Mexico, Yucatàn, Caribe
August 08-17
C'era un gran buio tra le ultime
ore della sera e le prime della notte, da noi si dice che "l'è
scur", un'espressione lombarda volta a definire il tipico 'buio pesto'
di certe notti...
La 'Cuota' è una lunga autostrada tra Cancun e
(quasi) Merida, che passa per Valladolid e Chichén Itza. Di notte
è infatti molto buia e molto deserta, capirete che nel nord dello
Yucatàn non ci può essere poi un gran traffico a quell'ora.
E naturalmente non sono molti i turisti che ci viaggiano
dopo le 18 in compagnia di immensi autotreni, e tra quei pochi, tre intrepidi
che non si lasciarono intimorire dall'ora, e dimostrarono che si poteva
benissimo giungere a Chichén Itza entro le 23 !
I fatti andarono così: giungiamo da Miami in quel
di Cancun, luogo notoriamente frequentato dal turista-pacchetto-tutto-compreso,
lì, risolte le beghe per l'autonoleggio e mandata al diavolo una
nota compagnia di rent-a-car (non faccio nomi, inizia per T e finisce per
...hrifthy), rimediamo una bella Nissan Tsuru, e si fanno le 20.30. Ci
mettiamo in viaggio, senza cartina e con scarne indicazioni, verso il nostro
hotel di Chichén Itza; sapevamo solo che lungo la Cuota avremmo
trovato l'uscita diretta, per cui non ci preoccupava alcunchè.
Ed in effetti il viaggietto di 230Km non risultò
difficoltoso, pochissimi autoveicoli circolano di notte, ma almeno in autostrada
non si rischia l'abbagliamento per via del vizio dei locali di tenere alti
i fari. Poi, a destinazione mi venne da pensare che in fondo è stato
un poco azzardato mettere in programma questo trasferimento alle soglie
della notte, nel cuore del Messico più indios !
Km dopo km, comunque arriviamo all'uscita predestinata,
paghiamo la quota della Cuota, cara come il fuoco per essere in Messico,
e... colpo si scena ! Manchiamo la direzione giusta; ma, tutto sommato,
fare una retromarcia al casello non sarà poi cosa ardita in un paese
dove le regole della circolazione sono abbastanza flessibili...
Il casellante rimane stranamente sorpreso vedendomi arrivare
dalla parte sbagliata della corsia in retromarcia, e mi chiede "donde vengo
?", allorché io rispondo: "pirlone ti ho pagato un minuto fa non
rimembri ? Che, forse pensi che guido in retro da Merida (150 Km nda)?"
Ma mi faccia il piacere ! Sbalordito consulta i colleghi e decide, con
grande senso di responsabilità, di lasciarmi invertire la marcia
per la giusta uscita.
Fu così che arrivammo nei pressi di Chichèn
Itza nel bell'alberghetto 'Dolores Alba', verso le 23, e dopo un tranquillizzante
tè alla quila, ci coricammo.
Il mattino seguente ci leviamo di buon mattino, per evitare
le frotte di turisti 'pasdaran' che qui giungono dai centri di accoglienza
di Cancun e Playa del Carmen. Facciamo colazione in albergo, buona e sostanziosa,
ma noto una mosca nel mio caffè ! "Tengo un mosquito nel cafè"
faccio notare al simpatico cameriere indio, "està muerta ?" mi risponde,
come dire 'che problema c'è, scusa?' Ma scherzava il simpatico discendente
dei Maya e mi cambia il caffè... o mi estrae solo la mosca, vivrò
per sempre senza sapere la verità su quella mattina.
Saliamo sulla potente Nissan, infiliamo la D sul cambio
automatico (di cui me ne sono 'nnamorrato', ma perché quei coglioni
di 'taliani riempiono le auto di optionals inutili e non di questo bend'iddio)
e andiamo, finalmente, alla scoperta del sito di Chichèn Itza.
Entriamo a Chichèn Itza il 9 agosto, cercando
di essere sul posto per il primo mattino, sia per evitare il caldo bestia,
sia, soprattutto per evitare le orde di turisti all-inclusive!
Questa, pur non essendo la più grande, è
la città Maya meglio conservata, e meglio recuperata, imperdibile
nell'ambito di una visita a largo raggio culturale nello Yucatàn,
riserva gradite sorprese a chiunque con la magnificenza della sua piramide
e l'estensione stessa del sito.
La piramide è la meno elevata tra tutti i siti
Maya, ma è sicuramente la più bella, simmetricamente perfetta,
ben scalabile dalle sue seppur ripide scalinate, bella e splendente sotto
il sole, si staglia sul prato verde che la circonda. Dalla sommità
si domina tutto il luogo e si vedono spuntare dalla giungla tutti gli edifici
rimasti in piedi, in particolare il 'Caracol' importante osservatorio astronomico,
ed il bellissimo 'Tempio delle mille colonne'.
Verso l'una, Jack si toglie la maglietta, la strizza
e ne esce acqua come appena lavata... ce l'avevano detto che qui in estate
fa caldo umido!
Continuiamo verso il grande 'Cenote', la riserva d'acqua
che consentiva la sopravvivenza della città, curioso, enorme buco
nella roccia, riempito d'acqua in modo naturale, ed innaturalmente riempito
di ori, oggetti preziosi e cadaveri vari, il tutto recuperato con un dragaggio
ad inizio secolo, che ne aveva scandagliato il fondo di 80 mt.
!Segui questo link per una breve
introduzione alla storia dei Maya!
Pictures:
|
Chichèn Itza, scalata alla piramide |
sito di Labnà |
Uxmal, il tempio principale |
Uxmal, raffigurazione di Quètzalcoatl |
Uxmal, la "Piramide del Mago" |
Uxmal, il "Palazzo del Governatore" |
Usciamo dal sito archeologico verso
le due, caldo bestia, e aria pesante, quindi piovve, una gran acqua, di
quelle che vengono giù fortissimo e ti bagnano tutto in pochi metri.
Bah torniamo in albergo a riposarci, e decidiamo di passare la serata a
Valladolid, che anche qui non è come dirlo, ci sono quasi 40 Km
da percorrere su strade buie, con le maledette 'topas' in agguato. Già
le topas sono una costante caratteristica dell'America Centrale, presenti
in diverse varianti e dimensioni su moltissime strade che attraversano
i centri abitati; il problema è che la popolazione, in larga maggioranza
indios, talvolta dorme sulla strada, o semplicemente si sdraiano ubriachi
dove si trovano, cosa che ho potuto verificare con i miei occhi, allora
tagliano le strade con dei dossi rallenta traffico, segnalati all'ultimo
momento, talvolta malsegnalati, talvolta non segnalati affatto. Capite
bene che se si arriva li per lì a 60/70 all'ora si sbatte il semiasse
e ti saluto. L'insegnamento che ne viene è: meglio un indio in meno
o un semiasse in più ?
Valladolid mi è sembrata la città di Zorro
e del Sergente Garçia, eh eh, in effetti molte cittadine del Messico
sono fatte così, un piazza quadrata con parchetto in mezzo e palazzi
del potere e chiesa intorno, qualche portico con rilassanti bar e ristoranti.
Ceniamo al . Consigliato dalla Lonely Planet, ottimo
davvero, con un reale 'savor' di Messico, caratteristico con il bel giardino
quadrato ottenuto nel mezzo della costruzione, una caratteristica del Messico,
queste giardini rimangono sempre ombreggiati e donano frescura in mezzo
alla calura.
Una simpatica guardia ci invita a salire nelle stanze
del municipio, vi si trovano degli interessanti dipinti raffiguranti le
varie fasi della storia del Messico e dello Yucatàn.
Il Messico è una Stato Federale, per cui non manca
mai una dimostrazione di orgoglio locale affiancato alla storia nazionale,
lo Yucatàn è inoltre estremamente diverso dal resto del Paese,
avendo una popolazione in maggioranza Indios, discendente dagli stessi
Maya, che ne caratterizzano l'etnia locale, tipicamente di indole bassa
e grassoccia.
La cultura di oggi è un misto di spagnolo coloniale
e rimanescenze Maya, nomi di città derivate dalle originali spagnole
(Valladolid, Merida, etc esistono anche in Spagna) e nomi tipicamente Maya.
Viaggiamo il mattino seguente in direzione di Merida,
incontrando lungo il percorso Itzamal, la 'ciudad amarilla', così
chiamata per il colore giallo che colora gli edifici, almeno quelli risalente
a una certa epoca. Gioiello della città è il monastero di
Sant'Antonio da Padova, stupenda costruzione monastica, che risalta meravigliosamente
il suo giallo ocra contro il cielo azzurro, donando una luminosità
di rilievo alla piazza principale, già molto bella da sola. Il monastero
fu un simbolo non indifferente per i Conquistadores, una pietra miliare
che simboleggiava la loro presenza in questa terra, allora estrema, e costruito
con la pietra sottratta agli edifici Maya distrutti dalla furia colonizzatrice,
ma anche una dimostrazione che quella stava per diventare una nuova terra,
una nuova Spagna in autonomia, economica, alimentare, militare, ed ora
anche religiosa.
La costruzione stessa è da ammirare, l'interno
nulla ha a che vedere con le nostre chiese sfarzose.
Monastero di Sant'Antonio da Padova
Continuiamo viaggiando per una quarantina di km in aperta
campagna, incontrando piccoli villaggi, talvolta fatti solo di alcune capanne,
oggi ancora costruite in fango e paglia intrecciata, non è difficile
capire la povertà di questa gente, che vive il dramma della vita
alle soglie della civiltà, ma una civiltà troppo costosa
per potervi accedere, condannati da un sistema economico fallimentare a
rimanere sulla soglia, non più indios in armonia con la natura,
non ancora integrati nel sistema economico che tenta di di imitare un modello
forse impossibile proposto/imposto duemila km più in alto.
Lo Yucatàn cosiddetto comprende tre Stati Federali
degli Stati Uniti Messicani, tre regioni: lo Yucatàn vero e proprio,
nel nord della penisola, con capoluogo Merida, il Quintana Roo con la costa
caraibica e capoluogo Cancun, ed il Campeche sulla costa interna del golfo
del Messico con capoluogo Campeche stessa.
Merida è la capitale dello Yucatàn, un
bell'affare con i suoi 600.000 abitanti, bella, caratteristica e particolare,
tutto sommata pure pulita, ma soprattutto inquinata.
Si giunge in città passando per la periferia (Ma
va ??) e si incontrano le prime costruzioni, basse, quasi tutte ad un piano
come ovunque nelle città dello Yucatàn, per cui l'estensione
dell'area urbana si ingrossa di conseguenza per il mancato sviluppo verticale;
ci vogliono un bel 30 minuti per giungere in centro, in condizioni di traffico
modesto.
Merida: la cattedrale
Merida: le strade del centro storico
Ma non è il traffico il problema, non sono in
molti qui a possedere un'auto, e chi ce l'ha se la tiene a lungo, con conseguente
peggioramento della qualità dei motori e dei gas di scarico emessi.
Per cui tutti si spostano con gli autobus, vecchi e malandati, numerosissimi
nel centro storico, che rendono l'aria al limite dell'irrespirabilità
!
Fumare delle sigarette nel centro storico significa essere
del tutto senza coscienza, cioè ancora più senza coscienza
di un normale fumatore ! E' masochismo puro !!
La città è come tagliata in due da una
linea che separa il centro storico dai nuovi quartieri, linea individuabile
tra nord e sud della Calle 65, e tale che non si può non rendersi
conto del
cambiamento
architettonico e urbanistico. Da una lato a sud, la città vecchia,
affascinante, vera e irrespirabile, a nord i quartieri più recenti,
con abitazioni talvolta solo più dignitose ma anche più anonime,
ed intorno al Paseo De Montejo, quasi uno sfarzo in bilico tra il neoclassicismo
e l'americanismo.
Come molte città coloniali, la sua base urbanistica
segue lo schema di un accampamento militare, per cui tutte le vie sono
parallele ed a 90° e si incrociano formando perdetti quadrati e rettangoli
tra loro. Con un colpo di genio che si direbbe di mentalità nordica,
hanno chiamato tutte le vie da est a ovest con numeri dispari e le altre
da nord a sud con numeri pari, divise una in un senso di circolazione ed
una nell'altro. Se, come noi cercate la Calle 63 e siete sulla Calle 25,
saprete con assoluta certezza che la vostra via sarà in parallelo
dopo esattamente 48 incroci. Ma non è geniale ??
Arriviamo così nel primo pomeriggio al Dolores
Alba, gemello dell'altro di Chichén Itza, che è proprio una
figata di albergo, a 400 mt dalla piazza principale, bellissime camere,
aria condizionata, bagno privato, telefono, ma soprattutto una favolosa
piscina, indispensabile in queste temperature umide, dove organizzammo
divertentissime gare di tuffi.
Tutto a meno di 45E in tre ! Dico, ma chi me lo fa fare
di fare il turista Alpitour se
a fare il turista fai-da-te mi dà queste soddisfazioni
?
Una sera di quelle sere (Ci trattenemmo 5 giorni) fui
immerso in un episodio curioso, immerso è la parola giusta, dato
che mi resi conto della funzionalità delle strutture urbanistiche
di una nazione a metà strada. Iniziò a piovere già
nel pomeriggio, ma verso sera aumentò di intensità, quando
sembrò dimininuire uscimmo per cenare, dirigendoci verso il centro,
solo che le strade erano diventate dei torrenti, con l'acqua che quasi
copriva i marciapiedi, e gli autobus che ad ogni passata ti sommergevano
i piedi. Che esperienza unica, la gente non era per niente sorpresa, sembrava
nella normalità del solito acquazzone estivo!
Ci meritavamo proprio una bella cena da 'Pancho Villa',
locale dal tono turistico, ma da provare, ne vale la pena. La preparazione
del caffè yucateco è spettacolare, tutto il locale vi ammirerà
mentre la scie di caffè infuocato scendono nella tazza sul tavolo.
I dintorni di Merida offrono qualche
spunto interessante da non mancare, intendo oltre alle visite di rito ai
luoghi dei ritrovamenti archeologici Maya. Puerto Progreso è una
luminosa cittadina sul litorale a una cinquantina di Km da Merida; essa
sta a Merida come Ostia sta a Roma, è un po' lo sfogo balneare e
spiaggistico dei Meridiani (...?). Non male, tranquilla, calda, bel mare,
un po' troppo 'riminese' comunque.
Altra storia Celestun! Che merita un bel punto esclamativo,
segnalato dalla guide per l'interessante parco naturalistico in cui è
immersa, si è rivelato qualcosa di ben più di 'posto segnalato'.
Il parco naturalistico consente una full-immersion nella natura acquatica
tipica della zona, fenicotteri rosa (splendidi) e centinaia di uccelli
si sprecano, gli alligatori sono in agguato, e la vegetazione regna sovrana
inghiottendo quasi tutte le sponde con le mangrovie che si tuffano dalle
sponde nell'acqua.
Ma anche si fa apprezzare per l'organizzazione, o meglio
la disorganizzazione messicana, che ne rende ancora di più se possibile,
l'appellativo di tipicità del luogo.
Celestun è un incantevole, disorganizzato, e disordinato
villaggio, pochi hotel di 'seconda' scelta, pochi ristoranti veraci, vera,
ma verissima atmosfera messicana.
Davanti ha una spiaggia abbagliante sotto il sole di
mezzogiorno, che davanti ha un mare che più che mai è uno
specchio d'acqua: siamo sul Mar dei Caraibi interno, pieno Golfo del Messico,
la radura naturale ne plagia le acque, in totale contrasto con la costa
'cugina' del Caribe del Quintana Roo.
Da qui si ammirano le imbarcazioni caratteristiche dei
pescatori, che innumerevoli tornano sulla spiaggia nel tardo pomeriggio,
pochi turisti si abbronzano sulla sabbia, e alcuni barcaioli (abusivi naturalmente)
offrono emozionanti tour nella laguna.
Impossibile non cedere alla tentazione, ed affidarsi
a questi esperti del turismo abusivo per uno sfrecciante tour in motoscafo,
anche questo un'esperienza dell'arrangiamento messicano, che regala l'incosciente
emozione di sfrecciare velocissimi sull'acqua con una barca che installa
un motore decisamente sovradimensionato (!), e sentire i colpi delle onde
sul fondo, che quasi già mi vedevo l'acqua spumeggiare da una falla
!
Penso che l'"Evinrude" da 65hp frullava l'acqua a 50
Kmh, ed una volta dentro all'immenso acquitrino interno, incontriamo le
prime colonie di 'Flamingos'.
All'orizzonte appaiono come una macchia rosa, contrastante
con il verde scuro dominante, avvicinandosi si delineano centinaia di fenicotteri
rosa, in piedi nell'acqua bassa stagnante, splendidi ed eleganti nel loro
colore sgargiante e nelle loro pose quasi
signorili.
La barchetta sovralimentata corre velocissima, in alcuni
punti il bravo navigatore (vero, non internettiano) ferma, e spiega in
un facile spagnolo la situazione (e meno male che è un abusivo,
è meglio dei nostri 'ministeriali'), riparte, e sempre a manetta
(velocità disponibili: fermo o al massimo) si infila in un tunnel
ottenuto tagliando le mangrovie, facendo trasalire una scarica adrenalinica
nei passeggeri... ripresi dallo spavento/sorpresa, rinveniamo ammaliati
da una magnifica visione: stiamo navigando nelle acque rosse, colorate
dalle radici delle mangrovie ! Mai visto nulla di simile, il sole fa risplendere
di un rosso vivo l'acqua, creando immagini stupefacenti !
Torniamo a Celestùn, sempre veloci, sempre a manetta.
Ci fermiamo a mangiucchiare qualcosa in un piccolo ristorante, stile tavoli
sulla sabbia e una tenda sulla testa.
Un piccolo piccolissimo colibrì punzecchia il
nettare dai fiori alle mie spalle.
Potrei passare secoli in questo posto.
Celestun:
paradiso naturalistico
Celestun:
acque rosse per effetto delle mangrovie
Partiamo di buon mattino da Merida, nel senso che per
me prima delle dieci è sempre buon mattino, anzi pessimo se mi sveglio
presto.
Facciamo colazione, ottima e abbondante all'ormai solito
ristorante Tikal, con la solita crêpes di formaggio e purea di fagioli,
con caffè e succo d'arancia. Balziamo sulla solita Nissan Tsuru
e infiliamo la D sull'automatico, poi con una leggera pressione sull'acceleratore,
le marce entrano, progressive e morbide, ed il nostro cocho si solleva
verso una nuova meta.
Sarà Tulum, sulla costa caraibica, la nostra nuova
meta; qualche giorno di riposo sul mare ci farà bene, ma molto bene,
ma come vedremo poi, l'ambiente e l'atmosfera caraibica saranno un duro
colpo alla nostra esistenza di impiegati modelli (non nel senso di modelli
di Armani).
Infiliamo, questa volta in senso contrario, la Cuota,
l'autostrada che da cancun attraversa il nord dello Yucatàn, pensando
di uscire subito dopo Valladolid e scendere quasi linearmente verso Tulum,
pensata ovvia per chi ragiona con pragmatica europea, ma, colpo di scena!
La Cuota ha solo due uscite/entrate lungo i 300 Km di estensione, così
dopo Valladolid constatiamo anche sulla cartina che dovremo procedere fino
a Cancun per poi ridiscendere la costa del Caribe fino a destinazione:
circa 150 km in più del previsto!
Minchia di messicani, vanno ancora in giro col carretto,
che se ne fanno di uscite e svincoli autostradali, ovvio no? Bastava pensarci.
Così arriviamo nella 'amata' Cancun da dove proseguiamo
per ancora un'ora abbondante verso sud, verso la meta che avevamo scelto,
perché ci sembrava che là finisse il 'casino' delle megastrutture
alberghiere e dei temibili turisti 'all-inclusive' con i quali evitiamo
ogni contatto come se fossero impestati dal morbo dell'idiozia vacanzifera
del tipo tutto - organizzato - cucina - italiana - assicurata - coglione
- cosa - vai - a - fare - in - Messico ?
La scelta si rivela così più che mai azzeccata,
la mia abilità di 'holyday-management' coglie un altro successo,
la mia leadership sul gruppo più che mai indiscussa.
La costa del Caribe yucateco, Stato federale del Quintana
Roo è veramente un paradiso; piange il cuore a noi, emuli di Keruac,
seguaci di Chatwin, fedeli alla linea 'no-Alpitour', di vedere questa costa
depredata e sfruttata dalle megastrutture alberghiere che ne prostituiscono
la naturale bellezza e distruggono totalmente la magica atmosfera rilassata
fancazzista che ti assale, con dolcezza ma ti assale, e solo un duro di
cuore o depresso all'ultimo stadio può resistervi.
Giungiamo a Tulum nel primo pomeriggio, un paio d'ore
di ritardo sul programma, ma giungiamo. Dalla statale si scende verso la
costa, dove di incontrano decine di piccoli alberghi assolutamente fuori
dal controllo delle mafia delle vacanze all-inclusive, qui è possibile
soggiornare in confortevoli ma mai lussuose camere, o nelle caratteristiche
'cabañas', che sono delle curiose costruzione fatte di pali di legno
conficcati nella sabbia, pavimento di sabbia, cioè non c'è
proprio, e zanzariera, bagno ovviamente esterno. Chi ama appassionatamente
il mare troverà qui il suo Eden, a prezzo abbordabile, ridicolo
se confrontato con il turista che ha scelto la gabbia dorata del villaggio
vacanze.
Tulum: lo spledido litorale caraibico
Il mare è a poche decine di metri dalle strutture,
le spiagge sono immense, lunghe distese splendenti, accarezzate dalle onde
smeraldine e spumeggianti del vero Mar dei Caraibi, l'affollamento inesistente,
si contano qualche decina di persone nel pomeriggio.
Scegliamo un posto, un albergo piuttosto carino, che
sembra messo un po' meglio degli altri, il cartello 'Don't worry, be happy'
all'ingresso ci inspira bene. Al banco del bar (piuttosto improvvisato)
c'è la proprietaria e un cliente che sembra essere quegli avventori
che siedono costantemente in un bar cui sono affezionati, infatti, anche
lui ci consiglia sulla camera da affittare. Tra locali in muratura e cabañas,
scegliamo una vera camera, confortevole e con bagno annesso, si sa mai,
la cabañas possono essere violate facilmente, ci sistemiamo perciò
nella camera e ci scagliamo in spiaggia.
Per Giove, questo posto è una figata, sono un
genio ho guidato la spedizione in paradiso!
Lungo queste spiagge ci si può incamminare per
decinaia di Km, contornati da spennellate d'autore splendenti di vivaci
colori azzurro, verde, giallo oro e blu marino, scorci e anse che ora ci
confermano che i Caraibi dei nostri sogni non sono più sogni.
I cormorani volteggiano paralleli alla spiaggia, in un
incredibile volo sospeso nelle correnti d'aria che li sorreggono senza
il minimo sforzo. Sono bellissimi, vederli planare morbidi e fieri nella'aria
azzurra è una visione di pace e tranquillità.
I granchietti, escono numerosi dalla sabbia, inaspettati
e curiosi, sbucano con i loro occhietti che perlustrano a 360° la zona;
prova a rincorrerli se ci riesci.
Ci tuffiamo nel mare, che mare, che signor mare, per
noi sudditi della metropoli milanese questo mare è come il paginone
centrale di Playboy: una lussuria!
Fa davvero molto caldo, ti butti ma non hai il brutto
impatto con l'acqua fredda, sei subito a tuo agio; le onde, quelle sì,
sono un po' fortine, anzi molto, ma è un po' come fare un terapia
d'urto che ti sveglia del rincoglionimento del primo mondo; il colore verde
smeraldo, è totalmente sconosciuto agli italioti, figuriamoci a
noi Padani che conosciamo solo il nero delle acque lacustri; la sabbia
d'oro, che a differenza delle nostre spiagge non rimane incandescente,
nonostante il sole che pesta due o tre volte d+; la pace, eh sì
la pace, nel tardo pomeriggio la densità è di una persona
ogni 60 mq., che dire non proprio Rimini, ma nemmeno Cancun, che 150 Km
più in alto gode delle stesse acque ma in una situazione differente.
Sto per una mezz'ora abbondante disteso in posizione
'figone da calendario', proprio sulla battigia, accarezzato dalla spuma
delle onde che mi bagnano in alternanza e con il corpo ormai cosparso di
sabbia bagnata. Sembro proprio uno da mettere sulla pagina d'agosto del
calendario "Padani nel Mondo".
Sto bene, ma di quel bene che al ricordo di poi, a casa,
ti farà stare male, molto male.
E' un paradiso... no qualcosa di meglio, è un
posto dove non ti chiedi nemmeno se esista il paradiso, tanto già
ci sei.
Ma non è solo il mare, quanti mari e spiagge così
ci saranno nel mondo? Beh non tutti dietro l'angolo ma molti sicuramente;
è invece l'atmosfera la vera sovrana di quaggiù, inimitabile
caratteristica unica.
Passiamo qualche momento sospesi sulle amache, tradizionalmente
appese a delle palme, ombreggiate, con un vecchio stereo che diffonde musiche
estremamente giù di moda, ma che ci stanno perfettamente, in fondo
con questi ritmi di vita, come si può accettare l'alternanza delle
mode ? A noi ci piace sentire ancora Tracy Chapman.
Tulum:
riposo del viaggiatore
Sulla porta della cucina, fa sfoggio la scritta "Kitchen
Itza", eh eh ! Alle cinque del pomeriggio, scatta "l'hora feliz" e qui
sono guai, in quanto da quell'ora circa fin verso le ventitré, ce
ne stammo appollaiati sotto il tetto di paglia del bar-restaurante, quando
per effetto appunto dell'hora feliz il bere costa la metà.
Sotto quel tetto di paglia piantato nella sabbia si sprigiona
una delle più belle, intriganti e rilassate atmosfere ch'io abbia
mai provato! Jack era d'accordo con me, Buck un po' meno, dopo 12 birre
'Sol' cominciava a venire dalla mia parte, ma il mattino dopo l'effetto
fu devastante! Fu così che dalle cinque alla tarda sera il bar registrò
un consumo anomalo di bevande tipo Sol, Cubalibre, Tequila sunrise, Bacardi
añejio, ammortizzati da quella stupenda salsa guacamole che non
scorderò mai, che riuscivano a prepararla come un'insalata deliziosa
e appetitosa, il tutto in compagnia di pochi avventori, qualche granchietto
a passeggio sotto i tavoli, le iguana sugli scogli, contornati dalla sinfonia
delle onde, e abbracciati dalla tiepida brezza marina. Poche cose dal menù
per la cena, ma tutte di quel sapore genuino come se le avesse fatte la
nonna del cameriere.
Bisogna stare qui in buona compagnia, allora sì
che 'te gusta' la situazione, di giorno stai in spiaggia e trombi
un po', poi ti abbiocchi sull'amaca e magari dopo trombi ancora, poi mangi
bevi (è fondamentale una ragazza non-avversa all'alcool sia pure
in modiche quantità) e alla notte dato che non hai sonno per via
dell'abbiocco-amaca, trombi ancora.
Fu
così che in due giorni abbiamo assaporato il paradiso: certo che
d'ora in poi farò il bravo, voglio proprio andare in paradiso adesso
che so com'è!
Ma, un mattino, la nostra disciplina di viaggio ci richiamo
al programma: entro sera dovremo essere a Cancun, ed il giorno dopo, all'alba
partiremo per il Guatemala.
Carichiamo la Nissan, ci sistemiamo ai nostri posti,
pilota, navigatore, mitragliere di coda, con la radio sintonizzata su un
emittente 'latina'... ah già, non c'era la radio, fa nulla, cantando
a memoria le canzoni di Elio, dirigiamo la prua verso nord, lungo la noiosa
statale della costa all-inclusive, con una prima sosta al sito Maya marittimo
di Tulum, a pochi km.
E' famosissimo questo sito Maya, ma in sostanza la sua
fama la deve alla magnifica posizione delle rovine troneggianti sul Mar
dei Caraibi, così come oggi si fanno le ville in Costa Azzurra,
e qui il mare è particolarmente bello, dalle mille sfumature azzurrine,
spiaggia dorata accecante, rocce a strapiombo con sopra i monumenti Maya
che dominano, e gran fighe intorno. Avevano capito tutto questi Maya!!!
Tulum:
le rovine Maya sul mare
Infondatoci coraggio, lasciamo il luogo e continuiamo
disciplinatamente il viaggio verso nord. Sfilano le più famose località
di Akumal, Playa del Carmen etc. in quest'ultima ci soffermiamo, incuriositi
di vedere uno dei posti meta di agognati charter malpensiani stracolmi
di milanesi, bolognesi, romanacci etc., in licenza premio. La tristezza
mi assale dopo pochi passi nel centro pedonale di Playa, questa sembra
davvero la Rimini del Caribe, del tutto spersonalizzata, uguale in tutti
i prospetti da cui la guardi, e si sente troppo parlare italiano in giro.
Il mare, questo sì che Rimini se lo sogna, ma continua a sfuggirmi
il senso di fare 11 ore d'aereo per venire qua, quando Grecia, Egitto e
Turchia offrono più o meno lo stesso con minor sforzo, economico
e fisico.
Via di qua! Continuiamo per Cancun dove arriviamo verso
il tardo pomeriggio, e ci accomodiamo nella 'città vecchia' o meglio
la città che funge da appoggio alla Cancun del turismo di massa,
che è interamente sviluppata lungo 'Zona Hotelera' che una volta
era una magnifica lingua di sabbia lunga quasi venti Km, e dove ora sorgono
una fila interminabile di albergoni figoni.
Impossibile trovare posto per una notte negli albergoni
dei figoni di periferia, quelli sono tutti organizzati, il 'viaggiatore'
si sistema più umilmente a Cancun città.
Cancun in ogni modo resta un luogo, similmente a Playa,
che potrebbe trovarsi in qualsiasi parte del mondo dove un bel clima consente
di sfruttare il mare in qualsiasi stagione dell'anno, il fatto di trovarsi
in Messico è del tutto marginale, tanto qui troverete ricostruito
qualsiasi ristorante possibile, centri commerciali all'americana, discoteche
mega lucenti, bar di tendenza, insomma tutto per celebrare il pessimo cattivo
gusto del turista medio mediocre, soprattutto americano, che va in vacanza
per raccontare 'quanto è stato fico', e che, incapace di cogliere
gli aspetti genuini, si lascia cullare inebetito dall'organizzazione e
dall'ingranaggio del divertimento forzato.
Nonostante tutto Cancun non si può considerare
un brutto posto, semmai grottesco; il colpo d'occhio all'arrivo in aereo
è uno spettacolo, lo striscione sabbioso cosparso di mega alberghi
bianchi, con il mare azzurro/blu davanti è un biglietto da visita
che poche località possono permettersi.
Ciò che non va è innanzi tutto lo scempio
ambientale, laddove c'era un fantastico paradiso naturale oggi è
arrivata l'industria del turismo, un cancro difficile da fermare una volta
entrato in circolo, e purtroppo fino ad Akumal, 100 km più in basso,
lo scempio è fatto.
Poi, quello che colpisce è la capacità
dell'industria del turismo d'imporre un artificio, un luogo inesistente,
retto da un'organizzazione che recita un copione sempre uguale, dove il
malcapitato turista finisce per essere la comparsa credendo di essere la
'star'.
Non so dove altrove ho visto cose così ridicole
e contraffatte, ristoranti tipici messicani dove si mangia peggio che a
Milano (qui il Cueva Maya di via Monte Nero se lo sognano, ma tanto!),
e dove ti mettono in testa il sombrero e ti fanno la foto ricordo per il
modico conto di 40 dollaroni US, limousine a noleggio per mezz'ora, locali
'trendy' dove le mitiche birre messicane costano il doppio o più
di quanto sia logico aspettarsi.
Quella sera decidiamo di recarci nella 'Zona hotelera'
per vedere e toccare con mano questo mito del turismo anni '90, così
usciamo dal 'modico' hotel, che abbiamo scelto controcorrente, nella vecchia
Cancun. In sostanza una bettola!
Altro che Messico, è tutto bellissimo e lussuoso,
la strada, i semafori, gli edifici, quella testa di cetriolo del poliziotto,
che ci ferma e ci multa per limite di velocità, quando tutti ci
superavano! Eh già, occorre imparare a vivere da queste parti, una
discreta mancia allungata con discrezione, riduce a cifre più modeste
il conto da sborsare, in pratica Jack, con un'abilità per me ancora
sconosciuta, in un quasi perfetto spagnolo, corrompe l'uomo risolvendo
la situazione a nostro (o a suo ?) favore nel giro di due minuti. Le persone
non finisci mai di consoscerle...
Continuiamo così, anzi non così, piano
molto piano, senza rischiare di 'finire nel fosso' (cfr. Elio), e raggiungiamo
sani et salvi Plaza Caracol, ch'è una specie di centro di vita della
Zona Hotelera. E che vita, qui Rimini se lo sognano per davvero, ma anche
Arona vince il confronto, insomma tutto il turismo di Cancun vive pressoché
rinchiuso nei mega-hotel all-inclusive-fronte-mare e fuori di vita ce né
ben poca, tranne appunto che a Plaza Caracol.
In questa simpatica piazzona si trovano una serie di
locali, dai bar di tendenza, alle mega-discoteche, agli immancabili MacDonalds
ammazza fegato ed Hollywood Planet, fino a ristoranti di tutti i tipi e
gusti, in cui, potete star certi troverete una sana e più vera cucina
messicana e di ogni angolo del globo, compreso un mitico ristorante svizzero-italiano
che mi ha lasciato strabiliato. E' il trionfo del kitsch, del deja-vù
più monotono, dei gusti più esasperati per scrollarvi ad
ogni costo la mente e farvi divertite e sentire in vacanza a prezzi che
a 50 Km di distanza tornano ad essere quelli del Messico reale: ca. 1/3
!
Per noi questa follia finisce presto, anzi non ha avuto
proprio inizio: il mattino dopo l'aereo per il Guatemala sarebbe partito
molto presto, e così rincasiamo, anzi rialberghiamo presto.
Fu così che prestissimo bippa il Casio multifunzioni
di Jack, alle 4.30 ca., una vera mazzata per il mio metabolismo! Scendiamo
in strada a risaltiamo sulla Nissan blanca, non potendo non notare un corpo
giacente sul marciapiede a pochi metri di distanza... non era il caso di
indagare se dormiva un po' o per sempre, procediamo per l'Aeroporto, il
maledettamente freddo aeroporto di Cancun...
Belize
Guatemala
Miami
& Key West
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