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La terra promessa di chi avverte spesso la sensazione di essere
già vissuto nella celtic area. E si sente
meglio
che a casa quando dentro ad un pub o sopra alla scogliera con il vento
sferzante che sibila tutt'intorno e porta il profumo salmastro del mare
lanciato fin quassù dallo spumeggiare della cresta di un'onda atlantica
di un mare blu scurissimo su cui gioca un sole psichedelico tra le persistenti
nubi accidenti si è rotto il tasto della virgola.
Irlanda quindi, magnifico viaggio sull'isola verde
smeraldo, già il verde, ve lo ricorderete per la persistenza di
quell'intensità scura in ogni posto che vi trovate, lascia il ricordo
così come l'odore di tostato che permane tutt'intorno alla Guinness
factory di Dublino.
Ecco i tre intrepidi che lasciano l'aeroporto a bordo della Renault
9 con guida a destra... era bastato sentire dire all'addetto dell'Accomodation
che avremo trovato il nostro B&B sotto ad una enorme pubblicità "Drink
Guinness" per renderci subito entusiasti; fortunatamente un cortese dubliner
ci accompagnò all'indirizzo che avevamo subito dimenticato...
Il tour prosegue per 3500 Km intorno all'isola, toccando le
classiche mete del "Kerry" e del "Donegal", spingendoci fino nell'Ulster
dove subiamo una eccitante perquisizione dei cattivi militari inglesi cotanto
di armi puntate contro. Già tre boys su di un'auto con targa Irish
destano sospetti nei dintorni di Londonderry, non ci avevamo pensato presi
da altre faccende. Consiglio la visione
di "In nome del padre" e "Michael Collins", films istruttivi sui generis.
Ma
dove eravamo rimasti? Dopo che quell'antipatico
ha finalmente tolto la mia testa dal mirino del suo gun, proseguiamo cantando
give
peace a change e visitiamo Londonderry, anzi Derry, prima che gli inglesi
ne cambiassero il nome, e poi la "Giants
Causeway", incredibile scogliera derivata da una colata lavica di migliaia
di anni fa, che a contatto con il mare si è solidificata originando
un'intersezione di prismi esagonali stupefacenti.
A tutt'oggi devo riconoscere come uno dei posti più belli che
ricordo di avere visitato rimangono le isole Aran, al largo di Galway,
raggiunte dopo ca. due ore di navigazione sulla "luxuriousy ship", così
definita dal locale ufficio del turismo. Quella mattina l'Atlantico era in 'pessime condizioni' degne
dell'appellativo di Oceano, e la barchetta nonostante i suoi 20 mt. saltava sulle
onde, infilando la prua nell'onda successiva come se dovesse essere inghiottita
dal mare: indimenticabile esperienza, oltre a quasi tutti i passeggeri, anche qualche membro
dell'equipaggio tirava su la sostanziosa irish breakfast, io resisitivo come un vero irish...
Giunti ad Inishmore ci incamminiamo per la piccola isola, bassa con
bellissime spiaggie ad est, mentre il terreno sale verso ovest, fino al
punto in cui, a pochi metri dal prato dove pascolano le pecore, come un
taglio netto, come nel tiramisù, si crea uno strapiombo di centinaia di
metri, e sotto, il mare, violento e potente, che reclama la sua supremazia
sulla terraferma, sollevando immani ondate bianche contro la scogliera
scura che si erge verticale a baluardo di difesa dell'insediamento umano.