Belize, Ambergris Caye, Caye Caulker

august 22-27, 2000
Attraversiamo all'alba il confine
tra Guatemala e Belize: Melchor de Mencos da una parte, e Benque Viejo
del Carmen dall'altra. Località non proprio amene, distanti da qualsiasi
cosa si possa definire "mondo sviluppato".
Appena scesi dal pulmino siamo subito assillati dagli
scambisti abusivi, che comunque effettuano un cambio corretto: 1 a 2 tra
il dollaro belizano e quello più propriamente detto.
Sbrighiamo velocemente
le procedure doganali, di uscita dal Guatemala e ingresso nel Belize; i
due paesi non si sono mai amati, per via di discusse dispute territoriali
che da sempre il Belize rivendica sul Guatemala, ma il tutto si è
sempre limitato a note diplomatiche, tutto sommato, il Belize non ha un
esercito da schierare ed il Guatemala fino a poco tempo fa era troppo impegnato
nella guerra civile interna.
Riprendiamo il lungo viaggio, iniziato
qualche ora prima a Flores, con destinazione Belize City, viaggiando lungo
strade sterrate e polverose, uno di quei viaggi da assaporare, perchè
ti concede una rara raccolta di immagini della realtà locale, non
proprio esaltanti, ma sincere.
Arriviamo verso le 8 a San Ignacio, questa sì,
località amena, felicemente posta in una conca naturale e sede di
numerosi attrazioni per via della rigogliosa giungla circostante, popolata
di svariati animali ricercati, solcata da magnifici fiumi, alcuni che si
scagliano nelle viscere dando luogo a spettacolari caverne sotterranee,
e non ultimi da numerosi siti archeologici Maya.
Mi dispiace non fermarmi qualche giorno, purtroppo le
mie vacanze devono limitarsi a qualche settimana, perché ogni
tanto devo lavorare per raggranellare qualche spicciolo da investire in
giro per il mondo... dunque proseguiamo, arrivando a Belmopan, la capitale,
piccolissima cittadina creata qualche decennio fa come sede degli uffici
governativi, lontano dalla costa a dalla furia degli uragani che hanno
ripetutamente distrutto Belize City, ex-capitale. Qui arriviamo puntualissimi
alle 10, scarichiamo il minivan per recarci alla stazione marittima. Lascieranno
un bel ricordo le magliettine aderentine delle inglesine biondine che hanno
viaggiato con noi...
Torniamo alla realtà un po' cruda di questa cosmopolita
cittadina centramericana,
Belize City ci appare, trafficata e piena di vita, almeno
nella vie più centrali che partono dal porto; è il vero capoluogo
della piccola repubblica, sede dei commerci e soprattutto centro di smistamento
per le numerose isole della barriera corallina, da qui distanti al massimo
100 Km.
Una
folla variegata popola le strade, è il caso di dire multirazziale,
parola eccitante per i nostri politicanti sinistroidi, e che forse una
volta tanto trova una corretta applicazione; il Belize è un paese
strano, con una storia intricata, scarsamente popolato in origine dai Maya,
fu poi scelto come base dai pirati in epoca rinascimentale, per via del
naturale rifugio offerto dalla barriera corallina, pericolosissima in epoche
in cui come sonar si usava un marinaio calato sulla prua ...!! Ad
un certo punto questi pirati fecero comodo alla Corona inglese, poiché
comunque colonizzavano una terra in mezzo ad un susseguirsi di possedimenti
castigliani, furono quindi protetti e riconosciuti come stato dal Re d'Inghilterra
in cambio della sottomissione al potente regno inglese.
Dal 1821, anno estremamente sfigato per la corona di
Spagna, quando perdette quasi d'un colpo tutte le terre del nuovo mondo,
diventa British Honduras ed inizia un miscuglio di immigrazioni dove oltre
vecchi Maya ed ai nuovi inglesi ex-pendagli da forca, giungono parecchi
campesinos dal Guatemala e dal Messico, alla ricerca di nuove terre, inoltre
inizia la deportazione degli schiavi dall'Africa, tutti della medesima
stirpe, che darà luogo alla popolazione Garifuna, stabilitasi nel
sud del paese, ed ecco che nel novecento arrivano anche gli immancabili
cinesi, soprattutto in fuga da Taiwan, allora dal destino incerto.
Un bel casino eh? Fortunatamente per loro, e per gli
anacronisti sostenitori del multirazziale, il Belize, seppur non proprio
tranquillo, è l'unico stato centroamericano a non avere mai conosciuto
una dittatura; d'altronde se ne stavano tranquillamente adagiati all'economia
US, ricevendone in cambio un certo sostegno economico e la certezza della
protezione militare, che da Panama e dalla Florida sarebbe arrivata nel
giro di una notte. Capite bene che la CIA non aveva ragione di scomodarsi
per abbattere un sistema di governo del genere, mentre tutt'intorno, Guatemala,
Nicaragua etc, sappiamo bene come andò a finire. Tra dittature,
colpi di stato, e guerre civili, il centroamerica c'ha lasciato qualche
milione di morti, e non è il caso di gioire nemmeno per Cuba, probabilmente
le genti di quaggiù non hanno fatto e non faranno distinzione tra
dittature di destra, sinistra, Washington o Mosca.
Dicevamo...? Il Belize è un posto strano, sempre
a metà strada in tutto, strade mezze sterrate e mezze asfaltate,
l'economia che un anno si riprende e un anno cala, turismo mezzo sviluppato
e mezzo scontento, costosissimo o addirittura economico, tempo per metà
solare e per metà burrascoso.
Occorrerà fare l'abitudine a questa metà
di tutto, allora in pace con se stessi ed il luogo potremo godere di questo
paese bello, rigoglioso e fiero.
Il Belize è bello anzi bellissimo, ha una giungla
subtropicale tra le più affascinanti del centroamerica, dove vivono
animali rari e ricercati come il Boa constrictor, il giaguaro e il coccodrillo,
ha uno spettacolare e ancor inesplorato (e sconosciuto) sistema naturale
di enormi grotte sotterranee, ed ha alcuni tra i più bei ritrovamenti
archeologici precolombiani, Maya per la precisione. E' grande più
o meno come la Lombardia, ma non avendo molto tempo a disposizione, ho
preferito concentrare i 5 giorni che rimanevano per la visita dei Cayes,
le isolette della barriera corallina più estesa dell'emisfero settentrionale;
quindi alle 10 am, appena arrivati a Belize City (dimenticando le inglesine),
ci dirigiamo alla biglietteria dei 'water taxi', per prenotare il trasferimento
a San Pedro, piccolo villaggio sull'isola di Ambergris Caye, la maggiore
del Belize.
Partiamo puntuali alle 12, ci imbarchiamo su una lunga
lancia che porta ca. 30 persone, e che sospinta dal furore di 400 HP Yamaha
corre portentosa sul limpido e liscio mare del Belize.
E corre veramente, ho calcolato una velocità superiore
ai 60 Km/h, una potenza per un natante di quelle dimensioni, ma avremo
modo di sperimentare spesso queste velocità acquatiche, nella norma
quaggiù.
Così sotto il sole pesto dei Caraibi, tenendomi
il cappello con una mano, in pochi minuti già vedo il profilo di
Belize City che si allontana, e i primi Cayes che si avvicinano e passano
veloci. E il colore dell'acqua che cambia, da marroncino, a blu scuro,
ad azzurrro, fino al verde semitrasprente, colori che vedevo solo nei reportage
di National Geographic!
Avevo studiato a fondo questo viaggio, era la prima volta
che finivo in un posto così fuori mano, voglio dire quanto mai si
sente parlare del Belize? Perciò non volevo sorprese e avevo recuperato
centinaia di Kb di informazioni dalla rete e stampato altrettante centinaia
di pagine, ma comunque non riuscivo a togliermi quel senso di stranezza
che mi pervadeva dal passaggio della frontiera in quella mattina. Non riuscivo
ad essere padrone del luogo, come mi era sempre convenuto dopo poche ore
dall'arrivo in qualsiasi posto. Guardavo passare le isolette, e cercavo
nella cartina fissata nella mia mente la loro posizione geografica: ecco,
quella dev'essere 'Spanish Lookout', e quell'altro 'Half Moon', ma no non
è possibile, stiamo andando a nord... e questa dev'essere Caye Caulker'
dato che ch'atterrano gli aerei... e allora quella di prima se c'era il
campo da golf, dev'essere Caye Chapel. Avevo troppe cose in testa e non
c'era abbastanza RAM per aiutare il mio potente processore cerebrale a
gestire tutte quelle informazioni, con la grafica vettoriale delle cartine
poi... Ma, quando appare San Pedro, quello l'ho riconosciuto subito..
e sì, facendo quattro calcoli, se dista 70 Km da Belize City e siamo
in viaggio a ca. 60 Km/h dopo poco più di un'ora quello è
San Pedro punto e basta.
Arriviamo
su uno dei tanti moli che dalla spiaggia sembrano sbracciare verso il mare.
Mentre l'equipaggio ci scarica i bagagli, alcuni tassisti
si fanno avanti in cerca di clienti; così contratto un passaggio
al nostro "Hideway Lodge" che sapevo essere piuttosto lontano dal centro
dove sbarchiamo, che significa ca. un paio di km.
La costruzione è tutta in legno, come consuetudine
nelle aree caraibiche, ma appare anche piuttosto trasandato e lasciato
un poco a sé stesso, scopriremo poi che è condotto da tre
arzille texane attempate (figurati se ci capitavano tre fighe!), che forse
di pubbliche relazioni e rilancio dell'economia gestionale non ci acchiappano
proprio un gran che.
Sono le due ormai, il lungo viaggio da Flores è
proprio terminato ed un'altra meta è raggiunta, un'altro tassello
da inchiodare sul mio mappamondo.
Ci scappa una spaghettata di rito, consumata comodamente
sulla veranda quasi-vista-mare, seguita da una goduriosa birra ghiacciata
nel bar del nostro 'Lodge', che, chiamato così sembra un lusso.
Il bar è un ottimo punto d'osservazione dello scorrere della vita
locale, un po' tutti i bar lo sono, ma questo d+, perché così
decentrato non attira molti stranieri, siamo alla periferia, se così
si può dire, di un minuscolo microcosmo che tenta la carta del turismo
senza mai fare poker, così in questo angolo di mondo sediamo vicino
a personaggi da romanzo hemigwayano, dal tasso alcoolico più o meno
alterato, protagonisti di una vita dallo scorrere non solo lentissimo,
ma dalla dinamica piatta, con un culmine raggiunto tra un uragano e l'altro.
Alcuni sono impiegati dei 'lodge' o dei 'diving center', altri pescatori,
altri tirano a campare, la barista di colore è simpatica, il ragazzo
all'angolo arriva dal Guatemala per un lavoro stagionale, il tipo old-fisherman
barba bianca sarà un pensionato... già ma pensionato da cosa,
e che fa, si beve tutta la pensione? Queste sono alcune delle delizie dei
miei viaggi fai-da-te, scorci d'umanità visibilissimi solo a pochi
metri dal turismo di massa.
Scopriremo poco dopo la realtà economica del piccolo
villaggio: a San Pedro cercano un turismo piuttosto d'élite e piuttosto
americano, un tentativo di distinguersi dagli altri Cayes, soprattutto
da Caye Caulker; il risultato non è poi così scontato, ma
i prezzi quelli si, sono d'élite, bar e soprattutto ristoranti rilanciano
cachè inopportuni, così come le escursioni sul reef. Tutto
costa mediamente il doppio che nella vicina Caye Caulker, un brutta sorpresa
che lascia appassire il nostro entusiasmo di essere ai Caraibi, quelli
più veri!
Con un veloce briefing degno di un CDA da azienda new-economy,
decidiamo delle nuove strategie, così il giorno dopo programmiamo
per la mattinata un tour in quel di Caye Caulker alla ricerca di una sistemazione
più adeguata, anzi più consona al budget del: 'Piano di allocazione
risorse d'agosto'! Eh si, questo è il posto giusto, un po' più
spartano ma con i prezzi adeguati, in fondo perché se la tirano
così tanto a San Pedro, fosse solo per un centinaio di metri in
meno di distanza dal reef? Prendiamo contatto con un paio di alberghi,
veramente molto 'folk' sullo stile New Orleans-Blues Brothers-Minchia ciò
solo pochi dollari", insomma dalla caratteristica architettura consona
al luogo, gestiti da
Mama's quasi sempre 'coloured' piene di entusiasmo per il loro lavoro,
vale a dire in preda al ritmo 'fancazzista' e tu devi farli notare che:
'se sono qui è perchè cerco una stanza, non ti pare ?' e
loro che rispondono con una flemma che tradotta fa: 'se vuoi la stanza
sono 20 dollari, se non la vuoi io aspetto che cada un cocco e stasera
mangio lo stesso'. E minchia si capisce che siamo più a sud, almeno
a San Pedro salivano sulla palma a raccogliersi il cocco.
A proposito di cocco, ma sapete quanto sono pericolosi?
Camminando lungo le polverose strade dei cayes, mi è capitato di
vederne cadere alcuni... c'è di che rimanerci secco sul colpo, ho
pensato di acquistare un caschetto da rocciatore. Accedenti scriverò
alla Lonely Planet per protestare di questa mancanza dai 'tips for travellers'
della guida!
Bene! Contrattiamo una favolosa doppia fan-cooled con
bagno e vista mare al seducente 'Miramar' per ben 20 Usd, in pratica col
cambio sfigato di quest'anno come dire 14500 lirette cadauno o 43500 cadatre.
Cosa si fa sui Cayes belizani? Allora siamo su un'isola
ai bordi del Mar dei Caraibi, in un
villaggio
alquanto spartano, diremmo 'tipico', ma anche un poco atipico (?!!), come
dicevamo proprio del Belize, dove si vive in una sospensione di senso di
stranezza, ma dopo qualche giorno ci si fa l'abitudine. L'immagine non
proprio turistica che questi cayes danno al primo istante, dopo qualche
ora viene cancellata da quella specie di acquerello, un caleidoscopio di
soli
due colori, blu e verde, ma con mille tonalità in mezzo: basta mezza
giornata passata sul reef per rendersene conto, dal verde smeraldo del
mare, sempre trasparente, al blu pieno del cielo, polarizzato dall'aria
pura.
Questo si fa sui cayes: si prende un motoscafo da uno
dei tanti moli, e si esce sulla barriera corallina, a ca. 1-2 Km dall'isola,
lì con maschera e pinne ci si immerge nel mare più limpido
dell'acqua panna, circondati da un paradiso sommerso di bellezze naturali
incredibili, coralli che sembrano opere d'arte e pesci appena usciti dall'estetista,
razze che ti cercano un boccone come fossero dei cagnolini, e sorpresa
da infarto... squali nutrice, maestosi, tenebrosi, e, scoprimmo poi, innocui.
Mille colori sopra, almeno un milione sotto! Con la visibilità
sott'acqua che arriva tranquillamente a 30 mt. per questo non è
difficile notare anche i colori dei variopinti e ridotti bikini indossati
da ben altri pesci...

Ho snorkelizzato mentre pioveva, una sensazione da provare,
freschino sulla schiena e calduccio sott'acqua. Ho visto un lamantino adagiato
sul fondo, murene, aragoste, fiori e piante indescrivibili, ho inseguito
le razze acchiappandole per le ali (?)... c'è un universo a me sconosciuto
qua sotto, e come ho già avuto modo di ribadire (Namibia99,
nda) in natura esistono spettacoli e bellezze ineguagliabili da qualsiasi
opera umana, artistica o tecnologica.
Torniamo verso il tardo pomeriggio, velocemente, qui
nessuno viaggia sull'acqua a meno di 50 km/h, verso il nostro residence
'Miramar'. Sarà economico ed anche
spartano,
ma che atmosfera! Così tutto in legno, che ci permette di vivere
ciò che si fa nelle altre stanze, con quel bagno misero e squallido
che ci invita ad uscire dalla camera e vivere la vita dei cayes, con quella
ventola appesa al soffitto che gira storta e ci allieta la notte con il
suo gnic gnic! Ma quanto mai Alpitour vi fa vivere certe esperienze?
E vuoi mettere il cadavere sulla strada adiacente, davanti
al divertentissimo bar dove in una rissa qualcuno ha estratto il coltello
e lo ha usato? In effetti la guida descriveva il carattere dei belizani
come piuttosto caldo e propenso alle discussioni animate...
E la sera si vive... poco. E' un posto di sportivi, tutti
sott'acqua al mattino presto, e soprattutto a Caye Caulker, benché
frequentata da giovani rispetto ad Ambergris, non c'è virtualmente
vita dopo le 23. Una sera andammo a farci l'aragosta in un invitante ristorante,
che come molti locali è semplicemente fatto da quattro assi piantati
sulla sabbia della spiaggia, ma cenare ad aragosta e birra per 15E è
sempre un'affare. Sedevamo io, Buck e Jack, su un tavolo da sei, ordinammo
il nostro pasto frugale e sette o otto bottigliette di Belikin, quando
all'improvviso il vento cambia, cioè, appaiono dal nulla due bionde
valchirie che con nonchalanche chiedono di sedersi con noi! Non che fossimo
un tavolo dei California Dream Boys (semmai Brianza Alcoolica), semplicemente
tutti i tavoli erano occupati, ma in quel momento incrociai lo sguardo
di Jack, e, senza parlare, le vignette sopra le nostre teste recavano lo
stesso pensiero: "Dio c'è"!
E passammo la serata, diciamolo, grazie alla mia padronanza
dell'inglese.
Non che tutto andasse sempre bene (sto parlando del tempo)
uno di quei giorni, nonostante le nuvole, io e Jack imperterriti uscimmo
in barca per la gita alla ricerca dei lamantini, che vedemmo bene per Giove,
ma eravamo anche letteralmente bagnati dalla pioggia tropicale. Lasciammo
così Buck in lettura sulla veranda della bettola, strategicamente
sistemato vicino ad una tipa, anch'essa immersa nella lettura (non aveva
compreso bene il significato di immersione), così andammo da Carlos,
a cui già c'eravamo affidati, contrattando un tour alla ricerca
dei lamantini con varie soste snorkeling. Carlos, che non voleva morti
sulla coscienza ci chiese se eravamo proprio convinti, dato le nuvole che
incombevano su di noi, beh che facciamo sennò, ci chiudiamo in un
internet point a controllare la borsa? Ennò, si va! Fu così
che partimmo per la più mitica lavata che la storia ricordi, ed
al principio fu un'occhiata di sole, che sembrava sorriderci, ma invece
sghignazzava per ciò che sarebbe successo poco dopo. Sulla piccola
barca fuoribordo trovarono posto altre a noi, due attempate francesi, due
fighette tedesche, una coppia di americani, e la guida. Le francesi dialogavano
con noi, e noi ributtavamo alle tedesche, che non si lasciavano tentare
dall'interessante dialogo. Gli americani come al solito sparavano cazzate.
E navighiamo navighiamo, ma dove sono stì lamantini?
Poi arriviamo su uno specchio d'acqua in mezzo a decine di isolette ricoperte
di mangrovie, il nostro capitano spegne il motore vicino ad una barca
di 'ricchi' con tanto di guida in stile 'rasta', quando inizia a piovigginare.
Ma ecco che appaiono, lenti, lentissimi, alcuni lamantini
che sforano col naso la superficie per respirare. Non è che proprio
li potevamo toccare, ma vedere quei bestioni enormi ed inermi (quanti ne
uccidono le eliche!) passare sotto la nostra barchetta è emozionante.


Yucatàn
Guatemala
Miami
& Key West
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