, si dice buonasera, si va a dormir .
Immagini del Namib Desert (320K)

Martedì 24
Sveglia sul prestino, paghiamo e andiamo. Usciamo dal possedimento del Lodge e ci immettiamo sulla nazionale che ci porterà a Maltahöhe, ma dopo pochi km il vento aumenta via via fino a provocare una forte tempesta di sabbia. Siamo costretti a proseguire a bassissima velocità con luci accese per alcuni minuti, l'auto è colpita dalla sabbia che risuona sulla carrozzeria, la visibilità si riduce a 2/3 mt, giusto sufficiente a vedere il bordo della strada; altro che nebbia in Val Padana. Semplicemente fantastico! Velocissimi sulle piste desertiche
Proseguiamo quindi per tutto il giorno attraverso la Namibia centrale, lungo l'intero distretto di Maltahöhe, affiancando il Namib per tutto il tragitto. Le strade non sono ovviamente asfaltate, ma molto ben tenute, tale da consentire una velocità media prossima ai 100 Km/h, il che fa sollevare un polverone spettacolare; arriviamo così già in mattinata a Maltahöhe, e proseguiamo per Helmeringhausen (vi ricordo che siamo in Africa, non in Germania) dove è previsto il rifornimento.
Il paesaggio, anzi i vari e vasti paesaggi che scorrono sono dei più belli e intensi, passiamo da enormi vallate, quasi prealpine, a praterie rinsecchite di erba gialla, strada di terra rossa e montagne grigie, mai una uguale all'altra. In particolare colpisce ancora la vastità per larghezza e lunghezza dei siti in cui passiamo.
Riflettiamo sulle dimensioni, la Namibia è vasta quasi tre volte l'Italia (824.000 Kmq), facciamo il 190% più grande, avendo poi ca. 1.7 milioni di abitanti, più o meno il 3% rispetto alla popolazione dell'Italia; facendo due conti passiamo dai 190 abitanti ogni Kmq dell'Italia, a uno ogni due Kmq della Namibia! Alla faccia del verde pubblico, in sostanza ogni namibiamo ha 4 milioni di mq., mentre ogni 'tagliano si piglia solo 5000 mq. E... quando ce li spartiremo, io li voglio in zona centro, tra Montenapoleone e Brera.

Ad Helmeringhausen sostiamo per fare il pieno, che è sempre una bella soddisfazione con la benzina a 40c/litro. Questo paesino è un posto assurdo, che definire fuori dal mondo non rende bene l'idea; dunque ci sono un distributore/meccanico, un albergo ristorante, una fattoria, e tre, dicasi tre, case, e in questa metropoli sono riusciti a creare un piccolo museo  dell'agricoltura all'aperto. Siamo veramente sconcertati, questa gente vive a 150 Km dal capoluogo di dipartimento, 80 da Bethanie e 110 da Aus (definite città per la presenza di piccoli market e di una 'landing strip'), basta non c'è nient'altro se non un vento implacabile e un misto steppa e sassi tutt'intorno.
La signora sulla cinquantina che ci fa il pieno non lascia dubbi sul tenore di vita dei locali: non spiaccica una parola, anzi dall'espressione sembra quasi che stia per scoppiare in lacrime, non si sa perché, forse solo per la tristezza del posto o per il prezzo troppo basso della benzina?

Andiamo, cerchiamo di raggiungere Luderitz al più presto, che qui ho quasi paura. Giungiamo ad Aus lungo la C13, da lì in poi la strada è asfaltata, ed il paesaggio bellissimo, di un bello maestoso. Di li a pochi km cominceremo a costeggiare di nuovo il Namib alla nostra destra, mentre a sinistra inizia la "Diamond Area" dove è proibito entrare, ed è meglio non provarci nemmeno, dato che i guardiani delle De Beers sparano su qualsiasi movimento sospetto nel territorio che lo Stato ha dato loro in concessione esclusiva.
Oltre alla spettacolarità intrinseca del paesaggio circostante la statale B4, i panorami sono resi in stile palcoscenico dalla morfologia del territorio, che da Aus, in meno di 130 Km scende da quasi 1000 mt. fino al livello del mare, regalando visioni d'insieme da cartolina, unite al contrasto di una strada di asfalto quasi nero deposta sulla sabbia gialla, la quale trasportata da un sottile vento, attraversa la striscia asfaltata in colonne d'aria a pochi cm. d'altezza.
Dopo l'esperienza di Swakopmund, arriviamo a Luderitz aspettandoci un altro piccolo gioiello incastonato nella baia antistante, ma dovremo rilevare una certa delusione: Luderitz è una cittadina particolare, direi con 'un fascino discreto che non tutti sanno cogliere', ciò perché vi regna una atmosfera di soffusa decadenza, di cui non si riesce a percepirne l'essenza, o averne una prova tangibile, ma si avverte maledettamente in ogni angolo, ed anche parlando con le persone. Quaggiù la vita è a 'bassa dinamica', quasi avvezza alla perdita di un ruolo economico importante, ormai avvenuto negli anni cinquanta, ma dal quale la comunità ha reagito con l'assuefazione e con un 'tiremm innanz'.
Troveremo una camera a buon mercato al Bay View Hotel, dove la vista sulla baia ce la devono ancora spiegare, ma ad ogni modo la sistemazione è buona, come sempre pulita, ed il personale, questa volta interamente di colore, è gentile ed inaspettatamente efficiente.
Alla sera, ceniamo in un locale grazioso, arredato all'europea, con pure tovaglie e tovaglioli sui tavoli, ma, sempre con quella strana atmosfera che ti perseguita ovunque ti giri in questo posto. Qui scopriamo una gradita abitudine locale, quella di esagerare con le portate, forse che per reagire alla situazione si sfogano mangiando in abbondanza ?
In viaggio verso Luderitz (60Kb)

Mercoledì 25
Gentilmente, Ma Bessy, o come diavolo si chiamava la receptionist di colore del Bay View, ci aveva riservato il posto per un tour in barca nella baia antistante la cittadina, ci alziamo quindi di buon'ora per prepararci, ma il mare è mosso e ventoso, e la partenza è spostata nel primo pomeriggio.
Con un rapido di cambio di programma, che rende l'idea della versatilità e grinta organizzativa con cui ci muoviamo, destiniamo la mattinata alla visita della 'Ghost Mining Town' nelle vicinanze, ovvero Kolmanskop.
Questa è una vera città fantasma, abbandonata nella metà degli anni '50 dagli abitanti, in seguito allo spostamento più a sud del centro di controllo dell'industria diamantifera, a Oranjemund, al confine col Sudafrica. Ed è inoltre il vero motivo di decadenza di Luderitz, che dalla sua fondazione aveva prosperato per bene, prima come porto e centro commerciale, poi dall'inizio del secolo come centro di gestione totale dell'industria mineraria diamantifera. L'allora "Consolidated Mine Company", oggi più conosciuta come De Beers, aveva posto qui le sue basi tecniche, ed anche commerciali, per l'inizio di quella che sarebbe diventata una delle attività più remunerative del mondo, e Kolmanskop era stata creata dal nulla, nel deserto antistante e a pochi Km da Luderitz, come centro sociale totalmente imperniato sulla vita dei minatori, operai, tecnici o commercianti, che qui risiedevano.
In seguito, dovuto forse all'imperante presenza politica (e militare) sudafricana, si sentì la necessita di spostare il centro di controllo più vicino al confine, e fu creata la città di Oranjemund, oggi luogo dove si entra solo con un permesso ben motivato (non certo per turismo) e si esce solo dopo un rigoroso controllo e perquisizione personale, che comprende una doccia, alla ricerca di eventuali cristalli involontariamente caduti nelle vostre tasche (Oops). Da Oranjemund non esce più nulla, elettrodomestici o attrezzature varie guaste, sono distrutte, i rifiuti solidi urbani vengono minuziosamente controllati, prima di essere bruciati; il rischio che si instauri una organizzazione dedita alla transfugazione di diamanti già estratti è troppo alto, e qualsiasi contromisura è giustificata. E' bene inoltre, molto bene, evitare di entrare nelle zona vietata in gestione da 50 anni all'industria diamantifera; essa sale dal confine sudafricano per 400 Km ed è larga ca. 100 Km dalla costa, penseranno poi i guardiani ad allontanare eventuali cercatori di 'rose del deserto'.
Ci sono spiegazioni molto esauriente per capire perché alla potente De Beers venga concesso tutto ciò: una potrebbe essere la creazione di qualche migliaio di posto di lavoro, sempre utili da questa parti, ma soprattutto diciamo che il 90% del gettito fiscale dell'intera repubblica namibiana è versato dall'industria diamantifera, di cui la De Beers costituisce ca. l'80%.

Eravamo rimasti a Kolmanskop, la visita è guidata, la nostra guida ci illustra come funzionava la città nel suo periodo di splendore, dagli anni 30 agli anni 50, e a cosa erano adibiti gli edifici. Poi visitiamo liberamente la zona, senza mancare di guardare se dalla sabbia affiora qualcosa di luccicante. Il deserto in 30 anni si è quasi ripreso la zona, le case sono suggestivamente diroccate, porte e finestre divelte, e alcuni tetti sfondati, tutto dovuto all'azione degli agenti atmosferici e della sabbia, che ormai invade i piani bassi della case come un'inondazione, offrendo visioni da film gotico horror.AKolmanskop, la città fantasma (42 Kb)
Torniamo a Luderitz, anzi al porto per il tour in barca che ci porterà a vedere i famosi pinguini che popolano numerosi alcune spiagge del litorale. Allontanandoci, la vista di Luderitz dal mare assume un aspetto diverso, perde un poco quell'alone misterioso e ci appare come una comunità del Mar Baltico tedesco, aiutata anche dal freddo vento che spira sul mare.
Fuori dalle acque del porto, una gradita sorpresa, arrivano alcuni delfini che ci seguiranno, sfrecciando intorno allo scafo e di tanto in tanto saltando giocosamente fuori dall'acqua a pochi metri da noi, mentre intorno migliaia di folaghe e gabbiani popolano gli scogli e prendono il volo direttamente dall'acqua al nostro arrivo.
Doppiando 'Point Diaz', così chiamata in ricordo del celebre navigatore portoghese, avvistiamo appisolate al sole sugli scogli, una decina di otarie, prima di arrivare alla baia dove vedremo centinaia di pinguini che sembrano salutarci dalla spiaggia.
Luderitz è un posto veramente strano, esistono queste meraviglie naturali e biologiche, in un'area che sia per l'insediamento umano, sia per la conformazione della costa non riesce proprio ad entusiasmare. Ma ancora una volta, grazie alla nostra (mia! nda.) organizzazione sappiamo cogliere il meglio che ci offre ogni situazione. Ad esempio la scelta dei ristoranti anche per questa serata si rivela vincente: ceniamo presto in un semplice pub annesso ad un hotel, Il Kapps, dove ci confermano l'usanza locale di abbondare sulle dosi.
Chi mi conosce sa che raramente rimane qualcosa nel mio piatto, ebbene quella sera alcuni spiedini alla 'portoghese' sono stati risparmiati dalla mia furia, erano veramente ottimi e abbondanti.

Eros alla 'Point Diaz' (35K)

Giovedì 26
Ci rimettiamo 'on the road' per il penultimo trasferimento, un lungo viaggio di 1200 Km che ci porterà entro il giorno successivo a Windhoek.
Ripercorriamo così la bellisima B4, quella incredibile striscia di asfalto nero posata sulla sabbia gialla dell'estremità meridionale del Namib, ma questa volta in salita, dal mare fino a quasi 1000 mt. in 120 Km.
Quella mattina il vento soffiava impetuoso (fa sempre effetto questa frase eh?) e sollevava la sabbia fin sopra la strada, fino ad accumulare strati di sabbia anche consistenti sull'asfalto, al punto che era necessario l'intervento di una spianatrice meccanica per riportare Luderitz in contatto con l'entroterra. E' incredibile, è la stessa cosa che potrebbe succedere da noi con la neve !!
La meta per la sera è la cittadina di Keetmanshoop, che si trova lungo l'arteria che dal Sudafrica conduce alla capitale e che poi procede per lo Zambia ed il centro Africa, strada discretamente importante quindi, lungo la quale Keetmanshoop riveste una notevole importanza con l'insediamento di numerose stazioni di rifornimento ed hotels.
Lungo il tragitto mettiamo in programma una piccola deviazione di 250 Km per vedere il Fish River Canyon, modestamente chiamato il secondo canyon del mondo, cosa a dire il vero non accertata. Ma non importa, quando giungiamo sul bordo del belvedere lo spettacolo è di impressionante bellezza, sotto a noi si staglia come in un'infinito palcoscenico, una enorme ansa del fiume Fish, in un panorama che abbraccia ca. 3 o 4 km di larghezza e scende per almeno 500 mt sotto di noi.
Forse la dicitura di 'secondo' anche se non veritiera rende comunque una buona idea dello spettacolo che viene offerto al viaggiatore, per cui gli perdoniamo la svista.
Si procede per Keetmanshoop dove arriviamo parallelamente al treno che sale da Johannesburgh, con un'ora di anticipo sul ETA; quando il Gsm entra in rete avvertiamo di essere vicini ad un insediamento umano di una certa rilevanza (ben 15.000 abitanti!)
Al mattino stesso avevo riservato un bungalow telefonicamente in un camping consigliato dalla guida e che troviamo con facilità, dove veniamo accolti dal simpatico personale che, appena visti, ci chiede : "German or Italian?", "Guess" rispondo io!
Il villaggio-campeggio cerca di ricalcare una stile Far-West americano, che risulta un tantino fuori luogo, ogni bungalow è chiamato con un bel nome altisonante del tipo 'Louisiana' o 'Kansas' etc.
Arriviamo al nostro cubo-bungalow e ci insediamo per la penultima notte namibiana, dentro ci sono tre letti un tavolo, il bagno con doccia, il frigorifero ed il condizionatore, fuori c'è un piccolo barbecue. Non male per 8e a cranio.
E quindi come da abitudine, secondo le nostre raffinate usanze cucinaniamo una massiccia dose di fusilli con sugo al pomodoro-tonno-peperoncino.

Fish River Canyon (100K !)

Venerdì 27
Partiamo con calma, non abbiamo fretta di tornare. Viaggieremo con comodo lungo l'arteria B1, la principale del paese, dove il traffico è paragonabile a quello tra Cardano al Campo e Ferno alla domenica mattina.
Il panorama non ha proprio niente di bello, è una zona semidesertica su un enorme altipiano, che ha grossomodo il Namib ad ovest ed il Kalahari ad est, lungo il tragitto passeremo per Mariental e Rehoboth, quest'ultima curiosa cittadina, dove gli abitanti sembrano andare fieri del sopranome di 'bastardi'.
Lungo il tragitto incontriamo un cimitero di guerra tedesco, risalente ad una delle tante guerre che nel periodo coloniale si combatterono tra tedeschi, indigeni, e sudafricani.
Poco prima di Rehoboth passiamo per il 'Tropico del capricorno', un punto in cui poseremo un segno indelebile nel nostro libro dei ricordi. La linea del Tropicooooooo (70K !)
Passiamo Rehoboth, senza indagare sul perchè di quel sopranome, e nel primo pomeriggio, lasciando i monti Eros sulla sinistra, intravediamo Windhoek adagiata in una enorme altipiano a 1700 metri. Una famiglia di babbuini sul lato della strada ci da il benvenuto nella capitale !
Ora ci appare come una immensa città, dopo tre settimane di aree rurali sembra veramente grande Windhoek che tutto sommato conta ca. 160.000 anime. E non ci impieghiamo molto a ritrovare la strada per l'albergo già prenotato; accidenti che traffico, ci sono pure dei semafori, e lungo la 'Independence Avenue' si rischia anche di fare qualche minuto in coda.
L'hotel Uhland è proprio niente male, è tutto nuovo e pulito, con meno di 15 Euro a testa abbiamo una camera enorme con tre letti, bagno, frigobar, e c'è pura la piscina e la colazione compresa, ed il telecomando per aprire il cancello !
E' ancora presto, sono le quattro e ne approfittiamo per fare quattro passi, usciamo a piedi per raggiungere il centro da cui non distiamo molto, trovandoci nella zona dei ministeri.
A proposito di questa zona, si vede che gli gira la grana di questi tempi, i palazzi dei vari enti ministeriali sono bellissime e modernissime costruzioni 'american style'; eh già, con la De Beers che sponsorizza il fisco e senza assistenza sociale e pensioni da pagare ne hanno di liquidi questi quà!
Arriviamo nel cuore della città e girovaghiamo per la piccola e carinissima zona pedonale cha si snoda sotto la slanciata costruzione dell'hotel Kalahari Sands, e alle spalle del centro commerciale Gustav Voight, quest'ultimo pieno di negozi di ottima qualità e prezzo pure.
Sorseggiamo una 'Windhoek Lager' sul terrazzo di un bel locale che definirei 'trendy', pieno di gioventù locale, interessante da osservare: bella gente, sia bianchi che 'coloured', ben vestita, ragazze ben messe e truccatine, direi ben truccatine, direi proprio carine. Specie le ragazze di colore contrastano enormemente con le loro coetaneee delle aree rurali.
Penso che Windhoek abbia una dimensione abbastanza europea, anche se occorre fare le dovute proporzioni per via dei limiti del commercio di qualsiasi prodotto oltre un certo livello (quasi assente l'elettronica di consumo), ma ad esempio ho osservato le vetrine degli ottici, che propongono occhiali molto alla moda e 'fashionable', ed una certa propensione a vestirsi bene.
Si fa sera! Per via dell'esperienza di venti giorni prima, evitiamo posti con terrazze all'aperto; scegliamo quindi il ristorante Gran Canyon, che non ha niente a che vedere con il Fish River Canyon, ma vuole proprio ricalcare lo stile americaneggiante, tex-mex in questo caso. Il locale è pieno, attendiamo una buona mezz'ora prima che ci venga assegnato un tavolo; come tutti i locali citati e lodati dalla guida, è pieno di turisti ! L'attesa ne vale comunque, qualità e quantità sono di ottimo livello e ci parte il solito barricone sudafricano.

Sabato 28
Tristessa, ci svegliamo per il rientro, e anche qui come al solito mi ambiento così facilmente che, la mia vera casa, il mio paesello, il mio Paese che già stimo poco, mi sembrano così estranei alla mia vita da farmi sentire straniero a casa. Io si che sono un vero cittadino del mondo!
Sono circa le 8.30, siamo pronti per fare colazione e andarcene, ci colazioniamo abbondantemente, e ci dirigiamo in centro dove facciamo quattro compere giusto per finire gli spiccioli.
Prima di mezzodì siamo sulla strada che porta all'aeroporto internazionale, e... che coincidenza, anche oggi numerosi babbuini ci salutano, cioè forse è il Baileys bevuto di mattina presto che mi fa vedere i babbuini che salutano! Però c'erano davvero, tanti, forse una decina, che sbucavano, neri nel mezzo del bush giallo acceso.
L'aeroporto Windhoek International è +/- una versione locale del 'Punta Raisi', cioè un capannone con una lunga striscia di asfalto, e la classica manichetta del vento. Eppure un MD11 della Lufthansa è sceso fin qui!
I display colorati sui banchi del check-in non sono ancora arrivati quaggiù, ci mettono comunque degli esaurienti cartelli appesi con l'indicazione della località di destinazione, che un bravo fattorino pensa a cambiare velocemente. Al free-shop c'è poca merce, ma scopriremo poi putroppo, che i prezzi sono più bassi che a Johannesburgh, facciamo fuori quindi gli ultimi spiccioli con qualche souvenir, tipo il liquorino degli sciamani del Kalahari. Notiamo che l'ormai mitico rhum 'Squadron' che ci ha riscaldato le notti in tenda e ha costituito l'elemento base dei 'Cuba Libre' preparati al momento!
Poi poco dopo mezzogiorno saliamo sulla scaletta del A320 della Southafrican, dove al culmine una brezza di vento ci saluta. Decolliamo con una lunga corsa per via del forte vento sempre presente, e subito scorgiamo sotto di noi la prateria infinita, battuta dal vento libero, dove ci immaginiamo gli animali che corrono liberi.
Ri-attraversiamo il Kalahari in senso inverso, mentre mangiucchiamo qualcosa serviti da una hostess tipo atleta dell'ex Germania dell' Est che ha imparato l'inglese per corrispondenza alle Falkland, un tipo molto femminile dunque.
Nel pomeriggio l'attesa a Johannesburgh è breve, al free-shop cerchiamo qualcosa di caratteristico da portare a casa, tipo i 'Baci Perugina' o l'amaro 'Montenegro', ma poi optiamo per qualche elefantino di legno che forse da meglio l'idea del luogo.
C'è molta confusione nel loungue, questo aeroporto è un trampolino di lancio per tutti i paesi dell'Africa sub-sahariana, ed oggi è proprio pieno... non immaginiamo che in questa sala d'attesa negli anni a venire passeremo spesso, e sosteremo a lungo!

Domenica 29
Sempre puntuali questi svizzeri, arriviamo a Zurich alle 6.30, dove in un paio d'ore prenderemo il piccolo X-air per Lugano, dove arriviamo intorno alle nove. Punto e basta.
 
 

Aarrrrrrrrrrrrrrrrrrrr



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