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'Round the Mexico Gulf

Mexico, Yucatàn, Caribe



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August 08-17
C'era un gran buio tra le ultime ore della sera e le prime della notte, da noi si dice  che "l'è scur", un'espressione lombarda volta a definire il tipico 'buio pesto' di certe notti...
La 'Cuota' è una lunga autostrada tra Cancun e (quasi) Merida, che passa per Valladolid e Chichén Itza. Di notte è infatti molto buia e molto deserta, capirete che nel nord dello Yucatàn non ci può essere poi un gran traffico a quell'ora.
E naturalmente non sono molti i turisti che ci viaggiano dopo le 18 in compagnia di immensi autotreni, e tra quei pochi, tre intrepidi che non si lasciarono intimorire dall'ora, e dimostrarono che si poteva benissimo giungere a Chichén Itza entro mezzanotte!
I fatti andarono così: giungiamo da Miami in quel di Cancun, luogo notoriamente frequentato dal turista-pacchetto-tutto-compreso, lì, risolte le beghe per l'autonoleggio e mandata al diavolo una nota compagnia di rent-a-car (non faccio nomi, inizia per T e finisce per ...hrifthy), rimediamo una bella Nissan Tsuru, e si fanno le 20.30. Ci mettiamo in viaggio, senza cartina e con scarne indicazioni, verso il nostro hotel di Chichén Itza; sapevamo solo che lungo la Cuota avremmo trovato l'uscita diretta, per cui non ci preoccupava alcunchè.
Ed in effetti il viaggietto di 230Km non risultò difficoltoso, pochissimi autoveicoli circolano di notte, ma almeno in autostrada non si rischia l'abbagliamento per via del vizio dei locali di tenere alti i fanali. Poi, a destinazione mi venne da pensare che in fondo è stato un poco azzardato mettere in programma questo trasferimento alle soglie della notte, nel cuore del Messico più indios!
Km dopo km, comunque arriviamo all'uscita predestinata, paghiamo la quota della Cuota, cara come il fuoco per essere in Messico, e... colpo si scena! Manchiamo la direzione giusta; ma, tutto sommato, fare una retromarcia al casello non sarà poi cosa ardita in un paese dove le regole della circolazione sono abbastanza flessibili...
Il casellante rimane stranamente sorpreso vedendomi arrivare dalla parte sbagliata della corsia in retromarcia, e mi chiede "donde vengo?", allorché io rispondo: "Uè ti ho pagato un minuto fa non rimembri? Che, forse pensi che guido in retro da Merida (150 Km nda)?" Ma mi faccia il piacere! Sbalordito consulta i colleghi e decide, con grande senso di responsabilità, di lasciarmi invertire la marcia per la giusta uscita.
Fu così che arrivammo nei pressi di Chichèn Itza nel bell'alberghetto 'Dolores Alba', verso le 23, e dopo un tranquillizzante tè alla quila, ci coricammo.
Il mattino seguente ci leviamo di buon mattino, per evitare le frotte di turisti 'pasdaran' che qui giungono dai centri di accoglienza di Cancun e Playa del Carmen. Facciamo colazione in albergo, buona e sostanziosa, ma noto una mosca nel mio caffè! "Tengo un mosquito nel cafè" faccio notare al simpatico cameriere indio, "està muerta ?" mi risponde, come dire 'che problema c'è, scusa?' Ma scherzava il simpatico discendente dei Maya e mi cambia il caffè... o mi estrae solo la mosca, vivrò per sempre senza sapere la verità su quella mattina.
Saliamo sulla potente Nissan, infiliamo il cambio in drive e andiamo, ed entriamo a Chichèn Itza il 9 agosto, cercando di essere sul posto per il primo mattino, sia per evitare il caldo bestia, sia, soprattutto per evitare le orde di turisti all-inclusive!
Questa, pur non essendo la più grande, è la città Maya meglio conservata, e meglio recuperata, imperdibile nell'ambito di una visita a largo raggio culturale nello Yucatàn, riserva gradite sorprese a chiunque con la magnificenza della sua piramide e l'estensione stessa del sito. Chichén Itza: El Castillo !!!
La piramide è la meno elevata tra tutti i siti Maya, ma è sicuramente la più bella, simmetricamente perfetta, ben scalabile dalle sue seppur ripide scalinate, bella e splendente sotto il sole, si staglia sul prato verde che la circonda. Dalla sommità si domina tutto il luogo e si vedono spuntare dalla giungla tutti gli edifici rimasti in piedi, in particolare il 'Caracol' importante osservatorio astronomico, ed il bellissimo 'Tempio delle mille colonne'.
Verso l'una, Jack si toglie la maglietta, la strizza e ne esce acqua come appena lavata... ce l'avevano detto che qui in estate fa caldo umido!
Continuiamo verso il grande 'Cenote', la riserva d'acqua che consentiva la sopravvivenza della città, curioso, enorme buco nella roccia, riempito d'acqua in modo naturale, ed innaturalmente riempito di ori, oggetti preziosi e cadaveri vari, il tutto recuperato con un dragaggio ad inizio secolo, che ne aveva scandagliato il fondo di 80 mt.


!Segui questo link per una breve introduzione alla storia dei Maya!
 

Pictures:


Chichén Itza: scalata alla piramide !!!
Chichèn Itza, scalata alla piramide
Sito di LABNA'
sito di Labnà
Uxmal: il tempio principale
Uxmal, il tempio principale
Uxmal: il tempio principale
Uxmal, raffigurazione di Quètzalcoatl
Uxmal: la piramide del mago
Uxmal, la "Piramide del Mago"
Uxmal: il palazzo del governatore
Uxmal, il "Palazzo del Governatore"


Usciamo dal sito archeologico verso le due, caldo bestia, e aria pesante, quindi piovve, una gran acqua, di quelle che vengono giù fortissimo e ti bagnano tutto in pochi secondi. Bah torniamo in albergo a riposarci, e decidiamo di passare la serata a Valladolid, che anche qui non è come dirlo, ci sono quasi 40 Km da percorrere su strade buie, con le maledette 'topas' in agguato. Già le topas sono una costante caratteristica dell'America Centrale, presenti in diverse varianti e dimensioni su moltissime strade che attraversano i centri abitati. Il problema è che la popolazione, in larga maggioranza indios, talvolta dorme sulla strada, o semplicemente si sdraiano ubriachi dove si trovano, cosa che ho potuto verificare con i miei occhi, allora tagliano le strade con dei dossi rallenta traffico, segnalati all'ultimo momento, talvolta malsegnalati, talvolta non segnalati affatto. Capite bene che se si arriva li per lì a 60/70 all'ora si sbatte il semiasse e ti saluto. L'insegnamento che ne viene è: meglio un indio in meno o un semiasse in più?
Valladolid mi è sembrata la città di Zorro e del Sergente Garçia, eh eh, in effetti molte cittadine del Messico sono fatte così, un piazza quadrata con parchetto in mezzo e palazzi del potere e chiesa intorno, qualche portico con rilassanti bar e ristoranti.
Ceniamo in un locale consigliato dalla Lonely Planet, ottimo davvero, con un reale 'savor' di Messico, caratteristico con il bel giardino quadrato ottenuto nel mezzo della costruzione, una caratteristica del Messico, queste giardini rimangono sempre ombreggiati e donano frescura in mezzo alla calura.
Una simpatica guardia ci invita a salire nelle stanze del municipio, vi si trovano degli interessanti dipinti raffiguranti le varie fasi della storia del Messico e dello Yucatàn.Iguana! Sbucano da ogni roccia!!
Il Messico è uno Stato Federale, per cui non manca mai una dimostrazione di orgoglio locale affiancato alla storia nazionale, lo Yucatàn è inoltre estremamente diverso dal resto del Paese, avendo una popolazione in maggioranza Indios, discendente dagli stessi Maya, che ne caratterizzano l'etnia locale. La cultura di oggi è un misto di spagnolo coloniale e rimanescenze Maya, nomi di città derivate dalle originali spagnole (Valladolid, Merida, etc esistono anche in Spagna) e nomi tipicamente Maya.
Viaggiamo il mattino seguente in direzione di Merida, incontrando lungo il percorso Itzamal, la 'ciudad amarilla', così chiamata per il colore giallo che colora gli edifici, almeno quelli risalente a una certa epoca. Gioiello della città è il monastero di Sant'Antonio da Padova, stupenda costruzione monastica dove risalta meravigliosamente il suo giallo ocra contro il cielo azzurro, donando una luminosità di rilievo alla piazza principale, già molto bella da sola. Il monastero fu un simbolo non indifferente per i Conquistadores, una pietra miliare che simboleggiava la loro presenza in questa terra, allora estrema, e costruito con la pietra sottratta agli edifici Maya distrutti dalla furia colonizzatrice, ma anche una dimostrazione che quella stava per diventare una nuova terra, una nuova Spagna in autonomia, economica, alimentare, militare, ed ora anche religiosa.
La costruzione stessa è da ammirare, l'interno nulla ha a che vedere con le nostre chiese sfarzose.
Monastero di Sant'Antonio da Padova Monastero di Sant'Antonio da Padova
Continuiamo viaggiando per una quarantina di km in aperta campagna, incontrando piccoli villaggi, talvolta fatti solo di alcune capanne, oggi ancora costruite in fango e paglia intrecciata, non è difficile capire la povertà di questa gente, che vive il dramma della vita alle soglie della civiltà, ma una civiltà troppo costosa per potervi accedere, condannati da un sistema economico fallimentare a rimanere sulla soglia, non più indios in armonia con la natura, non ancora integrati nel sistema economico che tenta di di imitare un modello forse impossibile proposto/imposto duemila km più in alto.
Lo Yucatàn cosiddetto comprende tre Stati Federali degli Stati Uniti Messicani, tre regioni: lo Yucatàn vero e proprio, nel nord della penisola, con capoluogo Merida, il Quintana Roo con la costa caraibica e capoluogo Cancun, ed il Campeche sulla costa interna del golfo del Messico con capoluogo Campeche stessa. Merida è la capitale dello Yucatàn, un bell'affare con i suoi 600.000 abitanti, bella, caratteristica e particolare, tutto sommata pure pulita, ma soprattutto inquinata.
Si giunge in città passando per la periferia (Ma va... ??) e si incontrano le prime costruzioni, basse, quasi tutte ad un piano come ovunque nelle città dello Yucatàn, per cui l'estensione dell'area urbana si ingrossa di conseguenza per il mancato sviluppo verticale; ci vogliono un bel 30 minuti per giungere in centro, in condizioni di traffico modesto.
MERIDA: la cattedrale Merida: la cattedrale               MERIDA: le strade del centro storico Merida: le strade del centro storico
Ma non è il traffico il problema, non sono in molti qui a possedere un'auto, e chi ce l'ha se la tiene a lungo, con conseguente peggioramento della qualità dei motori e dei gas di scarico emessi. Per cui tutti si spostano con gli autobus, vecchi e malandati, numerosissimi nel centro storico, che rendono l'aria al limite dell'irrespirabilità! La città è come tagliata in due da una linea che separa il centro storico dai nuovi quartieri, linea individuabile tra nord e sud della Calle 65, e tale che non si può non rendersi conto del Ammaina bandiera della seracambiamento architettonico e urbanistico. Da una lato a sud, la città vecchia, affascinante, vera e irrespirabile, a nord i quartieri più recenti, con abitazioni talvolta solo più dignitose ma anche più anonime, ed intorno al Paseo De Montejo, quasi uno sfarzo in bilico tra il neoclassicismo e l'americanismo.
Come molte città coloniali, la sua base urbanistica segue lo schema di un accampamento militare, per cui tutte le vie sono parallele ed a 90° e si incrociano formando perdetti quadrati e rettangoli tra loro. Con un colpo di genio che si direbbe di mentalità nordica, hanno chiamato tutte le vie da est a ovest con numeri dispari e le altre da nord a sud con numeri pari, divise una in un senso di circolazione ed una nell'altro. Se, come noi cercate la Calle 63 e siete sulla Calle 25, saprete con assoluta certezza che la vostra via sarà in parallelo dopo esattamente 48 incroci. Ma non è geniale ??
Arriviamo così nel primo pomeriggio al Dolores Alba, gemello dell'altro di Chichén Itza, a 400 mt dalla piazza principale, bellissime camere, aria condizionata, bagno privato, telefono, ma soprattutto una favolosa piscina, indispensabile in queste temperature umide. Tutto a meno di 45e in tre! Dico, ma chi me lo fa fare di fare il turista Alpitour se a fare il turista fai-da-te mi dà queste soddisfazioni ?
Una sera di quelle sere (Ci trattenemmo 5 giorni) fui immerso in un episodio curioso, immerso è la parola giusta, dato che mi resi conto della funzionalità delle strutture urbanistiche di una nazione a metà strada. Iniziò a piovere già nel pomeriggio, ma verso sera aumentò di intensità, quando sembrò dimininuire uscimmo per cenare, dirigendoci verso il centro le strade erano diventate dei torrenti con l'acqua che quasi copriva i marciapiedi, e gli autobus che ad ogni passata ti sommergevano i piedi. Che esperienza unica, la gente non era per niente sorpresa, sembrava nella normalità del solito acquazzone estivo!
Ci meritavamo proprio una bella cena da 'Pancho Villa', locale dal tono turistico, ma da provare, ne vale la pena.
La preparazione del caffè yucateco è spettacolare, tutto il locale vi ammirerà mentre la scie di caffè infuocato scendono nella tazza sul tavolo.

I dintorni di Merida offrono qualche spunto interessante da non mancare, intendo oltre alle visite di rito ai luoghi dei ritrovamenti archeologici Maya. Puerto Progreso è una luminosa cittadina sul litorale a una cinquantina di Km da Merida; essa sta a Merida come Ostia sta a Roma, è un po' lo sfogo balneare e spiaggistico dei Meridiani (...?). Non male, tranquilla, calda, bel mare, un po' troppo 'riminese' comunque.
Altra storia Celestun! Che merita un bel punto esclamativo, segnalato dalla guide per l'interessante parco naturalistico in cui è immersa, si è rivelato qualcosa di ben più di 'posto segnalato'. Il parco naturalistico consente una full-immersion nella natura acquatica tipica della zona, fenicotteri rosa (splendidi) e centinaia di uccelli si sprecano, gli alligatori sono in agguato, e la vegetazione regna sovrana inghiottendo quasi tutte le sponde con le mangrovie che si tuffano dalle sponde nell'acqua.
Ma anche si fa apprezzare per l'organizzazione, o meglio la disorganizzazione messicana, che ne rende ancora di più se possibile, l'appellativo di tipicità del luogo. Celestun è un incantevole, disorganizzato, e disordinato villaggio, pochi hotel di 'seconda' scelta, pochi ristoranti veraci, vera, ma verissima atmosfera messicana.
Davanti ha una spiaggia abbagliante sotto il sole di mezzogiorno, che davanti ha un mare che più che mai è uno specchio d'acqua: siamo sul Mar dei Caraibi interno, pieno Golfo del Messico, la radura naturale ne plagia le acque, in totale contrasto con la costa 'cugina' del Caribe del Quintana Roo.
Da qui si ammirano le imbarcazioni caratteristiche dei pescatori, che innumerevoli tornano sulla spiaggia nel tardo pomeriggio, pochi turisti si abbronzano sulla sabbia, e alcuni barcaioli (abusivi naturalmente) offrono emozionanti tour nella laguna.
Impossibile non cedere alla tentazione, ed affidarsi a questi esperti del turismo abusivo per uno sfrecciante tour in motoscafo, anche questo un'esperienza dell'arrangiamento messicano, che regala l'incosciente emozione di sfrecciare velocissimi sull'acqua con una barca che installa un motore decisamente sovradimensionato (!), e sentire i colpi delle onde sul fondo, che quasi già mi vedevo l'acqua spumeggiare da una falla! Penso che l'"Evinrude" da 65hp frullava l'acqua a 50 Kmh.
Una volta dentro all'immenso acquitrino interno, incontriamo le prime colonie di 'Flamingos' che all'orizzonte appaiono come Celestun, golfo del Messico internouna macchia rosa, contrastante con il verde scuro dominante, avvicinandosi si delineano centinaia di fenicotteri rosa, in piedi nell'acqua bassa stagnante, splendidi ed eleganti nel loro colore sgargiante e nelle loro pose quasi signorili.

La barchetta sovralimentata corre velocissima, in alcuni punti il bravo navigatore (vero, non internettiano) ferma, e spiega in un facile spagnolo la situazione, riparte, e sempre a manetta (velocità disponibili: fermo o al massimo) si infila in un tunnel ottenuto tagliando le mangrovie, facendo trasalire una scarica adrenalinica nei passeggeri... ripresi dallo spavento/sorpresa, rinveniamo ammaliati da una magnifica visione: stiamo navigando nelle acque rosse, colorate dalle radici delle mangrovie! Mai visto nulla di simile, il sole fa risplendere di un rosso vivo l'acqua, creando immagini stupefacenti!
Torniamo a Celestùn, sempre veloci, sempre a manetta. Ci fermiamo a mangiucchiare qualcosa in un piccolo ristorante, stile tavoli sulla sabbia e una tenda sulla testa. Un piccolo piccolissimo colibrì punzecchia il nettare dai fiori alle mie spalle. Potrei passare secoli in questo posto.

Il paradiso naturalistico di CelestunCelestun: paradiso naturalistico
Acque rosse a Celestun  ! ! !Celestun: acque rosse per effetto delle mangrovie

Partiamo di buon mattino da Merida, e facciamo colazione, ottima e abbondante all'ormai solito ristorante Tikal, con la solita crêpes di formaggio e purea di fagioli, con caffè e succo d'arancia. Balziamo sulla solita Nissan Tsuru e infiliamo la D sull'automatico, poi con una leggera pressione sull'acceleratore, le marce entrano, progressive e morbide, ed il nostro cocho si solleva verso una nuova meta.
Sarà Tulum, sulla costa caraibica, la nostra nuova meta; qualche giorno di riposo sul mare ci farà bene, ma molto bene, ma come vedremo poi, l'ambiente e l'atmosfera caraibica saranno un duro colpo alla nostra esistenza di impiegati manageriali...
Infiliamo, questa volta in senso contrario, la Cuota, l'autostrada che da cancun attraversa il nord dello Yucatàn, pensando di uscire subito dopo Valladolid e scendere quasi linearmente verso Tulum, pensata ovvia per chi ragiona con pragmatica europea, ma, colpo di scena! La Cuota ha solo due uscite/entrate lungo i 300 Km di estensione, così dopo Valladolid constatiamo sulla cartina che dovremo procedere fino a Cancun per poi ridiscendere la costa del Caribe fino a destinazione: circa 150 km in più del previsto! Cavolo di messicani, vanno ancora in giro col carretto, che se ne fanno di uscite e svincoli autostradali, ovvio no? Bastava pensarci.
Così arriviamo nella 'amata' Cancun da dove proseguiamo per ancora un'ora abbondante verso sud, verso la meta che avevamo scelto, perché ci sembrava che là finisse il 'casino' delle megastrutture alberghiere e dei temibili turisti 'all-inclusive' con i quali evitiamo ogni contatto come se fossero impestati.
La scelta si rivela così più che mai azzeccata, la mia abilità in 'travel-management' coglie un altro successo, la mia leadership sul gruppo più che mai indiscussa.
La costa del Caribe yucateco, Stato Federale del Quintana Roo è veramente un paradiso; piange il cuore a noi, emuli di Keruac, seguaci di Chatwin, fedeli alla linea 'no-Alpitour', di vedere più a nord questa costa depredata e sfruttata dalle megastrutture alberghiere che ne prostituiscono la naturale bellezza e distruggono totalmente la magica atmosfera rilassata fancazzista che ti assale, con dolcezza ma ti assale.
Giungiamo a Tulum nel primo pomeriggio, un paio d'ore di ritardo sul programma, ma giungiamo. Dalla statale si scende verso la costa, dove di incontrano decine di piccoli alberghi assolutamente fuori dal controllo delle mafia delle vacanze all-inclusive, qui è possibile soggiornare in confortevoli ma mai lussuose camere, o nelle caratteristiche 'cabañas', che sono delle curiose costruzione fatte di pali di legno conficcati nella sabbia, con letto appoggiato sulla sabbia all'interno e zanzariera, bagno ovviamente esterno. Chi ama appassionatamente il mare troverà qui il suo Eden, a prezzo abbordabile. 
Tulum: il litorale
Tulum: lo spledido litorale caraibico
Il mare è a poche decine di metri dalle strutture, le spiagge sono immense, lunghe distese splendenti, accarezzate dalle onde smeraldine e spumeggianti del vero Mar dei Caraibi, l'affollamento inesistente, si contano qualche decina di persone nel pomeriggio.
Scegliamo un posto, un albergo piuttosto carino, che sembra messo un po' meglio degli altri, il cartello 'Don't worry, be happy' all'ingresso ci inspira bene. Al banco del bar (piuttosto improvvisato) c'è la proprietaria e un cliente che sembra essere quegli avventori che siedono costantemente in un bar cui sono affezionati, infatti, anche lui ci consiglia sulla camera da affittare. Tra locali in muratura e cabañas, scegliamo una vera camera, confortevole e con bagno annesso, si sa mai, la cabañas possono essere violate facilmente, ci sistemiamo perciò nella camera e ci scagliamo in spiaggia.
Per Giove, questo posto è una meraviglia, sono un genio ho guidato la spedizione in paradiso! Lungo queste spiagge ci si può incamminare per decinaia di Km, contornati da spennellate d'autore splendenti di vivaci colori azzurro, verde, giallo oro e blu marino, scorci e anse che ora ci confermano che i Caraibi dei nostri sogni non sono più sogni.
I cormorani volteggiano paralleli alla spiaggia, in un incredibile volo sospeso nelle correnti d'aria che li sorreggono senza il minimo sforzo. Sono bellissimi, vederli planare morbidi e fieri nella'aria azzurra è una visione di pace e tranquillità.
I granchietti, escono numerosi dalla sabbia, inaspettati e curiosi, sbucano con i loro occhietti che perlustrano a 360° la zona; prova a rincorrerli se ci riesci. Ci tuffiamo nel mare, che mare, che signor mare, per noi sudditi della metropoli milanese questo mare è come il paginone centrale di Playboy: una lussuria!
Fa davvero molto caldo, ti butti ma non hai il brutto impatto con l'acqua fredda, sei subito a tuo agio; le onde, quelle sì, sono un po' fortine, anzi molto, ma è un po' come fare un terapia d'urto che ti sveglia del rincoglionimento del primo mondo; il colore verde smeraldo, è raro alle latitudini italiche, figuriamoci a noi che conosciamo solo il nero delle acque lacustri; la sabbia d'oro, che a differenza delle nostre spiagge non rimane incandescente, nonostante il sole che pesta, e la pace, eh sì la pace, nel tardo pomeriggio quando la densità è di una persona ogni 60 mq., che dire non proprio Rimini, ma nemmeno Cancun, che 150 Km più in alto gode delle stesse acque ma in una situazione differente.
Sto per una mezz'ora abbondante disteso in posizione 'da calendario', proprio sulla battigia, accarezzato dalla spuma delle onde che mi bagnano in alternanza e con il corpo ormai cosparso di sabbia bagnata. Sto bene, ma di quel bene che al ricordo di poi, a casa, ti farà stare male, molto male.
E' un paradiso... no qualcosa di meglio, è un posto dove non ti chiedi nemmeno se esista il paradiso, tanto già ci sei.
Ma non è solo il mare, quanti mari e spiagge così ci saranno nel mondo? Beh non tutti dietro l'angolo ma molti sicuramente; è invece l'atmosfera la vera sovrana di quaggiù, inimitabile caratteristica unica.
Passiamo qualche momento sospesi sulle amache, tradizionalmente appese a delle palme, ombreggiate, con un vecchio stereo che diffonde musiche estremamente giù di moda, ma che ci stanno perfettamente, in fondo con questi ritmi di vita, come si può accettare l'alternanza delle mode ? A noi ci piace ancora sentire Tracy Chapman.
Sulla porta della cucina, fa sfoggio la scritta "Kitchen Itza", eh eh! Alle cinque del pomeriggio, scatta "l'hora feliz" e qui sono guai, in quanto da quell'ora circa fin verso le ventitré, ce ne stammo appollaiati sotto il tetto di paglia del bar-restaurante, quando per effetto appunto dell'hora feliz tutto costa la metà. Sotto quel tetto di paglia piantato nella sabbia si sprigiona una delle più belle, intriganti e rilassate atmosfere ch'io abbia mai provato! Tra alcuni semplici ma deliziosi piatti, quella stupenda salsa guacamole che non scorderò mai, che riuscivano a prepararla come un'insalata deliziosa e appetitosa, il tutto in compagnia di pochi avventori, qualche granchietto a passeggio sotto i tavoli, le iguana sugli scogli, contornati dalla sinfonia Full force gale !!delle onde, e abbracciati dalla tiepida brezza marina. Poche cose dal menù per la cena, ma tutte di quel sapore genuino come se le avesse fatte la nonna del cameriere.
Fu così che in due giorni abbiamo assaporato il paradiso: certo che d'ora in poi farò il bravo, voglio proprio andare in paradiso adesso che so com'è!
Ma, un mattino, la nostra disciplina di viaggio ci richiama al programma: entro sera dovremo essere a Cancun, ed il giorno dopo, all'alba partiremo per il Guatemala.
Carichiamo la Nissan, ci sistemiamo ai nostri posti, pilota, navigatore, cantando a memoria le canzoni di Elio, dirigiamo la prua verso nord, lungo la noiosa statale con una prima sosta al sito Maya marittimo di Tulum, a pochi km.
E' famosissimo questo sito Maya, ma in sostanza la sua fama la deve alla magnifica posizione delle rovine troneggianti sul Mar dei Caraibi, così come oggi si fanno le ville in Costa Azzurra, e qui il mare è particolarmente bello, dalle mille sfumature azzurrine, spiaggia dorata accecante, rocce a strapiombo con sopra i monumenti Maya che dominano. Avevano capito tutto questi Maya!!!
Tulum sito archeologico: prego notare il MARE ! ! ! ! ! ! ! !Tulum: le rovine Maya sul mare
Infondatoci coraggio, lasciamo il luogo e continuiamo disciplinatamente il viaggio verso nord. Sfilano le più famose località di Akumal, Playa del Carmen etc. in quest'ultima ci soffermiamo, incuriositi di vedere uno dei posti meta di agognati charter malpensiani stracolmi di milanesi etc. in licenza premio. La tristezza mi assale dopo pochi passi nel centro pedonale di Playa, questa sembra davvero la Rimini del Caribe, del tutto spersonalizzata, uguale in tutti i prospetti da cui la guardi, e si sente troppo parlare italiano in giro. Il mare comunque vale, ma continua a sfuggirmi il senso di fare 11 ore d'aereo per venire qua, quando Sardegna o Sicilia offrono più o meno lo stesso con minor sforzo, economico e fisico. Via di qua! Continuiamo per Cancun dove arriviamo verso il tardo pomeriggio, e ci accomodiamo nella 'città vecchia' o meglio la città che funge da appoggio alla Cancun del turismo di massa, che è interamente sviluppata lungo 'Zona Hotelera' che una volta era una magnifica lingua di sabbia lunga quasi venti Km, e dove ora sorgono una fila interminabile di albergoni fashion.
Impossibile trovare posto per una notte negli albergoni, quelli sono tutti organizzati, il 'viaggiatore' si sistema più umilmente a Cancun città. Cancun in ogni modo resta un luogo, similmente a Playa, che potrebbe trovarsi in qualsiasi parte del mondo dove un bel clima consente di sfruttare il mare in qualsiasi stagione dell'anno, il fatto di trovarsi in Messico è del tutto marginale, tanto qui troverete ricostruito qualsiasi ristorante possibile, centri commerciali all'americana, discoteche mega lucenti, bar di tendenza, insomma tutto per celebrare il pessimo cattivo gusto del turista medio mediocre, soprattutto americano, incapace di cogliere gli aspetti genuini, si lascia cullare inebetito dall'organizzazione e dall'ingranaggio del divertimento forzato.
Nonostante tutto Cancun non si può considerare un brutto posto, semmai grottesco; il colpo d'occhio all'arrivo in aereo è uno spettacolo, lo striscione sabbioso cosparso di mega alberghi bianchi, con il mare azzurro/blu davanti è un biglietto da visita che poche località possono permettersi. Ciò che non va è innanzi tutto lo scempio ambientale, laddove c'era un fantastico paradiso naturale oggi è arrivata l'industria del turismo, un cancro difficile da fermare una volta entrato in circolo, e purtroppo fino ad Akumal, 100 km più in basso, lo scempio è fatto. Poi, quello che colpisce è la capacità dell'industria del turismo d'imporre un artificio, un luogo inesistente, retto da un'organizzazione che recita un copione sempre uguale, dove il turista finisce per essere la 'comparsa' credendo di essere la 'star'.
Non so dove altrove ho visto cose così ridicole e contraffatte, ristoranti tipici messicani dove si mangia peggio che a Milano (qui il Cueva Maya di via Monte Nero se lo sognano, ma tanto!), e dove ti mettono in testa il sombrero per la foto ricordo per il modico conto di 40 dollaroni, limousine a noleggio per mezz'ora, locali 'trendy' dove le mitiche birre messicane costano il doppio o più di quanto sia logico aspettarsi.
Quella sera decidiamo di recarci nella 'Zona hotelera' per vedere e toccare con mano questo mito del turismo anni '90, così usciamo dal 'modico' hotel, che abbiamo scelto controcorrente, nella vecchia Cancun. In sostanza una bettola!
Altro che Messico, è tutto bellissimo e lussuoso, la strada, i semafori, gli edifici, e quella testa di cetriolo del poliziotto, che ci ferma e ci multa per limite di velocità, quando tutti ci superavano! Continuiamo piano, molto piano, senza rischiare di 'finire nel fosso' (cfr. Elio), e raggiungiamo sani et salvi Plaza Caracol, ch'è una specie di centro di vita della Zona Hotelera, vita così così, il turismo di Cancun vive pressoché rinchiuso nei mega-hotel all-inclusive-fronte-mare e fuori di vita ce né poca, tranne appunto che a Plaza Caracol.
In questa simpatica piazzona si trovano una serie di locali, dai bar di tendenza, alle mega-discoteche, agli immancabili MacDonalds dai grassi idrogenati ammazza fegato ed Hollywood Planet, fino a ristoranti di tutti i tipi e gusti, in cui, potete star certi troverete una sana e vera cucina messicana e di ogni angolo del globo, compreso un mitico ristorante svizzero-italiano che mi ha lasciato perplesso. E' il trionfo del kitsch, del deja-vù più monotono, dei gusti più esasperati per scrollarvi ad ogni costo la mente e farvi divertite e sentire in vacanza a prezzi che a 50 Km di distanza tornano ad essere quelli del Messico reale: ca. 1/3! Per noi questa follia finisce presto, anzi non ha avuto proprio inizio: il mattino dopo l'aereo per il Guatemala sarebbe partito molto presto, e così rincasiamo presto.
Fu così che prestissimo bippa il Casio multifunzioni di Jack, alle 4.30 ca., una vera mazzata per il mio metabolismo! Scendiamo in strada a risaltiamo sulla Nissan blanca e procediamo per l'Aeroporto, il maledettamente freddo aeroporto di Cancun...
 
 


Continua...

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