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'Round the Mexico Gulf

Miami Beach & Key West



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© Fabrizio Ronzi 2000

Agosto 04, 2000, mattina presto, e siamo già a Malpensa per imbarcarci verso Miami, da dove inizierà un viaggio con denominatore comune una certa atmosfera caraibica.
Da tempo discutevamo di un tour nello Yucatàn sulle traccie dei Maya, e, studiando a tavolino le cartine balza all'occhio che con del tempo a disposizione, il viaggio può comprendere anche il Guatemala ed il Belize. Quindi troviamo il fatidico volo per Cancun, niente da fare con i voli diretti in mano ai tour operator, tuttavia, con scalo a Miami si  arriva in giornata a Cancun. Click to see enlarge map
Ho detto Miami ?? Siamo matti ? Vuoi che passo per quel posto e non mi fermo ? Metto subito in programma qualche giorno in Florida, sufficiente ad assaporare le floride bellezze e visitare l'agognata Key West. Poi continuammo per quel posto del &%$$£ che è Cancun, iniziando subitissimo il tour dello Yucatan, una roba Cancun-Merida-Tulum-Cancun. E poi ancora con un volo a buon mercato per il Guatemala, El Petèn, posto veramente magico. Da qui via verso Tikal, magnifico e sublime. E poi ancora in viaggio con un piccolo pulmino per il Belize, da qui appena arrivati saliamo su di un motoscafo quasi off-shore per le isole della barriera corallina, la più grande dell'emisfero settentrionale, dico! E poi... basta, ci vogliono ben due giorni e tre voli per tornare a casa ! Ma prima o poi non tornerò più a casa.


August 04-08, 2000 - Miami & Miami Beach
Rivera si chiamava il policeman che mi timbra il passaporto, e non mi è proprio andato giù quel timbro storto messo su una pagina a caso. Conservo il passaporto come una prova tangibile della mia esperienza nel mondo, quel Rivera poteva metterci un della cura, scegliere la prima pagina bianca e timbrare dritto! Vabbè, un bel 'Welcome in the United States' serve già a farmi stare meglio.
Giungiamo a Miami nei primi di agosto, approfittando di un transfer sulla rotta per Cancun, e decidiamo di fermarci qualche giorno per calpestare così il mitico suolo USA.
All'uscita dell'aeroporto il contatto con il clima tropicale è il biglietto da visita di quello che ci aspetterà nei prossimi giorni: un caldo intenso accompagnato dall'umidità soffocante come non avevo mai provato, e nemmeno immaginato che esistesse. Ecco perché è bassa stagione!
I continui impatti tra il caldo umido soffocante e l' 'air conditioned' a 16° sono una caratteristica del sud degli States e ti devi rassegnare, così usciamo dall'aeroporto per salire sul pulmino dell'autonoleggio (16°), usciamo da questo per entrare nell'ufficio dell'autonoleggio (16°), usciamo per entrare nella Suzuki assegnata e... ci spariamo l'aria per raggiungere velocemente i 16° cui siamo quasi assuefatti.

Miami 'downtown'
Mi ero immaginato questa Miami come una metropoli in cui districarsi tra grovigli di highways prima di raggiungere quell'ambito paradiso di Miami Beach, ma tutto sommato l'ambientamento è stato più rapido del previsto e l'orientamento pure più che facile, in considerazione di quella che è la terza città degli US per volume di traffico turistico.
Miami è un'immensa cittadona dal clima caraibico, inteso sia come temperatura sia come cultura, e dove smascheriamo il trucco che gli americani sanno costruire ad arte grazie alla propaganda cinematografica: qui non c'è niente di proporzioni straordinarie, tutto il 'mito' di cui si è sempre immaginato si trova a Miami Beach, o meglio nemmeno lì, ma nella propaggine meridionale, conosciuta come Art Decò District, localmente chiamata SoBe: South Beach.
Il meglio di Miami è contenuto nel Km di estensione del lungomare della Ocean Drive, disteso davanti ad una spiaggia (questa sì) tra le più belle che una grande città possa avere, e costeggiato di ristoranti e localini interessanti.
The BEACH !!
Qualche numero: Greater Miami 2 milioni di abitanti, Miami Beach 80.000, la bella piaggia ha un'estensione di ca. 300 mt. per 15 Km (questi sono numeri !).
La Ocean Drive quindi è la chiave per scoprire Miami in poco tempo e poter vantare di esserci stati. Qui un esercito di poliziotti rende la vita tranquilla quanto basta ad esibire fiammanti Corvette ed enormi pick-up, bella gente, e case stupende, la più amena delle quali è sicuramente Amsterdam Palace, ex-proprietà Versace e tristemente nota. Non a caso nelle serate del week end tutta Miami si riversa qui causando un certo intasamento sulla Ocean Drive.
La sera stessa io ed i miei compagni, Buck (...Owsky) e Jack (...Keruac), passeggiavamo incuranti del fuso orario, quando a Milano è già notte fonda SoBe inizia a vivere, e noi iniziavamo a controllare i menu esposti, decidendo che per il bene delle nostre carte di credito sarà saggio evitare i ristoranti. Ci accomodiamo perciò nel simpatico Johnny Rocket, bar fast-food stile fifties, dove ordiniamo degli hamburger colesterolici e le migliori onion rings mai provate. Ce la caviamo con meno di una ventina di dollaroni a testa, a Venezia sarebbe andato peggio !
Continuiamo la serata nei localini simil-caraibici dove impera la Corona a danno della Bud, che io preferisco sempre per fedeltà al food locale, nello stile di comportamento che la mia fede del viaggiatore mi impone. Simpatici questi localini sulla Ocean Drive, alcuni dove belle ragazze caraibiche ballano poco vestite (probabilmente per il caldo), e dove altre sempre belle ragazze (un mito confermato a Miami Beach) ti offrono bicchieri di tequila al volo, cioè la situazione è questa: lungomare di una delle città più 'cool' del mondo, arriva all'improvviso una ragazza che ti versa una tequila nel bicchiere (poco importa se prima c'era la birra!), e io dico: 'wow baby, sono qui per questo!', ma solo all'ottava tequila scopri che costano ben 5$ cad. Ma data la situazione...
Accidenti ma qui ci vogliono i paraocchi! Pure le venditrici ambulanti di sigari cubani sono delle gran §%&$£ !! Un altro mito verificato e confermato !!!
Ci svegliamo il giorno dopo molto presto, ancora abituati al fuso padano, quindi ben prima delle 8 siamo pronti, e dato l'anticipo sui tempi ce la prendiamo comoda, inserisco la D sul cambio automatico (straordinaria invenzione per l'umanità !!), e con un leggero colpo di acceleratore le marce entrano morbide, l'overdrive fa il suo dovere con precisione, e finalmente posso guidare con il braccio fuori dal finestrino e una sola mano sul volante.
Lasciamo la Washington Avenue dove avevo scelto strategicamente l'hotel, per imboccare a poca distanza la solita Ocean Drive e percorrerla in tutta la sua lunghezza, ad un'ora dove la nostra piccola Suzuki non è umiliata.
Ci spostiamo per qualche km verso nord, fino ad imboccare il grande viadotto della 195 'Causeway Julia Tuttle', uno dei tanti che collega Miami Beach con down town, e successivamente attraversiamo la città nel suo cuore commerciale, che in effetti non ha molto da offrire al visitatore se non ordinate visioni di grattacieli e perfetti incroci di strade, tutto contenuto in un'area tutto sommato piccola, nonostante la Greater Miami sia invece moooolto estesa.
E' interessante notare come nella laguna tra Miami Beach e l'area metropolitana esistano numerose isolette, tutte collegate da lunghi pontili, e graziosamente denominate, come ad es. Venetian Islands etc. Qui abita gente che sta bene, anzi non esattamente, sta esageratamente bene! Aria di benessere si respira tra una villetta e l'altra, da cui scaturiscono una serie di inequivocabili immagini di ricchezza: splendide abitazioni di uno o due piani immerse nel verde con vista sulla baia, garage socchiusi da cui si intravedono Mercedes e BMW (Le auto tedesche distinguono il benestante dall'americano medio), ed alcuni moli privati che arrivano direttamente sotto casa. Non ci sono recinzioni o cancelli a difesa di 'sto ben d'Iddio, ma un piccolo posto di polizia all'ingresso di ogni quartiere, che rende più personalità alla zona. Probabilmente il solo raccontare a questa gente l'andamento della giornata media di un operaio della Fiat, con tragitto quartiere popolare-Mirafiori, sarebbe sufficiente a mandarli in depressione. I marziani sono qui.
Si osserva che le aree dove si rende necessaria una certa sicurezza sono blindate dalla polizia, e non è probabilmente solo un regalo alla classe benestante, ma anche l'esigenza di garantire oasi di tranquillità in una città peraltro violenta, da quando ha sùbito l'invasione degli esuli cubani, tramite i quali furbescamente Castro svuotò le carceri (!)
Fa un gran bell'impatto il panorama che si ammira arrivando da SoBe sugli enormi viadotti che ti portano nella city, una sagoma che quando è illuminata dal sole brilla di una luce limpida su un cielo che più blu non si può. Bella, molto bella, questa è la città dei telefilm, vale la pena di fare due passi a piedi sul ponte Mc Arthur per ammirare con calma questa rara e bella panoramica che una città sappia dare (a mio modo di vedere, una città non è mai straordinaria quanto sa essere la natura).
Ci fermiamo un paio di ore nell'anima commerciale di Miami, insomma in mezzo a quei pochi grattacieli che ne segnano lo skyline. Essere in centro a Miami e non saperlo... si potrebbe pensare di trovarsi in qualsiasi altra città d'America, è una situazione abbastanza anonima insomma, sono sufficienti quattro passi per rendersene conto.
Continuiamo, uscendo dalla città verso sud... Scendendo per Coconut Groove, imbocchiamo la US1, ma prima di uscire dall'area urbana deve passare ancora almeno una mezzora.
Complessivamente non è poi così piccola la Greater Miami.
Una volta finita l'infinita area metropolitana periferica di Miami, viaggiamo sulla US1 attraversando un pezzetto di parco delle Everglades, dove vediamo introno a noi infinite distese di acquitrini e terre basse, con la striscia di asfalto appoggiata sopra. Notiamo qualche armadillo ucciso dal traffico sul lato della strada.
Prima di giungere a Key Largo, preludio alle Florida Keys, viaggeremo così per una quarantina di km su una striscia dritta e monotona, dove guido con riguardo ai famosi e paranoici limiti di 65 miglia, anche se molti yankees mi sorpassano in continuazione.
Key Largo è la porta di ingresso alla Keys, da qui siamo a ca. 120 km da Key West. E' sabato è vediamo che qualcuno dall'entroterra si trasferisce con barca al seguito verso il mare delle Keys; e vediamo anche le ultime tendenze automobilistiche yankees: l'abbondanza regna, enormi pick-up, sfavillanti Corvette, e tantissimi SUV, che hanno completamente sottratto il mercato alle station wagon, scomparse del tutto ! Sono forse troppo piccole per i gusti USA, infatti c'è chi si rivolge ai più grandi e comodi van, lussuosamente dotati di accessori pure con il tv color da 14" della cucina, che ci stà su una macchina così (Psss: questi sono pazzi !!!).Along the US1, Florida Keys !
Sostiamo da Wendy per uno spuntino. Non prendevo in considerazione i McDonalds nella convinzione che fossero del tutto uguali in ogni parte del mondo, ma non è che Wendy risolvesse il problema. In seguito Io, Buck e Jack sceglieremo locali più locali (!), con abbondanza di hamburger e patatine, posti buffi dove ti capita di trovarti vicino uno con cinturone pistola ben in vista, o qualche famigliola rigorosamente sovrappeso del 30%, che dopo avere consumato panini grondanti di mille salse e Kg di patatine, ordinano una 'diet coke' per contenere le calorie delle bevande.
Continuiamo, con l'overdrive che con precisione e dolcezza fa il lavoro che inutilmente farebbe il mio piede sinistro; questo cambio automatico è davvero una figata !Along the road to Key West !!
Scorrono le località che per mesi avevo fissato sulla cartina, passiamo Islamorada (ma non è un nome soave ??), Marathon, e dopo questa ci avviciniamo al mitico (aggettivo piuttosto ripetuto ma sempre in bilico tra la realtà e la necessità di verificare ciò che la cultura dominante USA ci ha sempre fatto credere, in questo caso però, adatto alla situazione), mitico dicevamo, Seven Mile Bridge.
Da quando alcuni anni addietro vidi questo ponte in una scena di 'True Lies', mi venne subito il desiderio di vederlo realmente, anche per via delle spettacolari riprese dall'alto.
Eccomi qua oggi, 5 agosto 2000, fermo all'inizio di questa lunga striscia di cemento sospesa, affiancata alla vecchia striscia di ferro, ora passeggiata pedonale, entrambi che si protendono sul Mar dei Caraibi, formando un panorama cinemascope di cento sfumature dall'azzurro al blu. Proprio al centro vi è un dosso che sale per una ventina di metri e permette il passaggio alla barche più grosse, sulla sommità il panorama è davvero esaltante, qualcosa di mitico (conferma...) c'è davvero negli States, e come al solito bisogna trovarselo da soli fuori dai luoghi comuni. Ci passeremo per ben quattro volte sul 7MB, ce lo siamo proprio goduti, e sì, solo per le volte che ho sognato di passarci... THE SEVEN MILE BRIDGE (42Kb)
Pochi km ancora e saremo a Key West, dove metterò un altro OK sulla mia lista dei luoghi dove dovevo 'esserci stato'.
Entriamo a Key West nel primo pomeriggio, molto in anticipo sul previsto, la nostra sistemazione si trova già sulla Truman Avenue e non è difficile scorgerla: la Bay View House, come molte altre B&B quaggiù, è un'accogliente dimora in stile, interamente in legno, dove avevo riservato un piccolo appartamentino. Il cartello sulla porta ci informava che i proprietari erano assenti, ma avremmo potuto usare il telefono per chiamarli sul cellulare; voglio dire che il telefono era sulla panchina a fianco della porta, attaccato ad un bel filo che rientrava Eros in prossimità del SEVEN MILE BRIDGEin casa ! Scommettiamo sulla fila di marocchini che ci sarebbe stato a Milano in questo caso ??
Ma Key West è un altro mondo per giove, chiamo quindi Robin, che risponde subito e ... appare anche subito dato che era nel retro ! Che potenza la tecnologia moderna !!
Questo B&B gestito da Robin e Diana è un piccolo paradiso, immerso in un giardino con vegetazione tropicale, offre ben otto camere, tre piscine, e una paio di bbq.
A proposito di tropicale, nel frattime inizia a piovere, nello stile proprio del luogo, insomma noi diciamo 'piove a catinelle', qui dicono 'piove ad autobotti', che è più appropriato a descrivere la situazione.
Smette dopo un'ora, e decidiamo di goderci un meritato relax sulla spiaggia di Fort Zachary Taylor, quasi alle cinque il sole picchia ancora forte, il mare è bello, caldo, ma non proprio una meraviglia come più avanti i Caraibi sapranno darci, da qui lo sguardo volge indietro verso sud ovest, dove a meno di 150 km si trova l'Havana.
Più in là a pochi passi, c'è la Key West che aspetto di vedere da molto tempo. Non so dire perché, ma da quando so dell'esistenza di questo posto ho sempre desiderato arrivarci.
Il 'posto' vero e proprio è racchiuso nel quartiere dell'Old Port District, che è tutto ciò che sta intorno a Duval Street e finisce a Mallory Square. Non pensate di trovarvi di fronte a qualcosa di immediatamente palpabile, a qualche visione tipo perla incastonata in una cornice suggestiva. Key West non è e non è mai stata nulla di questo, KW è come una bella donna che non si trucca e non si mette in mostra, va notata, va apprezzata o amata, con la capacità di godere di cose belle senza tempo, con una bellezza insinuante e rarefatta al tempo stesso, ma di cui avverti incessantemente l'essenza e l'esistenza. In un mondo di tinte forti e tonalità accentuate, KW non si è rifatta il trucco, è rimasta quello che era, non ha bisogno di mettersi in mostra, e la conferma è l'incessante flusso turistico. Non vedrete nulla di clamoroso in questa antica cittadina alla fine del nuovo mondo', ma è uno dei rarissimi posti che regala un'atmosfera irripetibile, sospesa tra il misticismo e la tradizione, la rilassatezza e l'armonia, la bellezza e la cultura. Non è chic ma è elegante, non è solare ma è luminosa, non è straricca ma tutti stanno bene perché qui si viene per vivere in pace, col mondo e con se stessi.
Prima di rincasare è d'obbligo partecipare alla tradizione locale, osservatissima da tutti: il tramonto da Mallory Square. Questo rito è il culmine di un'esperienza a Key West, da non perdere per nessuna ragione, e non importa se il tempo non è da tramonto, o addirittura se piove, l'ospite di Key West deve essere qui all'ora stabilita dallo scorrere del tempo, ogni sera.
Ed a Mallory Square, intorno alle sette, la folla è già accorsa in gran numero, qualcuno per prendersi il primo posto sul molo, qualcun'altro più fortunato dal balconcino dell'Hilton, tutti accomunati in un momento particolare di un posto particolare, che non conosce stress o tristezza, e che, piaccia o no, non ci si può sottrarre all'emanazione di energia positiva di cui si è irradiati in questo posto e non solo in questo momento.
Sono momenti in cui capisco che non sono al mondo per lavorare ! Me and Eros at the <Sloppy Joe's>
Qualche orma famosa è stata impressa nella storia di KW: molti anni fa José Martì si stabilì qui per fondare il Partito Rivoluzionario e tornarsene trionfante a Cuba sul finire dell'ottocento. Poi venne Truman, ad alternare dei periodi di riposo durante il mandato presidenziale e non, ma c'è un solo nome che si è legato indissolubilmente alla città, sappiamo essere quello di Hemingway. Lo scrittore visse parecchio tra qui e l'Havana, non a caso due città che si guardano, o meglio si scrutano tra meno di 200 Km. di mare, ma solo qui acquistò una casa, una residenza fissa. Il posto gli piaceva. Bastano poche ore trascorse tra Duval Street ed i sui bar per capire la simbiosi che poteva scaturire tra i caratteri di Hemingway e della città. Tutti i bar qui reclamano di essere stati visitati da lui, certo può essere era uno che beveva molto, la mole dei suoi consumi poteva essere distribuita tra più locali... ma di certo c'è che uno in particolare può fregiarsi di un'originalità in più, essendo stato il proprietario soggetto di alcuni lavori dell'artista. The <Sloppy Joe's>
Sloppy Joe's è ancora oggi un gran bel locale, ci ho passato un mezzo pomeriggio e un paio di serate, quando un giorno il clima tropicale mi ha regalato degli splendidi acquazzoni. Occorre non farsi ingannare dai tempi, Il proprietario ed il nome del locale è lo stesso dei tempi hemingweyiani, ma allora esisteva dove oggi si trova il Captain Tony's altro locale bellissimo da non perdere. Tornando a Sloppy Joe's, mi sovviene il ricordo della grande sala capiente, con numerose porte aperte sulla strada, un bel bancone al centro, e un grande palco da dove quasi in continuazione suonano musica live. Giuro che non ho mai sentito suonare così bene dal vivo in un bar ! Intorno a mezzogiorno, una ragazza un po' avanti con gli anni mi ha deliziato con una collection di inni dell'America 60-70 che sembrava Joan Baez, alla sera stessa un gruppo suonava un bel rock, lo suonava da professionista, accidenti ho visto e pagato dei concerti dove non sapevano suonare così bene.
The next day torniamo verso Miami riattraversando per la quinta o sesta volta il Seven Miles Bridge, e subito dopo Marathon facciamo una piacevolissima sosta sulla mega super spiaggia di Bahia Honda. La spiaggia delle spiaggie, la numero uno prima che l'uragano Mitch ne devastasse la sublime bellezza... eh ma, quant'è bella gia così, chissa com'era prima! Comunque un vero tocco di Caraibi, con le palmen che si protendono sul mare azzurro, e i colori dell'acqua che passano tutte le sfumature possibile in una trasparenza da sogno.

The beach of Bahia Honda at the Keys



Continua...

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